Progetto Diderot I.T.T. “Giacomo Fauser” di Novara
Cosa succede quando tre classi prime decidono di smettere di essere semplici “utilizzatori” di tecnologia per diventarne i creatori? La risposta sta nel successo dell’ultimo modulo del Progetto Diderot, un percorso intensivo di sei ore (divise in due incontri da tre ore ciascuno) che ha portato il coding e la logica computazionale direttamente tra i banchi di scuola.
Il protagonista tecnologico? MIT App Inventor, la piattaforma intuitiva che permette di programmare app Android e iOS attraverso un linguaggio a blocchi, trasformando concetti astratti di informatica in strumenti tangibili e, soprattutto, divertenti.

Primo Incontro
Il primo impatto con la programmazione può spaventare, ma l’approccio del Progetto Diderot è stato radicale: imparare facendo. Dopo una breve introduzione sui rudimenti dell’informatica — spiegando come un computer (o uno smartphone) non sia altro che un esecutore molto veloce ma poco fantasioso — gli studenti si sono messi all’opera.
L’obiettivo finale è stato creare un’app simile a Paint. In queste tre ore, i ragazzi hanno affrontato concetti fondamentali come:
- UI/UX Design: Progettare l’interfaccia, i pulsanti e l’area di disegno (Canvas).
- Event Handling: Spiegare all’app che “quando l’utente trascina il dito, allora deve apparire una linea”.
- Variabili e Colori: Gestire il cambio di pennello e la cancellazione dello schermo.
Vedere il proprio smartphone reagire a un codice appena creato ha acceso immediatamente l’entusiasmo nelle tre classi.
Secondo Incontro
Se il primo incontro riguardava la grafica e l’interazione, il secondo è stato un tuffo profondo nella logica algoritmica. Creare un gioco non è solo questione di estetica, ma di regole ferree. Programmare un classico Tris ha permesso agli studenti di scontrarsi con la logica delle liste e delle condizioni:
- Se la casella è vuota, allora segna X.
- Controlla se ci sono tre simboli uguali in fila. È stata una vera lezione di problem solving, dove l’errore (il bug) non era un fallimento, ma un passaggio necessario per arrivare alla soluzione.

Non solo “App”, ma Pensiero Computazionale
Oltre ai pixel e ai blocchi colorati, il vero valore di queste sei ore risiede nel pensiero computazionale. Gli studenti hanno imparato a scomporre problemi complessi in piccoli passaggi logici, a collaborare per trovare errori nel codice e a capire che dietro ogni notifica o gioco sul loro telefono c’è un ragionamento strutturato.
Il Progetto Diderot ha dimostrato ancora una volta che l’informatica non è una materia per pochi eletti, ma un nuovo alfabeto necessario per interpretare il presente. Le tre classi prime non hanno portato a casa solo app installate sui loro dispositivi, ma la consapevolezza che, con la giusta logica, possono costruire qualsiasi cosa.














































