Tratto da Vita non profit online


Software libero, hacktivism, copyleft, open source: termini fino a ora relegati a una minoranza, ma che da oggi diventano gli emblemi di una nuova filosofia dei diritti d’autore.


Se il boom della new economy aveva infatti entusiasmato molti, e il relativo crollo ne ha ridotto notevolmente l’appeal, Internet sta dimostrando ogni giorno di non essere una “bolla speculativa”, ma una vera e propria rivoluzione nei contenuti.

Non è un caso allora che proprio in questi giorni sia uscito un libro culto e per certi versi curioso, “L’etica hacker e lo spirito dell’età dell’informazione” (Feltrinelli, 2001), di Pekka Himanen; prologo di Linus Torvalds, creatore del sistema operativo Linux e autore del libro “Rivoluzionario per caso” (Garzanti, 2001).

Sono almeno due le curiosità legate a questa uscita su cui vale la pena soffermarsi.
A una veloce scorsa dei capitoli, infatti, ci si accorge immediatamente dell’impegno filologico con cui il libro, nella sua semplicità un po’ à la page, si concede. Diviso in tre parti e corredato da conclusioni, ringraziamenti ed epilogo, si passa da L’Etica del lavoro di weberiana memoria alla seconda parte, L’Etica del denaro in cui, invece, pur rimanendo in secondo piano (ma è un suo destino) il nome di Georg Simmel, traspare evidentemente l’impianto sociologico dell’autore di Filosofia del Denaro. L’insistenza su alcune figure storiche della sociologia come Simmel e Weber (all’appello manca Durkheim), inserisce la rivoluzione informatica, finora preda dei molti tuttologi, in rapporto a una tradizione che non disdegna, anzi percepisce con precisione e qualche spavalderia accademica ciò che Internet impone alle tradizionali dinamiche sociali, religiose ed economiche, in una parola: culturali. Formalizzando per altro un’inversione di tendenza. E cioè vedendo Internet non soltanto come un archivio a cielo aperto 24 ore su 24 più o meno completo o ben organizzato, bensì come l’insieme di nuove dinamiche, nuovi contenuti, nuovo bisogni, nuovi comportamenti sociali ed economici su scala planetaria.

A conferma di ciò, la correttezza con cui Himanen intuisce e coniuga il paradigma del mondo hacker sul piano della realtà, implica ad esempio l’uso, per la prima volta da parte di un grande editore italiano, del copyleft.
L’idea del copyleft consiste nel dare il permesso di modificare un programma o un testo, di distribuirlo, e di pubblicarne una versione perfezionata, ma di obbligare chiunque benefici di questa possibilità di rendere successivamente copiabile e distribuibile il risultato. Si applica in relazione a diverse licenze che autorizzano più o meno a modificare il contenuto. Fino alla formula più restrittiva che, per quanto tale, recita: “Copyright © John Smith, Verbatim copying and distribution of this entire article is permitted in any medium, provided this notice is preserved” ovvero “Copyright © Mario Rossi, La copia letterale e la distribuzione di questo articolo è permessa con qualsiasi mezzo, a condizione che questa nota sia riprodotta”. In sostanza la copia e la distribuzione, per quanto restrittivo possa essere il copyleft adottato, sono sempre possibili.
E allora? Provate a sfogliare il libro di Himanen. Nelle prime pagine troverete proprio questo. Che una parte del libro, in questo caso un testo di Richard Stallman protetto da copyleft, può essere a sua volta copiato e distribuito. Provate ora a immaginare se questo avvenisse di un intero libro. Provate a pensare se lo facesse un grande editore tradizionale. Non a caso infatti sono pronte iniziative legislative nazionali e sovranazionali al fine di inquadrare, da una parte le difficoltà con cui i contenuti in Internet vengono diffusi, e dall’altra come tali tentativi rischino semplicemente di impedire, se non censurare, il libero scambio di informazioni e sapere che ha finora caratterizzato Internet (è il caso di citare il controverso trattato con cui si intederebbe impedire lo sviluppo del copyleft, al secolo il Digital Millenium Copyright Act).


Diciamo che per ora Feltrinelli “è stata costretta” a farlo di un breve testo all’interno di un libro ancora protetto da copyright. Ma in futuro? E non è forse questo un atto concreto, ma con un profondo significato etico ed economico, che mette in discussione i processi produttivi?

E in concreto cosa è cambiato nell’editoria?

Una volta si diceva “vincerà chi ha contenuti e chi li porterà per primo online”. Oggi l’editoria tradizionale invece sta comprando contenuti da Internet. Con un accordo concluso intorno al 17 ottobre ad esempio la Giangiacomo Feltrinelli Editore spa, ha acquisito una partecipazione della Apogeo srl (www.apogeonline.com), dal 1989 leader nell’editoria informatica ed elettronica e nell’informazione tecnica su Internet. Per non parlare di altre case editrici, più o meno grandi, che hanno incassato successi di vendita, come nel caso di Shake edizioni (www.shake.it) con il libro “I motori di ricerca nel caos della rete. Kit di sopravvivenza”, o della Bollati Boringhieri che ha pubblicato ad ottobre di quest’anno “Informatica solidale, storia e prospettive del software libero”, (www.bollatiboringhieri.it), un libro per certi versi da tempo nell’aria, ma che ha trovato grazie a Mariella Berra e Angelo Raffaele Meo un primo tentativo tutto italiano di declinazione sociale del software libero nel mondo del lavoro e del non profit. O ancora Fazi editore, che ha dedicato un’intera collana all’e-pensiero, traducendo libri culto come “Geeks” o “Netslaves” (www.fazieditore.it), per non parlare di Hops Libri (www.hopslibri.it), Etas (www.etas.it) e Derive Approdi (www.deriveapprodi.org).


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