Studio della Costituzione, sviluppo sostenibile, cittadinanza digitale sono i tre assi portanti della nuova formazione trasversale voluta dal MIUR. Ma in molti si sono chiesti quale sia lo spirito di questa iniziativa. Perché rifare una cosa che si faceva già? Perché insistere già dalla tenera età? Sembra quasi di tornare ai tempi dell’indottrinamento dei Balilla.

Qual è il taglio giusto degli interventi? In questo bell’articolo pubblicato su “La stampa” Serve pensiero critico, non basta formare soldatini obbedienti Paola Mastrocola manifesta una propria visione orwelliana “Desiderano fare di noi, quasi appena nati, dei soldatini obbedienti al sistema, asserviti all’ ideologia dominante (un misto di pensiero green, politicamente corretto e idolatria digitale) in vista di quella democrazia digitale per cui staremo tutti ordinatamente davanti a un computer, tutti lanciati su piattaforme virtuali”.

La realtà è però decisamente più complessa; vediamo quindi come trattare cosa questi argomenti con i nostri studenti.

Virtuale VS Reale

Attenzione a dire ai ragazzi che le “piattaforme” sono virtuali: non è vero! sono assolutamente materiali! Sono composte da costosissimi datacenter che muovono soldi veri e memorizzano informazioni autentiche. Non sono cioè per nulla virtuali, nel significato che il termine ha a proposito di videogiochi, romanzi, fiction, film, insomma di tutto ciò che è palesemente inventato a scopo di mero intrattenimento.

Tutto il resto è reale, maledettamente reale: se compro su Amazon, mi arriva l’articolo reale, con un furgone reale, guidato da una persona e la piattaforma pretende soldi veri (ammesso che la promessa di valore connessa alla moneta nelle su forme cartacee e digitali sia ancora reale e non virtuale).

Se insulto qualcuno sui social offendo una persona reale; se imito le fesserie che vengono dette in televisione nei vari “reality” e talk show rischio una denuncia vera! I “reality” sono una finzione televisiva diabolicamente virtuale; i social network invece sono assolutamente reali, frequentati da persone vere e non da attori.

Civis Civitas Civilitas Digitalis

Per molti il problema è la “democrazia digitale” o la “società delle piattaforme” un futuro distopico che nessuno vuole; ma è un ragionamento superficiale, privo anche di una riflessione storica. Quello che oggi sta rapidamente cambiando non sono certo la Democrazia e neppure la Società, ma il concetto di “Cittadinanza”.

In latino civitas (cittadinanza) indica sia la comunità dei cittadini, degli individui che abitano nella città, sia la condizione qualificante del civis (cittadino). Le società basate sulla vita nelle città danno origine alle civiltà allargando il concetto di cittadinanza a regni e nazioni. L’essere “cittadino” è uno status che si è evoluto nella storia di pari passo con l’evoluzione delle città: antiche, imperiali, medioevali, rinascimentali, industriali. Le città sono “Il luogo che gli uomini hanno creato quando hanno dovuto vivere insieme per svolgere una serie di funzioni che non potevano svolgere da soli” (E.Salzano, 1998, Fondamenti di urbanistica, Laterza).

Durante l’epidemia e il lockdown la cittadinanza tradizionale è immediatamente saltata: trasporti, sportelli pubblici, scuole, ospedali, banche, ristoranti, teatri… quasi tutti i servizi ed i diritti del cittadino, quasi tutte le comodità cittadine sono andate fuori uso. In molti casi gli stessi servizi hanno generato disservizi, code e affollamenti che hanno favorito ulteriormente i contagi.

La cittadinanza digitale, invece, ha funzionato: Internet è nata proprio come una rete di telecomunicazioni militare in grado di funzionare nelle peggiori condizioni di guerra e ha resistito come da progetto. La logistica ed il commercio elettronico non si sono fermati un attimo, garantendo a molte aziende Italiane di rimanere aperte. L’intrattenimento e la conoscenza viaggiavano regolarmente sul web. I corsi di laurea online sono perfino aumentati. Molte pratiche che prima si potevano risolvere solo con giornate intere passate in coda si sono risolte con email o servizi online.

Il “villaggio globale” basato su Internet ha funzionato meglio del previsto garantendoci perfino la continuità di alcuni servizi che non erano più disponibili sul territorio.

“Il luogo che gli uomini hanno creato quando hanno dovuto vivere insieme per svolgere una serie di funzioni che non potevano svolgere da soli” oggi è diventato il web. Per fare un mucchio di cose -certamente non tutte- ora ci basta il web. Che ci piaccia o no la Cittadinanza Digitale è realtà.

Opus Scholae Forum

  • Possiamo lavorare a distanza con numerose piattaforme sia gratuite sia a pagamento. Ovviamente ci serve una connessione internet
  • Per la didattica a distanza possiamo usare gratuitamente le stesse piattaforme del telelavoro o meglio ancora le piattaforme elearning (gratuite e open source). Ci sono già molte università che si sono dotate da tempo di strumenti propri ed erogano corsi online.
  • Per vendere prodotti online (tutto anche gli alimenti) possiamo usare i marketplace mondiali o avviare un nostro e-commerce con software open source. La logistica delle consegne, che è cresciuta grazie a Internet, farà il resto garantendoci consegne veloci in tutto il mondo.
  • Per vendere software e APP sviluppati da noi possiamo usare gli APP Store dei principali sistemi operativi che ci garantiscono utenti in tutto il mondo. Sono servizi a pagamento, ma i ricavi sono ovviamente divisi con lo sviluppatore.
  • Per avere un proprio giornale, blog, canale radio o TV ci servono solo una buona capacità comunicativa e una credibilità da conquistare sul campo e tutto il resto lo fa il web 2.0 con le sue piattaforme. C’è anche chi riesce a guadagnare inserendo l’immancabile pubblicità per trasformare i propri interessi in un lavoro vero.

E poi ci sono tutti i servizi pensati per le singole persone, per i “cittadini”, per l’intrattenimento: Gmail, Calendar, Google Maps, Spotify, Netflix, WordPress, Instagram, Amazon, eBay… ma quanti ce ne sono?

Per le aziende, così come per il commercio elettronico, questi servizi sono rigorosamente a pagamento. Sono tecnologie costosissime, inventate spesso oltreoceano, pensate per mantenersi e guadagnare molti dollari.

Per i singoli cittadini (digitali) sono invece servizi gratuiti che si ripagano con la pubblicità mirata o con l’acquisto dei beni (a prezzi facilmente confrontabili). Il cittadino digitale non ha propriamente dei diritti sanciti in qualche magna carta; ma usa tecnologie fantastiche che costano milioni di dollari rigorosamente a scrocco in cambio della pubblicità mirata e della raccolta delle sue preferenze. Su questa cosa i politici europei ci stanno impazzendo.

Se non lo paghi il prodotto sei tu!

Per molti questa soluzione sembra essere inaccettabile da diversi punti di vista; ma la pubblicità di per sé non è mai stata un reato: riviste, quotidiani, radio, televisioni sia pubbliche sia private sono strapiene di pubblicità senza la quale non si potrebbero certamente mantenere e guai se gli disattivate i cookie o se mettete un AD-Block!
DocuFilm consigliato: Social Dilemma

Anche se paghi il prodotto sei tu!

Le città generano i cittadini e, per funzionare, le città hanno bisogno dei cittadini. Trasporti, rifiuti, strade, mutui, tasse, affitti, ticket, multe… per i cittadini è tutto a pagamento e ultimamente i servizi – quasi sempre in perdita – sono pure diventati scadenti. Sul fronte privacy non va certamente meglio che sul web: telecamere ovunque sempre accese per la sicurezza e biglietti, abbonamenti, tessere, bancomat con tecnologie in grado di tracciare tutte nostre abitudini e i nostri movimenti.

Le città, però, ci chiedono molto di più: Mutui e affitti cari per alloggi dove andiamo solo per schiantarci su un divano o su un letto, ore passate sui mezzi di trasporto ingolfati, 8-10 ore di lavoro fuori casa mentre i nostri figli crescono “da soli” tra scuola, doposcuola e babysitter – 8 ore al giorno di scuola per i bambini non sono troppe? sarebbero faticose anche per un adulto! Insomma per funzionare le città hanno bisogno totalmente di noi, dei nostri risparmi, dei nostri abbonamenti, dei nostri spostamenti, dei nostri affetti, di tutto il nostro tempo e della nostra vita!
Film consigliato: Metropolis

Quindi cosa possiamo dire di ai giovani Cittadini Digitali nelle nostre lezioni “obbligatorie” di educazione civica?

  • Per tanti motivi, anche strutturali i servizi al cittadino “tradizionali” sono spesso in perdita, in overbooking, funzionano non sempre bene e costano un mucchio di soldi pubblici.
  • I servizi ai cittadini digitali invece funzionano molto bene, vengono percepiti come più efficienti e, soprattutto, non sono in perdita come i servizi pubblici. Sono talmente efficaci che riescono ad arricchire notevolmente chi li eroga. Si tratta di un nuovo modello di cittadinanza (platform society) e di profitto che ha spiazzato la politica e le città post-industriali.
  • Con una connessione internet chiunque oggi acquisisce una nuova cittadinanza digitale e può usufruire di diversi servizi utili e comodi in qualsiasi parte del mondo.
  • Internet ci consente di essere al centro del mondo anche se abitiamo nella casetta di campagna dei nonni, al mare o in montagna.
  • Il web ci offre finalmente la possibilità di studiare e lavorare da posti anche distanti dalle grandi città ma vicino ai nostri affetti e ai nostri interessi.
  • Molti mestieri sono inesorabilmente destinati a scomparire ma il villaggio globale ci offre nuove possibilità, nuovi clienti e nuovi mercati, nuove possibilità di lavoro che possiamo sfruttare attivamente per realizzare proprio i nostri sogni anziché quelli degli altri.

Lettura consigliata: Basta pendolarismo, tornare a lavorare nei borghi porterebbe benessere e produttività di Vittorio Pelligra – Il Sole 24 Ore

La cittadinanza digitale/tradizionale è oggi più che mai molto di più di un vivere come utenti passivi e richiede la partecipazione attiva, creativa e consapevole.

“Serve pensiero critico, non basta formare soldatini obbedienti”

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