Ancora sugli ambienti di apprendimento, una mail di Luciano Rosso a Marco Guastavigna

Le considerazioni di Dario Zucchini non sono isolate.
Il modulo 4 di ForTic è certamente il punto più basso di un corso complessivamente già abbastanza debole. Non già perché sia “teorico”, ma piuttosto perché mancante di un vero filo rosso. Per questa ragione è importantissimo il ruolo di mediazione e di sintesi critica dei tutor.

Ancora sugli ambienti di apprendimento, una mail di Luciano Rosso a Marco Guastavigna
 
Le considerazioni di Dario Zucchini non sono isolate.
Il modulo 4 di ForTic è certamente il punto più basso di un corso complessivamente già abbastanza debole. Non già perché sia “teorico”, ma piuttosto perché mancante di un vero filo rosso. Per questa ragione è importantissimo il ruolo di mediazione e di sintesi critica dei tutor.
Riporto qui una fulminea e interessantissima analisi in proposito dell’amico Luciano Rosso, che mi ha inviato via mail il contenuto essenziale della sua comunicazione in aula, fatta nel corso presso il Peano a Torino.
 
“Riprendo qui alcune osservazioni fatte in presenza sul concetto di ambiente di apprendimento. Dato per scontato che un ambiente di apprendimento sia un sistema complesso, intessuto di relazioni dinamiche tra attori e loro reciprochi ruoli, tecnologie didattiche e oggetti di conoscenza, nei materiali ricorrono, e spesso si appiattiscono e si confondono, almeno 8 livelli di definizione:
1. impiego di un ausilio didattico “tradizionale” (si pensi a che cosa succede in una classe quando si ricorre alla lavagna luminosa o a una calcolatrice…);
2. utilizzo di un software didattico (su CD o su rete locale, individualmente o in piccoli gruppi; la differenza principale rispetto a un ausilio tradizionale sta nella capacità del software di simulare non solo strumenti ma interi ambienti…);
3. utilizzo di un sistema telematico “chiuso” e orientato alla didattica il riferimento implicito più costante nei materiali…);
4. la definizione di un progetto e delle sue fasi attorno all’impiego di 1, 2 o 3;
5. la problematica più generale del project management e della necessità di nuove figure di sistema; 6. la necessità si integrare nelle variabili di progetto l’intero settingdidattico (spazi, tempi, strumenti, attori…);
 7. il monitoraggio, la validazione dei progetti e la documentazione dinamica delle best practices (ricerca-azione…);
8. formazione di una cultura della progettualità creativa all’interno della scuola come sistema aperto in continua evoluzione (school reengineeringe learning organization).
 
Luciano Rosso”

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