In questo periodo siamo letteralmente invasi dalla “Didattica a Distanza” che ha colonizzato le nostre scuole, affacciandosi anche in una fascia di età dove non se ne era mai parlato prima, come la scuola primaria.

E-learning, webinar, piattaforme, tutorial, hanno fatto prepotentemente la comparsa nella vita di tantissimi alunni (e genitori) che erano abituati ad una scuola fatta principalmente di carta, libri e insegnanti in carne ed ossa, dove l’educazione mediale era perlopiù la visione di qualche video in lingua, le attività alla LIM e poco altro.

Per le famiglie degli alunni della scuola cartacea, l’impatto dell’e-learning è forte: hanno dovuto supportare ed eseguire accessi, usare password, capire il funzionamento delle piattaforme proposte dalla scuola del figlio.

Il risultato?

Sicuramente non possiamo che rilevare una crescita dell’alfabetizzazione digitale: usare questi mezzi fa sì che si impari un uso funzionale dello strumento.

Come docente e come genitore, non posso, però, non notare un rischio che stiamo correndo.

In questo periodo, sui social e sui blog di insegnanti, affiorano i più svariati e singolari consigli per gestire la didattica a distanza.

Il mio intento non è aggiungerne altri ma cercare di identificare alcuni punti fermi in particolare per la scuola del primo ciclo (primaria e secondaria di primo grado).

Punto 1: il TEMPO

Alcuni docenti propongono di tenere fede all’orario scolastico e considerare il tempo di lezioni online analogo al tempo scuola: se a scuola si lavora 1 h, stessa modalità online ma a distanza ( qualcuno propone anche l’appello alle 8.00 di mattina).

A questi docenti “solerti” consiglierei di provare ad immedesimarsi nei panni di quei genitori che devono svegliare il proprio figlio per presentarsi alle 8.00 davanti ad un pc e rispondere all’appello del prof…

E’ vero che la didattica a distanza permette di continuare il nostro lavoro ma le modalità sono NECESSARIAMENTE diverse, perché seguono i ritmi naturali della persona che deve SCEGLIERE il momento adatto per svolgere un compito.

Quindi sì ai compiti asincroni (da preferire).

L’unico momento per fare delle videoconferenze in modo sincrono non deve essere utilizzato per fare l’appello ma per connettere tra di loro gli alunni, spendere del tempo con loro, far sentire loro la vicinanza della classe. I bambini/ragazzi si devono alzare dal pc e pensare: che bella la mia scuola che si fa prossima.

Punto 2: il carico di lavoro

Se il tempo è necessariamente diverso, lo è anche il carico di lavoro.

L’ansia del docente di dover finire il programma (ma non li avevano tolti nel 2006 in favore delle Indicazioni Nazionali?) non deve ricadere sugli alunni nè sulle piattaforme e-learning.

Occorre MODERARE il carico di lavoro e CALIBRARLO sulla fascia di età. Più il bambino è piccolo, più la piattaforma deve essere solo un canale di comunicazione.

Quindi non è necessario ponderare le lezioni sulla base della programmazione oraria ma cercare di definire obiettivi di base (magari anche personalizzati, dato che è possibile assegnare attività diverse ad ogni alunno) con un tempo di esecuzione CONGRUO.

Più i bambini sono piccoli, più sarebbe meglio assegnare le attività una volta a settimana, cercando di aiutare i bambini a PROGRAMMARE il loro impegno.

Punto 3: PROGRAMMARE l’impegno

Proprio la PROGRAMMAZIONE dell’impegno merita una riflessione: dovremmo insegnare ai bambini e ai ragazzi a pianificare bene il tempo in cui  svolgere le attività. Una strategia potrebbe essere quella di far stampare ai bambini un planner dei compiti da svolgere nella settimana (o utilizzare la funzionalità della piattaforma) per definire come gestire il tempo.

Noi docenti dovremmo cercare di essere coerenti ed assegnare le attività sempre lo stesso giorno della settimana, accordandoci tra colleghi

Insegnare la gestione del lavoro dando una scansione routinaria è decisamente utile nei bambini che hanno bisogno di tempi definiti. I compiti e le attività possono essere di aiuto.

Punto 4: evitare lo stress da smartschool

Gestire il TEMPO, calibrare il LAVORO, programmare il COMPITO ci permette di….evitare lo STRESS da smartschool.

Ci troviamo in una condizione unica nella storia: siamo davvero isolati e per sentirci vicino ad una normalità abbiamo la possibilità di essere CONNESSI con altre persone, nello specifico compagni di classe e docenti.

MA NON CORRIAMO il RISCHIO DI ESSERE TROPPO CONNESSI?

Ai docenti: avete notato gli orari in cui i nostri studenti rispondono o scrivono sulle piattaforme? IN CONTINUAZIONE.

Il rischio di questa situazione è creare un’ansia da prestazione scolastica:  i ragazzi, appena alzati  si collegano alla piattaforma (magari usando l’app comodamente installata sul proprio smartphone) e  prima di addormentarsi fanno lo stesso.

Situazione analoga per i docenti: quanto è aumentato il tempo di connessione e di uso dello smartphone?

Cerchiamo dunque di NORMARE il nostro uso e quello dei nostri studenti.

Immaginate un bambino di 6/7 anni sempre connesso per la didattica a distanza: inizialmente sarà entusiasta che i suoi genitori gli permettano di usare per così tanto tempo le tecnologie (pc, tablet, smartphone), ma che effetti farà sulla formazione dell’identità? Non sarebbe meglio limitare questo stimolo, ricordandoci, soprattutto in questi giorni di permanenza in casa, che il bambino ha bisogno di tempo per giocare, per leggere ed anche per annoiarsi un pò (la noia non sempre è così deleteria).

Queste riflessioni vanno nella direzione di un uso migliore dello strumento, per evitare il rischio di IPERCONNESSIONE in una fascia di età dove l’uso delle ICT dovrebbe essere limitato nel tempo per dare spazio anche ad altre attività.

Quindi: usiamo le possibilità offerte dalle tecnologie ma limitiamone l’uso, gestendo il carico di lavoro, programmando (ed insegnando a programmare) le attività,  riducendo il tempo di connessione (il diritto alla disconnessione).

Insegniamo ai nostri alunni ad ABITARE il digitale senza esserne SOPRAFFATTI….

Anche questa è educazione alla cittadinanza digitale.

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