Alzi il mouse chi non ha nel proprio curriculum professionale o intellettuale un discorso davvero figo e indubbiamente lucido, proferito a braccio, magari estemporaneo, da cui vorrebbe trarre, non dico un saggio. ma almeno un articolo, o anche soltanto un post.

Accade però che, nonostante in molti casi il discorso stesso sia stato fortunatamente raccolto in un filmato analogico poi digitalizzato e collocato su Youtube, oppure in un più recente video realizzato con uno smartphone , autrici e ed autori non trovino il tempo, la voglia o adeguati mezzi di ricatto o seduzione nei confronti di terzi per “sbobinarlo”, ovvero per trascrivere le parole pronunciate in un testo coerente e coeso.

Io mi colloco in questo insieme e perciò da un po’ di tempo sto esplorando accrocchi vari che possono offrire una soluzione, se non ottimale, almeno facilitante.

Ci sono, in primo luogo, i sottotitoli di Youtube.

Non certo quelli che deve inserire l’umano in prima persona: si può fare, l’ambiente di lavoro è anche chiaro ed efficiente, ma la rottura di scatole è ancora peggiore di quella di “sbobinare”.

Sto parlando di quelli inseriti dal sistema, usando in modo automatico Google Web Speech API. Molti filmati depositati su Youtube ne sono provvisti, anche non sempre è stata azzeccata la lingua di partenza e quindi c’è qualche situazione davvero grottesca.

I sottotitoli di questo tipo ci sono, anche se non perfetti, e ripropongono quanto detto a voce.

Possiamo quindi scaricarli per poi migliorarli e farne un testo vero e proprio; uno dei modi per realizzare questo obiettivo è DIYCaptions, che offre anche altre due possibilità: aprire i sottotitoli  esistenti ed editarli, più interessante, o realizzare una trascrizione originale da zero, soluzione questa – nella nostra prospettiva – da catalogare, ma da aborrire come la peste.

Non accontentarmi delle prime soluzioni mi è servito anche questa volta, perchè -incaponendomi- ho scoperto un’altra cosuccia, verificandone pure l’effettivo funzionamento: come ingannare il proprio dispositivo e costringerlo a dettarsi un testo da solo.

La condizione di base è la sottomissione ufficiale a Google: se usiamo Chrome per lavorare con un documento di testo di Google, infatti, possiamo fruire della funzione di “Digitazione vocale” del menu “Strumenti”, che si appoggia sul citato Web Speech API, riconoscimento vocale imperiale, ma con due indubbi pregi: un buon livello di efficienza e un miglioramento continuo.

Come anticipato, ci  vuole però un trucchetto: Google docs deve credere di ricevere il proprio input vocale dal microfono dell’utente.

Per far questo ci sono vari software: adeguatamente impostati, configurano una schedia sonora virtuale, che consegnerà il suono in uscita di un file audio o video eseguito sul dispositivo come ingresso alla “Digitazione vocale” di Google Docs, la quale lo trascriverà nel documento.

L’utente deve solo aspettare la fine della autodettatura ed eventualmente sistemare il testo finale.

Io ho provato l’efficacia di Soundflower per MacOSX e di VoiceMeeter per Windows. Alternativeto.net offre un elenco ampio di alternative, per vari sistemi operativi e dispositivi fisici.

 Google Web Speech APIDIY Captions Captions

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  1. Stefania Giorello

    …vedo solo ora questa interessantissima novità  e…penso proprio che ne approfitterò!!! Sono un’insegnante di lettere ed anch’io sono appassionata di blog…
    …quindi…arrivederci!!!

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  2. Maria Teresa Panunzio

    Buongiorno, sono una ex-insegnante di informatica e matematica.Ho partecipato per due anni come mentor nel Coderdojo di Biella e la mia prossima iniziativa è relativa a Scratch per dodicenni alla biblioteca dei ragazzi di Biella.Vorrei entrare in contatto con voi.Grazie

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  3. maria teresa panunzio

    Buongiorno, sono una ex-insegnante di informatica e matematica.Ho partecipato per due anni come mentor nel Coderdojo di Biella e la mia prossima iniziativa è relativa a Scratch per dodicenni alla biblioteca dei ragazzi di Biella.Vorrei entrare in contatto con voi

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  4. come si puo pensare di dare queste informzioni e mettere le TIC all infanzia quando già i bambini sono bombardati da TIC e media fuori dalla scuola. La scuola dev essere un luogo dove i bambini devo fare esperienze dirette non farli rincretinire usando il computer o il tablet o schermi Gia a 4 anni alcuni portano le lenti figuriamoci se anche a scuola li mettiamo davanti a schermi illuminati. La scuola pubblica distruggerà la spontaneità dei bambini se continua cosi. Avremo dei sapientoni con cervelli pieni d informazione ma vuoti di ciò che sono le cose piu semplici e naturali.

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    • Gentile Luca,
      concordo con la sua posizione quando afferma che “la scuola deve essere il luogo per far fare esperienze dirette”, soprattutto nella scuola dell’infanzia. Infatti, tale grado di scuola richiede proprio che i bambini imparino a utilizzare tutti i campi di esperienza, come citato nelle Indicazioni Nazionali per il Curricolo del 2012. Questo però non esclude che tale esperienze venga fatta ANCHE attraverso le tecnologie. Sottolineo l’ANCHE che non richiede l’ESCLUSIVITA’. Utilizzare solo le ICT all’infanzia sarebbe patetico, oltre che poco funzionale.
      Inoltre mi permetto di fare il punto sulla MODALITA’. Il rapporto 1:1 con il computer non è un modello per la scuola dell’infanzia, dove il gioco ha la priorità. Non è possibile far utilizzare ai bambini dell’infanzia un dispositivo per ognuno. E’ invece possibile utilizzare i dispositivi in gruppo, usare il proiettore, usare il Coding, usare i video (brevi) , usare le immagini, interagire con la tecnologia.
      Il grande compito della scuola oggi è quello di sviluppare competenza digitale, i docenti devono insegnare a utilizzare le ICT con gli aspetti positivi e gli aspetti negativi (si veda il modello di competenza digitale DIGCOMP). Ovviamente ogni età ha una sua struttura cognitiva e i docenti dovrebbero essere formati per capire come le ICT si possono utilizzare in relazione al livello della scuola. A questo proposito si guardi il modello TCPACK: è molto interessante.
      Ultimo appunto: la creatività. Un uso consapevole delle ICT sviluppa creatività. Non si tratta di un uso istruttorio o procedurale ma l’uso creativo (ad esempio il Coding)
      La scuola potrebbe farne a meno e scegliere di non usare le ICT: ma se questi ragazzi non hanno imparano a utilizzare le ICT in modo intelligente a scuola dove altro possono avere occasione di imparare? La scuola dovrebbe essere maestra di vita, anche nelle ICT.
      Che ne pensa?

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