Liste nere e precari insoddisfatti

Pubblicato su “la Repubblica” ed Torino del 30 agosto 2002


Fino a qualche anno fa della scuola che tornava protagonista si parlava riproponendo la stesso ritornello: gli insegnanti che mancano, i ritardi nelle nomine, la rotazione continua di docenti. L’avvio dell’anno scolastico 20022003, almeno in Piemonte, questi problemi sembra averli superati.

Le cattedre, fatta eccezione per quelle del sostegno, sono coperte. Non per questo le ragioni per preoccuparsi mancano. Le questioni in discussione in questi giorni al Ministero e nelle direzioni scolastiche provinciali sono molte e i sindacati annunciano un autunno di mobilitazioni contro la politica dei tagli e in nome del diritto allo studio.
Lista nera delle scuole. Duemila in tutta Italia, 150 in Piemonte secondo i dati diffusi dalla Cgil. Sono le scuole inserite nel registro dei sorvegliati speciali del sottosegretario all’Istruzione Valentina Aprea. «Si può risparmiare», aveva dichiarato indicando come parametro di riferimento da non superare un rapporto studentedocente di 9,2. Nel mirino del Ministero le scuole con un rapporto inferiore. «Non si parla certo di chiusure, molte sono grandi istituti – chiarisce la direttrice scolastica regionale Marina Bertiglia – ma soltanto di valutare l’ipotesi di correggere dove e se necessario». Tra gli istituti piemontesi superiori una prevalenza di tecnici. Nell’elenco ci sono anche l’Itis «Porro» e il «Buniva» di Pinerolo, l’istituto aeronautico «Grassi» di Torino, tutti i licei artistici e molti istituti agrari. Tra le scuole medie molte scuole di provincia, il Canavese, Settimo Vittone, la Val Pellice. «Ovvio che gli istituti tecnici abbiano un numero di docenti più alto rispetto ai licei che hanno meno materie e non hanno meno laboratori – spiega Antonio Badini della Cgil scuola – In provincia, invece, ridimensionare per tagliare i costi vuol soltanto dire chiudere. Si tratta di scuole piccole alle quali o si riconosce il diritto di esistere perché svolgono un servizio giudicato importante oppure le si destina alla chiusura. Bisogna capire cosa vuole il Ministero quando parla di ottimizzazione».
Sperimentazione in materne ed elementari. Sono 24 le scuole piemontesi (l’elenco è nel grafico a fianco) che hanno dato la loro disponibilità a entrare nel gruppo degli istituti chiamati a testare l’anticipo a due anni e mezzo nelle scuole materne e a cinque anni e mezzo nelle elementari. Nei prossimi giorni saranno i collegi dei docenti a pronunciarsi, poi vi sarà la scelta sulla base dei parametri indicativi, inglese a partire dalla prima classe e nuove tecnologie applicate alla didattica. Faranno la sperimentazione due scuole per provincia, «ma questo dato numerico è soltanto indicativo, la distribuzione può anche essere leggermente diversa secondo le esigenze che si presenteranno», spiega Marina Bertiglia che ha fissato un incontro con i sindacati il 3 settembre.


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