Sto lavorando alla preparazione di uno schedario didattico sulla storia della Città di Torino. Il lavoro, corredato di pagine attive, potrà essere utilizzato nella scuola dell’obbligo.


Origine di un’idea.
Un soggetto, del quale tutto è stato scritto e quasi tutto è stato detto, è certamente la Città di Torino. Intorno ad esso si sono cimentati nomi illustri di scrittori e di giornalisti, attingendo a fonti documentarie serie e rigorose.

I testi in commercio si rivolgono a molteplici categorie di lettori: da quelli spinti da semplice curiosità ad altri che amano conoscere gli argomenti nella loro sostanza più profonda; da chi li utilizza come guida per visitare la città a coloro che, amandola profondamente, vanno alla ricerca dello scrittore che spende per essa le parole più suggestive.

E’ stata anche fatta qualche pubblicazione pensata per i giovani, fascia di utenza, in questo ambito, spesso sottovalutata. Cosicché qualche autore ha pensato ad una storia a fumetti sul Piemonte, mentre altre agenzie, educative e pubbliche in questo caso, hanno allestito del materiale per l’aggiornamento degli insegnanti, affinché si facciano veicolatori presso gli allievi delle conoscenze storiche ed architettoniche acquisite per questo tramite.

Quale necessità c’è dunque di scrivere ulteriormente su Torino?

A questo proposito si rendono necessarie alcune precisazioni.

Sono un’insegnante di scuola elementare a riposo con oltre tre decenni di insegnamento alle spalle. Da solerte osservatrice, come tutti gli appartenenti alla categoria, mi è parso di ravvisare, in questo mare magnum di pubblicazioni, una piccola carenza da colmare. Si tratterebbe di completare l’esistente con uno strumento didattico di pronto utilizzo, onde evitare ai colleghi di rifarsi a materiali già fin troppo semplificati, a volte al limite dell’incompletezza, oppure di dover riassumere rischiando di svuotare del loro valore notizie ricavate da testi, il cui volo è troppo alto per essere proposto a ragazzetti della scuola dell’obbligo.

Il libro mancante, il lavoro “su misura” non può che venire preparato da un addetto ai lavori. L’autrice sente di avere i requisiti adatti a colmare la lacuna.

In effetti noi insegnanti conosciamo per esperienza la psicologia dei nostri allievi e siamo in grado di adeguare la complessità della proposta alle capacità ricettive dei ragazzi nell’età evolutiva.

Presa la decisione, si è presentato un problema: quale forma dare ad un testo del genere? La soluzione non era lì, pronta, a portata di mano.

Sono state fatte congetture di vario tipo. Alcune formule, a prima vista vincenti, sono state scartate o perché obsolete o perché troppo complesse. Alla fine, prova dopo prova, ho optato per il libro-schedario, elaborato con il computer, secondo una formula che abbina la storia alle immagini e che combina l’informazione con la rielaborazione attiva da parte dell’alunno. Ne è risultato un prodotto di semplice utilizzo, che potrebbe anche essere proposto al giovane lettore senza bisogno della mediazione scolastica.

La soluzione ideale, però, sarebbe quella in cui l’approccio del ragazzino col testo si avvalesse della presenza attiva del docente, il quale all’occorrenza può fornire la chiave di lettura di schede all’apparenza complesse e soprattutto può spronare e, a sua volta, guidare all’ampliamento dell’attività.

Ora che la formula è stata trovata, bisogna “riempirla” di contenuti; cosicché mi sono chiesta se non fosse innovativo ed in sintonia con l’interdisciplinarità didattica ampliare l’originalità della proposta con un approccio che andasse oltre la Storia.

Ne è scaturita la riflessione che segue.

Le città d’arte in Italia sono numerose, ma Torino, in questo contesto, spicca in tutta la sua maestà e ricchezza. Perciò, ecco trovato il modo di mettere in risalto le bellezze artistiche, architettoniche, pittoriche e scultoree della nostra città regale: il lavoro è stato rivolto contemporaneamente alla storia e all’arte di Torino, a cominciare dal titolo.

In quest’opera, pensata in particolare per la scuola dell’obbligo (dai 6 ai 14 anni), la storia della città di Torino è stata contestualizzata nell’ambito dell’Educazione Storica, mentre l’arte prodotta nei millenni a Torino e per Torino è rientrata nel settore dell’Educazione all’Immagine con un “taglio” didattico ispirato alle più moderne teorie e tecniche europee.

Rosanna Vada

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  1. Stefania Giorello

    …vedo solo ora questa interessantissima novità  e…penso proprio che ne approfitterò!!! Sono un’insegnante di lettere ed anch’io sono appassionata di blog…
    …quindi…arrivederci!!!

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  2. Maria Teresa Panunzio

    Buongiorno, sono una ex-insegnante di informatica e matematica.Ho partecipato per due anni come mentor nel Coderdojo di Biella e la mia prossima iniziativa è relativa a Scratch per dodicenni alla biblioteca dei ragazzi di Biella.Vorrei entrare in contatto con voi.Grazie

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  3. maria teresa panunzio

    Buongiorno, sono una ex-insegnante di informatica e matematica.Ho partecipato per due anni come mentor nel Coderdojo di Biella e la mia prossima iniziativa è relativa a Scratch per dodicenni alla biblioteca dei ragazzi di Biella.Vorrei entrare in contatto con voi

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  4. come si puo pensare di dare queste informzioni e mettere le TIC all infanzia quando già i bambini sono bombardati da TIC e media fuori dalla scuola. La scuola dev essere un luogo dove i bambini devo fare esperienze dirette non farli rincretinire usando il computer o il tablet o schermi Gia a 4 anni alcuni portano le lenti figuriamoci se anche a scuola li mettiamo davanti a schermi illuminati. La scuola pubblica distruggerà la spontaneità dei bambini se continua cosi. Avremo dei sapientoni con cervelli pieni d informazione ma vuoti di ciò che sono le cose piu semplici e naturali.

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    • Gentile Luca,
      concordo con la sua posizione quando afferma che “la scuola deve essere il luogo per far fare esperienze dirette”, soprattutto nella scuola dell’infanzia. Infatti, tale grado di scuola richiede proprio che i bambini imparino a utilizzare tutti i campi di esperienza, come citato nelle Indicazioni Nazionali per il Curricolo del 2012. Questo però non esclude che tale esperienze venga fatta ANCHE attraverso le tecnologie. Sottolineo l’ANCHE che non richiede l’ESCLUSIVITA’. Utilizzare solo le ICT all’infanzia sarebbe patetico, oltre che poco funzionale.
      Inoltre mi permetto di fare il punto sulla MODALITA’. Il rapporto 1:1 con il computer non è un modello per la scuola dell’infanzia, dove il gioco ha la priorità. Non è possibile far utilizzare ai bambini dell’infanzia un dispositivo per ognuno. E’ invece possibile utilizzare i dispositivi in gruppo, usare il proiettore, usare il Coding, usare i video (brevi) , usare le immagini, interagire con la tecnologia.
      Il grande compito della scuola oggi è quello di sviluppare competenza digitale, i docenti devono insegnare a utilizzare le ICT con gli aspetti positivi e gli aspetti negativi (si veda il modello di competenza digitale DIGCOMP). Ovviamente ogni età ha una sua struttura cognitiva e i docenti dovrebbero essere formati per capire come le ICT si possono utilizzare in relazione al livello della scuola. A questo proposito si guardi il modello TCPACK: è molto interessante.
      Ultimo appunto: la creatività. Un uso consapevole delle ICT sviluppa creatività. Non si tratta di un uso istruttorio o procedurale ma l’uso creativo (ad esempio il Coding)
      La scuola potrebbe farne a meno e scegliere di non usare le ICT: ma se questi ragazzi non hanno imparano a utilizzare le ICT in modo intelligente a scuola dove altro possono avere occasione di imparare? La scuola dovrebbe essere maestra di vita, anche nelle ICT.
      Che ne pensa?

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