CyberBullismo, Internet e minori: il business del momento

Dopo il terrorismo globale, il terrorismo digitale ecco il nuovo spauracchio per le famiglie del terzo millennio: Cyber Bullismo, addescamento e sfruttamento dei minori in rete e chi più ne ha più ne metta.
Il problema, purtroppo, esiste ma ho la netta sensazione che stia dventando l’ennesimo business economico-mediatico con i fanciulli diventati improvvisamente oggetto di attenzioni sia da parte dei buoni che dei cattivi… e la cosa mi preoccupa non poco.
Per arginare il rischio le soluzioni inventate dai buoni sono più o meno sempre le stesse: libricini informativi, numeri verdi, siti internet, convegni seminari e ancora convegni.
Intere scolaresche, coinvolte da diversi progetti, vengono portate al cospetto di esperti del settore che mettono in guardia i fanciulli e le famiglie dai rischi che i bambini corrono nel collegarsi alla rete e nel dialogare con estranei. I nostri nonni sicuramente avevano più stile, ci parlavano del babau, dell’uomo nero, di cappuccetto rosso ed il lupo senza, però, entrare nei dettagli morbosi della mente del lupo.
Oggi non è cosi e, con la scusa di sensibilizzare le familgie, si diffondono sensazioni di insicurezza e pericolo costante con ripercussioni nella diffidenza verso il prossimo e verso la libera corcolazione delle informazioni: il lupo cattivo ed il bullo si annidano dovunque nella rete ma anche nei vicini di casa e nei compagni di scuola… sembra non esserci scampo!
Ma, dico, e lasciare ai fanciulli un pochino di serenità  e di sana ingenuità  è proprio impossibile? Dobbiamo impedire ai fanciulli di collegarsi ad internet perchè il contatto con la libera l’informazione è una malattia contagiosa?
Rispondo con lo slogan di Davide.it: “L’acqua è buona, ma se non è pura va filtrata… Anche in Internet!“.

Purtroppo, in nessuna delle iniziative di sensibilizzazione, si dice chiaramente l’unica cosa che andrebbe detta: che adottando un buon filtro per la navigazione siamo in grado di proteggere i computer dei bambini dalla quasi totalità  degli incidenti. Forse perchè i convegni danno visibilità  ed eco mediatico agli organizzatori? O perchè a qualcuno fa comodo poter spaventare le famiglie e non dare via di uscita?
Va detto che, il filtro web, non è un servizio gratuito (ma non lo sono neanche i convegni ed i numeri verdi) e può costare ad ogni scuola in media 300 euro all’anno, una cifra che potrebbe essere gestita a livello di Ministero o di regioni così come in passato è successo per la RUPAR che offriva alle scuole lo SmartFilter. Ma chi decide per noi preferisce i convegni e le azioni di sensibilizzazione. Così, mentre in Francia tutte le scuole hanno il filtro web, in Italia i computer delle scuole sono lasciati abbandonati a se stessi nella rete, senza filtro e senza protezione da virus con costi altissimi di manutenzione che potrebbero essere spesi per… il filtro.

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