La mattinata del 19 aprile 2017 all’IIS “A. Castigliano” di Asti è stata intensa, carica di emozioni e ricca di attività non usuali sin dalla prime ore del mattino. Già dalle 7.30 il dott. Giuseppe Daqua responsabile della sperimentazione nelle diverse classi delle scuole coinvolte nel progetto Robo-Scuola, ha iniziato l’allestimento dell’aula III 6 con la collaborazione di una stagista COMAU. Si è trattato di un allestimento complesso considerando che era necessario preparare tre grandi postazioni di lavoro ognuna in grado di ospitare E.DO, il nuovo robot antropomorfo progettato e realizzato da Comau in modalità “aperta”, proprio per essere utilizzato a fini didattici ed educativi. Ogni isola di lavoro sarebbe stata il luogo dove gruppi di studenti avrebbero sperimentato in modo collaborativo il nuovo robot pronto a stupirli con le sue funzionalità. Tre i gruppi di studenti che si sono susseguiti in aula, il primo e l’ultimo per seguire una attività legata alla matematica e il mediano per una sperimentazione legata all’arte.

L’attività era stata programmata per una durata di 100 minuti. I primi a sperimentare la singolare lezione sono stati gli studenti della classe 4F di indirizzo elettronico e della classe 4M di indirizzo abbigliamento-moda. I ragazzi entrando in aula hanno visto i tre robot inizialmente coperti da un telo, perché la sorpresa generasse emozioni e motivazioni più intense. Il dott. Daqua ha introdotto l’attività presentando il progetto Robo-Scuola, i partner e le finalità.

Un robot per aiutare gli studenti a imparare le materie scolastiche curricolari, come matematica e arte, stimolandone la capacità di apprendimento attraverso l’uso interattivo delle nuove tecnologie è l’obiettivo del progetto Robo-Scuola, realizzato dall’Associazione Dschola in partnership con la Fondazione CRT e Comau per circa 3.000 studenti piemontesi dai 6 ai 19 anni e un centinaio di docenti. Fino a maggio saranno coinvolte complessivamente 38 scuole, di cui 14 primarie, 11 secondarie di primo grado e 13 secondarie di secondo grado, che già partecipano al progetto Diderot della Fondazione CRT. 

Il relatore ha intrattenuto gli studenti in modo accattivante coinvolgendoli nell’attività in modo attivo e propositivo a partire dalla parte di trattazione relativa al robot, alle  sue caratteristiche e finalità, alle tipologie e funzionalità dei più noti robot che aiutano l’uomo in diversi settori. Poi la trattazione ha visto affrontare il tema della matematica, argomento spesso ostico per gli studenti e guardato con diffidenza, diffidenza che molte volte è causa di un cattivo apprendimento e della non comprensione che la matematica in realtà regola tutti i fenomeni della nostra vita. Un percorso storico da Euclide a Cartesio, dalla geometria sintetica alla geometria analitica ha catturato l’attenzione in aula. Ho visto studenti attenti e partecipi. E’ stata poi la volta della sperimentazione  pratica con il robot; gli studenti sono stati divisi in tre squadre, ognuna impegnata ad un tavolo con un robot. Come prima esperienza hanno compreso come il robot fosse in grado di tracciare curve e funzioni sul piano cartesiano, in particolare hanno visto il tracciamento di una spirale. I ragazzi hanno attivamente manovrato il robot imparando subito a pilotarlo tramite un tablet. E’ stata poi la volta della gara. Ogni gruppo aveva a disposizione una serie di palline colorate sparse sul tavolo di lavoro che dovevano essere trasportate in una scatola di legno dal robot e.DO. La squadra che al termine del tempo assegnato avrebbe raccolto più palline sarebbe stata proclamata vincitrice. Un quiz di matematica sulle tematiche proposte nella giornata avrebbe però assegnato bonus ad ogni squadra stessa in caso di risposte corrette.

Anche il gruppo di studenti degli ultimi cento minuti della mattinata, la classe 4S indirizzo socio-sanitario e la classe 4N indirizzo abbigliamento-moda hanno svolto un’attività similare relativa alla matematica che ha avuto come tematiche rette, funzioni, piano cartesiano.

La classe 5M indirizzo abbigliamento-moda, che ha seguito la lezione centrale della giornata, ha sperimentato l’attività di arte. Partendo da un’introduzione dell’opera di Leonardo da Vinci attraverso i suoi studi di anatomia ed analogie di meccanismi con quelli di una macchina, si è passati alla presentazione delle invenzioni nate dall’osservazione e dall’analisi della realtà esistente: il volo, le macchine da guerra, i mezzi di trasporto e di aiuto all’uomo. Sono state svolte riflessioni sull’eredità di sapere e sul contributo all’evoluzione tecnologica del presente. Al termine anche i ragazzi della 5M hanno utilizzato i robot attraverso la sperimentazione ludico-applicativa, suddivisi in tre gruppi, hanno partecipato ad una competizione guidando i robot con il tablet. Il quiz proposto durante il gioco era inerente il tema delle invenzioni di Leonardo.

Oltre al percorso didattico in aula, il progetto Robo-Scuola dà agli istituti coinvolti anche la possibilità di partecipare a un bando di concorso sul tema della “cooperazione tra robot ed esseri umani”. Gli studenti sono invitati ad inviare un elaborato (foto, video, disegno, ecc…) al comitato organizzatore.

Possiamo sicuramente affermare che Robo-Scuola è un’iniziativa didattica innovativa, sia per le modalità di lavoro proposte sia per le sue finalità: per la prima volta, infatti, l’apprendimento scolastico in classe è stato facilitato da una collaborazione interattiva “studente-robot”. Gli studenti non si sono cimentati con lo studio della Robotica – come già accade in diverse realtà scolastiche – ma hanno utilizzato il robot come un vero e proprio strumento didattico, capace di rendere più intuitiva e affascinante la comprensione di normali materie di studio, quali la matematica e l’arte.

La mattinata del 19 aprile è trascorsa veloce, gli studenti del Castigliano hanno partecipato con impegno, interesse, ma soprattutto ho sempre visto il sorriso splendere sui loro giovani volti.

Articolo dell’evento su La Stampa del 17 maggio 2017– Edizione di Asti

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  1. Stefania Giorello

    …vedo solo ora questa interessantissima novità  e…penso proprio che ne approfitterò!!! Sono un’insegnante di lettere ed anch’io sono appassionata di blog…
    …quindi…arrivederci!!!

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  2. Maria Teresa Panunzio

    Buongiorno, sono una ex-insegnante di informatica e matematica.Ho partecipato per due anni come mentor nel Coderdojo di Biella e la mia prossima iniziativa è relativa a Scratch per dodicenni alla biblioteca dei ragazzi di Biella.Vorrei entrare in contatto con voi.Grazie

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  3. maria teresa panunzio

    Buongiorno, sono una ex-insegnante di informatica e matematica.Ho partecipato per due anni come mentor nel Coderdojo di Biella e la mia prossima iniziativa è relativa a Scratch per dodicenni alla biblioteca dei ragazzi di Biella.Vorrei entrare in contatto con voi

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  4. come si puo pensare di dare queste informzioni e mettere le TIC all infanzia quando già i bambini sono bombardati da TIC e media fuori dalla scuola. La scuola dev essere un luogo dove i bambini devo fare esperienze dirette non farli rincretinire usando il computer o il tablet o schermi Gia a 4 anni alcuni portano le lenti figuriamoci se anche a scuola li mettiamo davanti a schermi illuminati. La scuola pubblica distruggerà la spontaneità dei bambini se continua cosi. Avremo dei sapientoni con cervelli pieni d informazione ma vuoti di ciò che sono le cose piu semplici e naturali.

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    • Gentile Luca,
      concordo con la sua posizione quando afferma che “la scuola deve essere il luogo per far fare esperienze dirette”, soprattutto nella scuola dell’infanzia. Infatti, tale grado di scuola richiede proprio che i bambini imparino a utilizzare tutti i campi di esperienza, come citato nelle Indicazioni Nazionali per il Curricolo del 2012. Questo però non esclude che tale esperienze venga fatta ANCHE attraverso le tecnologie. Sottolineo l’ANCHE che non richiede l’ESCLUSIVITA’. Utilizzare solo le ICT all’infanzia sarebbe patetico, oltre che poco funzionale.
      Inoltre mi permetto di fare il punto sulla MODALITA’. Il rapporto 1:1 con il computer non è un modello per la scuola dell’infanzia, dove il gioco ha la priorità. Non è possibile far utilizzare ai bambini dell’infanzia un dispositivo per ognuno. E’ invece possibile utilizzare i dispositivi in gruppo, usare il proiettore, usare il Coding, usare i video (brevi) , usare le immagini, interagire con la tecnologia.
      Il grande compito della scuola oggi è quello di sviluppare competenza digitale, i docenti devono insegnare a utilizzare le ICT con gli aspetti positivi e gli aspetti negativi (si veda il modello di competenza digitale DIGCOMP). Ovviamente ogni età ha una sua struttura cognitiva e i docenti dovrebbero essere formati per capire come le ICT si possono utilizzare in relazione al livello della scuola. A questo proposito si guardi il modello TCPACK: è molto interessante.
      Ultimo appunto: la creatività. Un uso consapevole delle ICT sviluppa creatività. Non si tratta di un uso istruttorio o procedurale ma l’uso creativo (ad esempio il Coding)
      La scuola potrebbe farne a meno e scegliere di non usare le ICT: ma se questi ragazzi non hanno imparano a utilizzare le ICT in modo intelligente a scuola dove altro possono avere occasione di imparare? La scuola dovrebbe essere maestra di vita, anche nelle ICT.
      Che ne pensa?

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      • D’accortissimo con lei, quindi posso sviluppare il coding unplugged all’infanzia come “utilizzo” delle TIC.?

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        • Mi inserisco nella discussione: per me il coding è e può essere solo plugged!
          Unplugged è qualcos’altro e certamente non ha a che fare con le TIC.
          Coding vuol dire programmare qualcosa: un robot, un tablet un pc, anche un giocattolo educativo programmabile o radiocomandato. ma non la carta e i cartoni!
          Quindi se non ho a che fare con qualcosa di programmabile non posso usare la parola coding.

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