La scuola che verrà

Riflessioni in vista del nuovo anno scolastico

Nella scuola, la domanda di questi giorni su come sarà il prossimo anno scolastico, è dominata da grandi incertezze.

Tutti: dirigenti, docenti, alunni, famiglie sono spaventati dall’idea di dover di nuovo “subire” la DAD, talvolta demonizzata come il male della scuola. Occorre però, oltre ogni demagogia, cercare di fare una seria riflessione sulle possibilità che si prospettano all’orizzonte.

Prima di iniziare, alcune parole chiave che ci “aiutano” a precisare

  1. ONESTÀ. La DAD (così come spesso è stata organizzata) non è in tutto e per tutto la didattica DIGITALE. Quella dei mesi scorsi è stata una didattica di emergenza che ci ha permesso di far “tenere a galla” la scuola, portandola verso la fine dell’anno scolastico
  2. ATTENZIONE. Ogni ordine di scuola ha delle esigenze diverse: se la DAD ha funzionato abbastanza bene con le scuole secondarie di secondo grado, scendendo con i gradi scolastici sono emerse le maggiori difficoltà. 
  3. CAMBIAMENTO. Il DIGITALE non è solo un’estensione degli spazi e dei tempi di apprendimento: richiede un ripensamento dei “modi” di fare lezione, occorre cambiare radicalmente impostazione.
  4. FORMAZIONE. Il DIGITALE richiede strumenti e conoscenze d’uso. Non tutti hanno queste conoscenze, occorre dunque fare formazione pratica (e non solo teorica).
  5. FOCUS. Occorre mettere il bambino al centro. Ricominciamo dai bambini e dalle loro relazioni, in primis quella familiare. In questi mesi di DAD la scuola è entrata nelle famiglie, ha “toccato” con mano la realtà dei ragazzi; per la prima volta non sono stati loro ad “andare a scuola” ma la scuola ad entrare nelle loro case.
  6. PRUDENZA. Il COVID-19 non svanisce improvvisamente. Occorre pensare la scuola con lo sguardo di coloro che devono convivere con il virus, cercando di limitare TUTTE le occasioni di contagio (pensiamo al materiale scolastico, agli zaini, ai computer condivisi, agli spazi comuni, ecc.)

Date queste premesse, iniziamo a ragionare sulla scuola che verrà.

Il riferimento principale in questo articolo è la scuola dell’obbligo, quella degli Istituti Comprensivi, che maggiormente ha subito (o patito) la Didattica A Distanza. 

Si tratterà di un gioco di equilibri, dove occorre bilanciare educazione, formazione, responsabilità, spazi, tempi e modi. Allo stesso tempo è una grande possibilità che darà spazio al nuovo, al diverso e forse al creativo.

Gli ingredienti sono gli stessi ma per la prima volta, a causa di un essere microscopico chiamato Coronavirus, c’è la possibilità di trasformare la scuola in qualcosa di diverso.

Proviamo a declinare alcuni elementi di riflessione, che come semplici pennellate, tentano di abbozzare un quadro.

1. DIGITALE

La scuola che verrà sarà indubbiamente digitale ma è necessario che questo non diventi il FOCUS. Sfatiamo il mito che con il digitale non si impari meglio (cfr Evidence Based Education, Hattie); per contro, senza DIGITALE l’apprendimento sarebbe anacronistico. Quindi occorre INTEGRARE il digitale a servizio della didattica, spostando l’attenzione dallo strumento all’oggetto di apprendimento.

Suggerimento: scegliere strumenti e procedure semplici e adatte all’età dei ragazzi (cercare una soluzione adeguata)

2. OBIETTIVI

Le domande “Quale obiettivo voglio raggiungere?” e “Come posso raggiungerlo con maggiore efficacia?” devono guidare la riflessione dei docenti, nella scelta degli strumenti e delle modalità. Se quell’obiettivo lo posso raggiungere attraverso un video, o un altro strumento digitale, perché non usare questo approccio? Se invece è meglio un esercizio pratico (o analogico), è da preferire ma ricordiamo di fare scelte ponderate.

Ancora: se, come docente ho delineato l’obiettivo e il modo per raggiungerlo, devo definire (in fase di progettazione) le modalità di verifica, altrimenti perderò un passaggio fondamentale: l’attenzione al processo cognitivo e di sviluppo.

Suggerimento: scrivere sempre l’obiettivo insieme alla tipologia di verifica dello stesso.

3. FLESSIBILITÀ

Nell’apprendimento non esiste la ricetta perfetta che funzioni con tutti gli alunni. Ogni essere umano ha delle caratteristiche fondamentali e un modo di pensare unico e originale. 

Partendo da questo punto, occorre avere una certa flessibilità nei CONTENUTI, nelle PRASSI DIDATTICHE e negli SPAZI.

  • CONTENUTI

Occorre ripensare i contenuti, ripartendo dall’intuizione di Morin  “ E’ meglio una testa ben fatta che una testa ben piena”. Si tratta quindi di SVUOTARE delle teste.

Come possiamo fare? Cercando di “sfoltire” i contenuti per centrare il focus. Che cosa è davvero fondamentale? 

L’immagine guida è quella della cipolla: intorno ad un nucleo tematico ci sono tanti aspetti secondari. Ora, occorre ripartire dal CENTRO, dall’ESSENZIALE, che spesso non è di così facile lettura.

Una volta chiarito questo, possiamo costruire l’apprendimento. 

La domanda che segue è doverosa: possiamo continuare a costruire un apprendimento settorializzato per discipline? Come possiamo supportare gli alunni nel mettere insieme le competenze delle singole discipline per limitare la frammentazione?

La scuola deve tornare ad insegnare un modo di pensare DIVERGENTE (per problemi e non per risposte).

Suggerimento: riprogettare INSIEME NUCLEI TEMATICI intorno ai quali si orienta l’apprendimento di tutte le discipline.

  • PRASSI DIDATTICHE

Se, come abbiamo detto, tutti gli studenti sono diversi, ogni azione didattica funziona: lezione frontale, Cooperative Learning, flipped classroom, Debate, EAS, Webquest, ecc. hanno tutte la loro efficacia. È vero, c’è qualcosa che funziona meglio, come ci dice la ricerca sulle Evidenze. Quello che però è davvero fondamentale è l’atteggiamento del docente che deve essere un motivatore dell’apprendimento, un regista che coordina le azioni degli alunni, ponendo DOMANDE.

La domanda è lo strumento fondamentale, di cui occorre riscoprire la portata e l’efficacia. Fare domande ben poste può fare la differenza.

Suggerimento: scegliere la metodologia didattica in funzione al contenuto essenziale

  • SPAZI

La scuola che verrà deve essere pensata fuori dalle aule “pollaio” (ovvero le aule sovraffollate) e altresì fuori dalle aule “a batteria” (dove ci sono le postazioni degli studenti divisi da pareti di plexiglas). Occorre utilizzare il più possibile spazi aperti, dove mantenere distanze adeguate.

Allo stesso tempo, provare a pensare spazi diversi (non solo aule), e cercare di rendere la scuola viva.

Lo spazio può essere ripensato a partire dall’obiettivo di apprendimento.

Inoltre esiste uno SPAZIO DIGITALE (quello virtuale delle piattaforme) che va utilizzato e regolamentato nell’uso per evitare il rischio di rimanerne sommersi. 

Suggerimento: progettare tutti gli spazi e scegliere come utilizzarli in accordo tra tutti i docenti e in funzione all’età dei bambini (non sempre digitale è meglio)

4. TEMPO

Nella scuola che verrà rimettiamo al centro la LENTEZZA dell’apprendimento. Sviluppare processi richiede TEMPO.

Non è possibile sviluppare APPRENDIMENTO velocemente: non si riesce a plasmare un processo senza concedergli il giusto tempo.

È una questione prettamente umana: pensiamo a quanto tempo impieghiamo, come cuccioli di uomo, per imparare a camminare, a parlare, a esprimere i primi ragionamenti…ogni nuovo apprendimento richiede tempo.

Inoltre, la DAD ha fatto richiesto di riflettere sulla dimensione temporale: il TEMPO-Scuola-in-presenza è fondamentalmente diverso dal TEMPO-Scuola-online. Tenere presente questa differenza aiuterà a non trasporre nelle case le stesse tempistiche scolastiche ma ci permetterà di ridurre il lavoro puntando al centro.

E’ inoltre necessario tenere presente il TEMPO di CONNESSIONE. Davvero dobbiamo essere sempre tutti online e reperibili, con una certa “ansia da connessione”?

Che uso si può fare delle piattaforme? Come possiamo regolamentarle?

Suggerimento: pensare delle azioni calibrate sui propri studenti e adatte sia nel tempo di uso che di apprendimento

5. INCLUSIONE

La scuola di domani non deve dimenticare l’aspetto inclusivo. Una scuola supportata dal digitale deve contrastare il DIGITAL DIVIDE, non solo strumentale ma soprattutto culturale. Tutte le attività pensate devono essere sostenibili per TUTTI Gli ALUNNI. Occorre progettare con cura le tecnologie necessarie, la quantità di banda internet richiesta, i software necessari, ecc.

Suggerimento: dopo aver progettato un’attività, verificare se è inclusiva o se crea delle differenze di accesso alla conoscenza tra gli studenti

6. DISTANZA

La scuola, probabilmente, ci chiederà di essere anche una SCUOLA A DISTANZA. Se l’accesso alla scuola in presenza sarà possibile solo agli alunni con la giusta temperatura, il giusto stato di salute, e mantenendo la giusta distanza, occorre progettare attività FRUIBILI anche a DISTANZA, ipotizzando di avere sempre qualche alunno a casa per assenza.

Torna FONDAMENTALE l’ASINCRONO: evitiamo di proporre fittizi collegamenti casa-scuola, che creano nostalgia e rischiano di minare l’equilibrio emotivo dei bambini. Pensiamo piuttosto contenuti ASINCRONI, alternati da momenti di VIDEOLEZIONI (anche personalizzate) per gli alunni che non potranno essere a scuola.

Suggerimento: pensare una scuola aldilà dei compiti (non è il compito che configura la scuola a distanza…)

7. EMPATIA

La scuola che verrà non può dimenticare la situazione emotiva degli alunni, il loro vissuto, la loro storia, i loro desideri e le loro aspettative.

In questi mesi la mancanza della scuola si è sentita: riprendere il più possibile in presenza, significa tenere presenti le storie dei bambini e dei ragazzi, accompagnarli con delicatezza verso una simil normalità, tenendo conto che nulla sarà più come prima.

Suggerimento: ideare attività gioco in cui i bambini possano sperimentare l’empatia e la presenza degli altri anche dentro le nuove regole del distanziamento sociale. Lavorare sulle emozioni e sul loro riconoscimento costante.

Per poter costruire questa nuova scuola occorre spirito di iniziativa, collaborazione tra discipline, desiderio di mettere al centro l’apprendimento dei ragazzi e la formazione dei docenti (formazione non solo tecnica ma anche comunicativa e didattica).

Teniamo presente quanto affermava Korczak 

Dite: È faticoso frequentare i bambini.

Avete ragione.

Poi aggiungete:

perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi,

inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli.

Ora avete torto.

Non è questo che più stanca.

E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi

fino all’altezza dei loro sentimenti.

Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.

Per non ferirli.

Janusz Korczack, Quando ridiventerò bambino

Buon lavoro a tutti !

L’inclusione educativa in Europa durante l’emergenza Covid-19

corridoio scolastico senza bambini

Quella che se segue è la traduzione dell’articolo apparso sul sito Multinclude. L’articolo è stato scritto o nel periodo fra il 13 aprile e il 17 maggio, dai partner europei.

A cura di Eszter Salamon (ESHA) e Eleonora Pantò (DSchola) con contributi specifici per paese da #Multinclude partner

L”Europa ha vissuto una situazione che non si vedeva dalla seconda guerra mondiale con le scuole chiuse per un periodo di tempo più o meno lungo. La maggior parte dei Paesi ha introdotto l’apprendimento a distanza, affidandosi forzatamente alla tecnologia disponibile a casa e ai genitori come educatori.

Al momento della stesura di questo articolo, le scuole sono ricominciate n alcuni Paesi, ma non in tutti, e alcuni paesi hanno consentito la frequenza solo per alcune fasce d’età. Sono stati chiusi anche i centri di formazione professionale che offrono corsi di formazione pratica, così come le università e altri istituti di istruzione terziaria.

Il consorzio MultInclude, con membri provenienti da Paesi Bassi, Italia, Austria, Malta e Svezia, ha esaminato la situazione dal punto di vista dell’inclusione.

Siamo consapevoli che i sistemi scolastici hanno lottato per essere veramente equi per gli studenti con diverse esigenze di inclusione, ma la nostra attenzione oggi è focalizzata su se e come, le scuole stiano fornendo lo stesso livello di inclusione a tutti o lasciando indietro alcuni studenti.

Il quadro generale mostra che coloro che sono svantaggiati sono stati lasciati più indietro dai sistemi, anche se ci sono state alcune iniziative eccezionali per colmare il divario digitale, sostenute dai comuni e dai governi, e sono presenti anche alcune soluzioni creative per sostenere alcuni di quegli studenti che non possono essere seguiti a casa. Tuttavia, secondo vari sondaggi internazionali (UNESCO, Eurofound), il 20-25% dei bambini in età scolare è scomparso dal radar delle scuole. Nella maggior parte dei Paesi le prime settimane sono state particolarmente difficili, poiché la maggior parte dei governi non ha introdotto una “pausa speciale”, e le scuole hanno avuto solo pochi giorni per prepararsi all’istruzione a distanza. L’incertezza, i governi che annunciano le date di riapertura e poi le spingono in avanti, è stata anche una difficoltà vissuta da molti. I fornitori di istruzione non formale, alcuni dei quali sono presenti tra le pratiche raccolte da MultInclude, hanno preso l’iniziativa di sostenere l’apprendimento di tutti gli studenti

Alcuni nostri partner hanno anche introdotto alcuni nuovi servizi: l’Università dei bambini di Vienna ha gestito una risorsa basata su Facebook per l’apprendimento delle scienze, DSchola ha fornito supporto agli insegnanti alle prese con la tecnologia e l’Università di Malmö ha offerto servizi online per gli studenti che hanno difficoltà di salute mentale, solo per citarne alcuni. Qui sotto potete leggere i riassunti delle sfide e delle soluzioni in alcuni paesi europei del consorzio e non solo, dove il personale dei partner vive e lavora.

Italia

L’Italia è stato il Paese colpito per primo dall’epidemia e il numero di casi e di vittime ha raggiunto livelli allarmanti nel mese di febbraio. Per l’educazione formale c’è stata una serie di ordinanze e circolari. Prima sono state interrotte le gite scolastiche, poi sono state sospese le lezioni e infine, il 23 febbraio, le scuole sono state chiuse. Inizialmente dovevano riaprire il 15 marzo, poi il 13 aprile e il 3 maggio, ma ora è molto probabile che riaprano solo nel prossimo anno scolastico. Non c’è stato un periodo preparatorio per le scuole che hanno dovuto tuffarsi nell’educazione a distanza da un giorno all’altro. Probabilmente perché è stata colpita più duramente dall’infezione, l’Italia non ha organizzato alcuna assistenza all’infanzia per i figli degli operatori coinvolti nell’emergenza , i genitori ne sono stati resi pienamente responsabili. Per quanto riguarda i programmi scolastici, le scuole hanno alcuni gradi di autonomia e nello specifico definiscono un piano triennale della loro offerta educativa. A causa dell’emergenza, le scuole hanno organizzato attività di peer training per gli insegnanti per aiutare tutti a diventare digitalmente fluenti. Il Ministero, ha fornito linee guida molto generali con pochi giorni di ritardo, ma la maggior parte del lavoro è stato fatto a livello scolastico. In generale, le scuole hanno iniziato a utilizzare il registro digitale come base comune per i compiti a casa e la comunicazione con le famiglie, poi la maggior parte della scuola si è abbonata a piattaforme digitali come Google Suite, Microsoft Teams o Edmodo. Ci sono discussioni importanti su come le grandi piattaforme utilizzernno i dati che stanno raccogliendo e se siano conformi alle normative europee sulla privacy. In generale, si stima che il 6% degli studenti non abbia raggiunto l’istruzione a distanza.

Secondo i dati Istat, il 12,3% dei ragazzi tra i 6 e i 17 anni (850.000 in termini assoluti) non ha un computer o un tablet a casa. La metà di coloro che non ne hanno uno si trova nel Sud Italia, dove il problema riguarda quasi il 20% dei ragazzi. Inoltre, il 57% di chi ne ha uno, deve condividerlo con gli altri. Il Ministero dell’Istruzione ha effettuato un’indagine per capire come le scuole stanno affrontando l’utilizzo delle piattaforme digitali e quanti studenti non sono in grado di seguire le lezioni per mancanza di connessione e dispositivi. Sulla base dei primi dati sono stati stanziati 85 milioni di euro per l’acquisto di ciò di cui le scuole hanno bisogno. In pochi giorni il denaro è stato trasferito alle scuole, ma ora ci sono stati problemi dovuti all’aumento della domanda. A Torino il Comune ha avviato un progetto di Solidarietà Digitale, chiamato TorinoCityLove, e ha sostenuto le scuole in diversi modi: organizzando un mercato virtuale per la donazione di PC alle scuole, raccogliendo donazioni di PC Università e aziende, concordando con gli operatori TELCO la donazione di una connessione internet a 500 studenti.

C’è una lunga discussione e molte lamentele sul ruolo dei genitori nel sostenere i bambini con i compiti a casa. Ora, molti genitori si lamentano per i troppi compiti a casa, mentre altri non hanno abbastanza tempo per le lezioni sullo schermo. Molte scuole hanno offerto incontri online ai genitori per prepararli alla gestione delle lezioni online e chiedere loro di collaborare. La maggior parte degli studenti dell’ultimo anno di scuola si sente triste. Uno di loro ha detto: “Mi rende un po’ triste il fatto che avrei potuto fare l’ultimo giorno di scuola nella mia vita senza nemmeno sapere che era l’ultimo”. In generale, nelle scuole avevano sperimentato un po’ di disordine nei primi giorni perché ogni insegnante organizzava le lezioni per conto proprio, ma apprezzavano ogni sforzo fatto da scuole e insegnanti. Tuttavia, per la maggior parte di loro è molto difficile frequentare le lezioni perché condividono il computer con fratelli, sorelle o genitori. In generale gli studenti sentono molto la mancanza della scuola.

Alcuni insegnanti che lavorano con i giovani migranti stanno costruendo relazioni più profonde con i loro studenti. Inoltre, stanno usando WhatsApp e altri strumenti digitali per creare collezioni virtuali utilizzando le fiabe dei loro paesi d’origine. Vedi l’esempio qui: https://www.thinglink.com/scene/1301646203900919811

Le università italiane hanno preso decisioni autonome sulla chiusura prima che fosse resa obbligatoria. Gestiscono l’insegnamento a distanza utilizzando diverse piattaforme come Teams, Moodle, Adobe o anche YouTube. L’e-learning era già stato utilizzato e ora è stato reso più diffuso. La rete nazionale di ricerca che collega tutte le Università ha registrato un aumento di circa il 60% del traffico.

Ungheria

BAndiera Ungherese

Le scuole sono chiuse da lunedì 16 marzo. Il Primo Ministro lo ha annunciato in un discorso televisivo, in cui lo ha definito ordine di lavoro digitale invece che chiusura delle scuole. L’accordo non ha una data ufficiale di chiusura, ma l’ipotesi comune è che continuerà nell’anno scolastico 2020/2021. L’annuncio è stato fatto alle 20.30 del venerdì e ha obbligato le scuole ad avviare questo ordine di lavoro digitale il lunedì mattina, mentre ai bambini è stato vietato l’accesso agli edifici scolastici. Hanno allentato le regole qualche giorno dopo per consentire ai figli dei lavoratori essenziali di usufruire della scuola per la cura dei bambini.

Gli insegnanti sono obbligati dall’autorità scolastica nazionale a fornire un vero e proprio insegnamento digitale per il numero di lezioni obbligatorie e a seguire meticolosamente il programma scolastico. Ciò significa che gli studenti sono a scuola in modalità digitale dalle 8 del mattino fino al primo pomeriggio e hanno “compiti a casa” che sono obbligati ad inviare agli insegnanti. Questo crea una situazione quasi impossibile nelle famiglie con più di un figlio, soprattutto se uno o entrambi i genitori hanno bisogno di lavorare anche da casa. Nella maggior parte delle scuole non esiste una piattaforma unica utilizzata dagli insegnanti, quindi molti studenti e i loro genitori hanno difficoltà a utilizzare più piattaforme in un solo giorno. La maggior parte degli insegnanti non è addestrata e non ha esperienza nell’apprendimento digitale. Non ricevono ufficialmente un supporto professionale, ma c’è molto supporto auto-organizzato, soprattutto su Facebook. Tuttavia, secondo i dati della ricerca, circa il 20% degli studenti non può e non è stato raggiunto da queste disposizioni digitali a causa della mancanza di dispositivi o di connessione a internet. In circa un altro 20% delle famiglie non ci sono possibilità di connessioni multiple con un solo dispositivo adatto. Molte famiglie sono state costrette ad acquistare anche delle stampanti, poiché la maggior parte delle attività, soprattutto i compiti a casa, devono essere stampati, scritti a mano e rispediti come foto. Non c’è una soluzione statale o comunale per questo problema, ma alcune ONG cercano di portare dispositivi e collegamenti Alcuni comuni hanno introdotto visite alle famiglie non collegate per vedere se gli studenti sono effettivamente in casa dalle 8 alle 16 nel caso degli studenti delle elementari e dalle 8 alle 14 nel caso delle medie. Se non sono in casa, viene registrata la loro “assenza ingiustificata dalla scuola”. 5 giorni di assenza ingiustificata portano al ritiro del sostegno familiare per un anno, e queste sono famiglie che ne hanno veramente bisogno.

Gli esami finali della scuola secondaria, la cosiddetta “maturità” (“Matura” in lingua originale), dovrebbero iniziare il 5 maggio, e non c’è una decisione ufficiale sulla loro organizzazione al dell’articolo, il 13 aprile. Per quanto riguarda la formazione professionale, gli studenti, che hanno una pratica obbligatoria, non potranno superarla.

Anche le università sono chiuse, sono state chiuse l’11 marzo e gli studenti non possono entrare negli edifici. La maggior parte delle università ha iniziato questo periodo con una breve pausa di emergenza di qualche giorno seguita da una pausa primaverile che si è tenuta prima del normale, quindi ci sono state circa 3 settimane per prepararsi al passaggio alla formazione a distanza. Nelle università le sfide più grandi sono la mancanza di esperienza degli insegnanti e la chiusura delle biblioteche, poiché la maggior parte del materiale di studio in ungherese è disponibile solo in copie fisiche. Molti studenti si aspettano di non essere in grado di terminare i loro studi perché non possono terminare la loro tesi, non possono fare il lavoro di laboratorio o – in caso di doppia formazione – la loro pratica. Alcune università sperano in una possibilità di riapertura e hanno ufficialmente prolungato il semestre fino al giorno prima dell’inizio di quello nuovo, a settembre.

Olanda

Bandiera olandese

Il 15 marzo il governo olandese ha deciso di chiudere le scuole, prima fino al 6 aprile, ma in seguito questo periodo è stato prorogato fino a dopo le vacanze di primavera, il 4 maggio per alcune scuole, l’11 maggio per la maggioranza. Le scuole medie e superiori non saranno completamente aperte anche dopo quel periodo, molti dirigenti scolastici riferiscono che saranno aperte solo per gli esami di fine anno. Gli esami finali che determinano gli ulteriori percorsi di studio per gli studenti sono stati aboliti per quest’anno, e gli studenti saranno valutati sulla base del loro lavoro scolastico a lungo termine. Questo ha allentato la pressione sia sulle scuole che sulle famiglie. Il programma della scuola primaria permette agli scolari di recuperare il ritardo anche se saltano la scuola per qualche mese, quindi i genitori hanno ricevuto per lo più consigli sulla pratica della lettura e sul sostegno al benessere. È stato anche di aiuto il fatto che a questi bambini non sia stato esplicitamente consigliato di rimanere a casa e che i parchi giochi siano stati aperti. Per i ragazzii più grandi, gli insegnanti hanno progettato e fornito insegnamento e apprendimento online. In questo campo ci sono stati problemi di equità nell’accesso per gli studenti provenienti da ambienti svantaggiati. I comuni più grandi, come Amsterdam e Rotterdam, hanno fornito migliaia di computer portatili e tablet alle famiglie svantaggiate. Tutte le scuole sono state obbligate a rimanere aperte per i figli di genitori che non potevano organizzare la cura dei bambini e per quelli che svolgono professioni vitali, e lo hanno chiesto esplicitamente. Alcuni direttori scolastici hanno incentivato le famiglie più svantaggiate a sfruttare questa opportunità e a mandare i loro figli a scuola.

Alcune università hanno deciso di passare all’insegnamento principalmente o completamente online anche prima del 15 marzo, ma dopo questa data tutte le università sono rimaste chiuse. Per loro c’è stato un periodo di preparazione, che in molti casi è coinciso con le vacanze di metà trimestre. Mentre le scuole aprono a maggio, le università hanno annunciato di rimanere chiuse per il resto dell’anno accademico, e alcune stanno pianificando un semestre parzialmente online anche per il prossimo semestre. Ciò è dovuto in parte al gran numero di studenti stranieri, molti dei quali sono andati a casa per gli esami di metà anno e sono ora bloccati in altri Paesi e perché si devono evitare il più possibile numerosi spostamenti con i mezzi pubblici. Il fatto che attualmente i ristoranti possono essere aperti solo per il take away e la consegna ha colpito duramente anche gli studenti universitari svantaggiati. Le borse di studio per gli studenti (degli studenti internazionali) sono legate a un minimo di 56 ore al mese di lavoro, e con molti studenti che lavorano nei settori dell’ospitalità e della ristorazione in quanto l’occupazione è flessibile, molti non solo stanno perdendo il loro stipendio, ma di conseguenza anche il loro sostegno finanziario governativo. Anche per gli studenti olandesi perdere le finanze è un grosso problema. Alcuni studenti hanno anche problemi a seguire le lezioni online a causa della mancanza di Wi-Fi e laptop. I test sono una sfida per la maggior parte delle università, poiché non tutti i test possono essere condotti online (test orientati alla pratica). In collaborazione con le commissioni esaminatrici si stanno cercando soluzioni alternative e innovative. Per il prossimo anno, molto deve essere investito in un ulteriore coaching e mentoring dei primi anni. Se il primo semestre sarà online, l’impegno e la connessione saranno una grande sfida. Un altro problema sono i tirocini. Per la formazione professionale e le scuole universitarie professionali questo è un grosso problema, poiché la maggior parte dei tirocini è stata temporaneamente cancellata o posticipata. Per gli studenti che non possono laurearsi in tempo a causa della crisi e/o che hanno un ritardo a causa dell’annullamento dei tirocini, il governo ha annunciato un indennizzo.

Svezia

Bandiera svedese

Le università e le scuole secondarie superiori sono chiuse da metà marzo, ma le scuole materne, elementari e medie sono aperte. Non vi è alcuna raccomandazione da parte del governo di chiudere le scuole, ma c’è la possibilità che un dirigente scolastico decida di chiudere una singola scuola. Il governo ha anche apportato modifiche alla legislazione per consentire di decidere molto rapidamente una serie di azioni se la situazione dovesse peggiorare, come il cambiamento delle modalità, la possibilità di programmare l’istruzione nei fine settimana e la sera, il cambiamento dell’ultimo giorno per gli esami finali, ecc.

I motivi per mantenere aperte le scuole sono molteplici:
– per evitare la perdita di competenze in settori critici come l’assistenza sanitaria, se i genitori sono costretti a rimanere a casa con i loro figli-
– il benessere dei bambini
– per assicurare un’istruzione equivalente
– la consapevolezza che i bambini piccoli non sono così vulnerabili per i Covid-19

Quando le università e le scuole secondarie superiori hanno chiuso, è successo molto rapidamente. Alcune università avevano deciso autonomamente di chiudere la settimana prima che il governo, il 17 marzo, decidesse di chiudere tutti gli istituti di istruzione superiore a partire dal 18 marzo.

I programmi di studio saranno seguiti, anche se tutti i test nazionali nelle scuole secondarie superiori sono stati cancellati. Non abbiamo gli esami finali, quindi tutti gli studenti sono esentati dal diploma come previsto, ma naturalmente non ci saranno grandi festeggiamenti.

Il test attitudinale scolastico è stato cancellato e di conseguenza, alcuni giovani che hanno questa come seconda possibilità se i loro voti non li lasciano entrare nell’istruzione che desiderano, rischiano di non poter iniziare gli studi universitari dopo l’estate. D’altra parte, il governo ha aumentato il numero di studenti per far fronte alla prevista disoccupazione. (Abbiamo un limite al numero di studenti).

Molti ricercatori hanno iniziato a raccogliere dati dagli studenti e dagli insegnanti su come vivono questo cambiamento e alcuni rapporti sono già stati pubblicati. La trasformazione in insegnamento digitale/on-line è andata sorprendentemente bene sia nelle università che nelle scuole secondarie superiori. Grazie al fatto che i sistemi di gestione dell’apprendimento e gli strumenti di videoconferenza erano già presenti nella maggior parte delle istituzioni, l’insegnamento ha potuto passare all’insegnamento a distanza più o meno da un giorno all’altro. Tuttavia, il personale docente è stato sottoposto ad una forte pressione non solo per la padronanza della tecnica, ma anche per l’adozione e lo sviluppo della pedagogia. Le sfide maggiori sono legate alla competenza, alla formazione professionale e alla valutazione. Ci sono molte iniziative per sostenere l’insegnante, per condividere le migliori pratiche e le risorse sia a livello istituzionale che nazionale. Un certo sostegno è organizzato dall’Agenzia Nazionale Svedese per l’Educazione.

Gli studenti delle università sono abbastanza soddisfatti dell’istruzione online, ma gli manca l’interazione sociale. Alcuni studenti con bisogni speciali riferiscono di beneficiare effettivamente dell’apprendimento on-line, ma allo stesso tempo altri hanno grandi difficoltà e rischiano di abbandonare la scuola.

Dalle scuole secondarie superiori, ci sono alcuni rapporti sul miglioramento della frequenza tra gli studenti dopo la trasformazione in formazione a distanza. A seguito della raccomandazione di rimanere a casa anche con il minimo sintomo di un raffreddore, l’assenza nelle scuole è aumentata. Inoltre, alcuni genitori hanno tenuto i figli a casa dalle scuole perché non erano d’accordo con le decisioni prese dalle autorità. Per far fronte a queste ultime è stata condotta una massiccia campagna di informazione rivolta ai genitori, che ha spiegato le motivazioni della strategia, ma ha anche ricordato che la frequenza scolastica è regolata dalla legge. Questo è stato tradotto in 10 lingue diverse e sembra aver avuto un effetto positivo sulla frequenza scolastica.

Ci sono anche notizie di bambini che vivono in famiglie disfunzionali che soffrono di questa situazione; c’è stato un aumento della violenza nei rapporti stretti così come degli abusi sessuali sui bambini. C’è una grande pressione sulle linee di assistenza per i bambini e i giovani.

Malta

Bandiera Malta

Come molti altri paesi del mondo, la pandemia di Covid-19 ha colto le autorità preparate in alcune zone e totalmente impreparate in altre. Fortunatamente per Malta la forte infrastruttura ICT con una copertura del 99% del territorio grazie all’accesso a Internet a banda larga su rete fissa e telefonia mobile 3G/4G completa di Internet a banda larga senza fili ha supportato il passaggio rapido dall’istruzione in classe all’istruzione online al 100% nella seconda settimana di marzo. Tuttavia, il sostegno agli studenti vulnerabili che devono affrontare le sfide a casa, il Ministero dell’Istruzione e dell’Occupazione (MEDE) nell’aprile 2020 ha annunciato un programma per sostenere tali studenti con accesso gratuito a Internet e computer portatili. Inoltre, forse per una coincidenza, nel marzo 2020 il Malta College of Arts, Science and Technology (MCAST) e la Foundation of Social Welfare Standards (FSWS) hanno deciso di rafforzare la loro collaborazione per migliorare il benessere dei giovani ad alto rischio di esclusione sociale. L’Istituto per l’educazione MEDE ha annunciato corsi online gratuiti per genitori ed educatori. MEDE ha anche annunciato un think-tank con rappresentanti di alto profilo della società sull’educazione post Covid-19 a Malta.

Austria

Bandiera Austriaca

Le scuole sono chiuse dal 16 marzo e si prevede che apriranno parzialmente a fine maggio, a partire dalle classi dei diplomati e dalle scuole elementari. La chiusura delle scuole è stata annunciata solo pochi giorni prima, quindi le scuole hanno avuto poco tempo per prepararsi. Dopo la chiusura delle scuole, le lezioni si sono svolte in forma indebolita e la maggior parte delle interazioni si è spostata verso le classi online e l’insegnamento a distanza. Gli insegnanti e i dirigenti scolastici svolgono i loro compiti ufficiali e gli alunni del livello primario e secondario inferiore, che non hanno la possibilità di assistenza a casa, vengono accuditi presso la sede della scuola. Su consiglio del Ministro della Pubblica Istruzione, gli insegnanti non dovrebbero insegnare nuovi contenuti didattici durante le attuali chiusure scolastiche, ma dovrebbero solo ripetere e consolidare ciò che è già stato appreso o insegnato – per evitare di lasciare a casa coloro che non hanno la possibilità di un sufficiente supporto parentale o di attrezzature tecniche.

Secondo un sondaggio della rete educativa “Teach for Austria”, nelle scuole di Vienna, della Bassa Austria e dell’Alta Austria, fino a un quinto degli alunni non è raggiunta agli insegnanti. Molti giovani non dispongono dell’hardware necessario e della corretta gestione delle diverse piattaforme di e-learning, né del supporto dei genitori o di altri assistenti. In particolare all’inizio c’era un’enorme varietà di strumenti e piattaforme diverse utilizzate dagli insegnanti anche nella stessa classe, ma ci sono tentativi di evitare tale disordine a mano a mano che la scuola viene chiusa più a lungo.

Il governo austriaco ha fornito circa 12.000 computer e tablet per gli alunni che non hanno un PC o un portatile a casa, secondo una valutazione delle esigenze del Ministero dell’Istruzione. Tuttavia, il provvedimento è rivolto solo agli studenti federali e la scuola sotto l’autorità dei Länder non ha questa possibilità. Il ministero ha fornito in prestito attrezzature per questi alunni a partire dall’inizio di maggio e a tale scopo saranno utilizzati fondi di bilancio fino a 5,5 milioni di euro. L’attrezzatura sarà prestata fino alla fine dell’anno.

C’è un’ampia gamma di materiale di supporto e consigli pratici su come i genitori potrebbero effettivamente sostenere la scuola a casa e su come potrebbe essere il loro ruolo, oltre a prove parziali su come i genitori percepiscono la situazione dal loro punto di vista. Inutile dire che la formazione a distanza che si svolge nelle case private e nelle famiglie ha messo un enorme sforzo supplementare e responsabilità sui genitori, che sono messi in difficoltà dal lavoro a domicilio allo stesso tempo o mantengono il loro obbligo professionale in altre difficoltà.

Le lezioni per le classi che lasciano la scuola (“Maturità” – “Matura” in lingua originale) sono iniziate il 4 maggio 2020, dopo di che gli studenti maturi riceveranno tre settimane di preparazione mirata nelle scuole. In generale, la “Maturità” consiste in una parte scritta e una parte orale dell’esame. Mentre la parte scritta dovrebbe iniziare il 25 maggio 2020, nonostante i problemi che si manifestano a causa del breve tempo di preparazione, quest’anno si rinuncerà alla parte orale per motivi eccezionali, a meno che un candidato non desideri essere esaminato oralmente in una o più materie (modello di opzione). Le prove scritte di maturità si svolgeranno solo in tre aree d’esame, mentre il rendimento complessivo dell’ultimo anno scolastico sarà incluso nella valutazione, cosa che non avviene normalmente. Ciò significa che lo sforzo durante l’ultimo trimestre viene premiato e i voti del certificato di maturità non dipendono da un singolo esame.

Contemporaneamente alle classi che lasciano la scuola, le scuole professionali e le università riprenderanno l’insegnamento scolastico. Nella formazione professionale, la formazione che comprende attività speciali di laboratorio o workshop può essere sostituita da offerte di formazione a distanza organizzate in modo speciale, per eviatre che siano completamente tralasciate. Se necessario, le lezioni pratiche sono rinviate alle vacanze estive o all’anno accademico successivo. Poiché la formazione professionale e l’apprendistato sono organizzati sotto la responsabilità condivisa tra le scuole professionali e le imprese, in particolare per le parti pratiche, l’effettiva attuazione della formazione complementare sarà coordinata con il settore aziendale, ma l’anno di apprendistato può essere completato in ogni caso. Se necessario, gli esami saranno organizzati online o nelle scuole professionali per i singoli casi, queste ultime nel rispetto delle norme igieniche.

Dopo la fine delle lezioni e delle scuole e istituti professionali, l’insegnamento nella scuola dell’obbligo (scuola primaria e secondaria inferiore, 18 maggio 2020) e nella secondaria superiore (3 giugno 2020) riprenderà in modo graduale. Come principio di base in tutti i gradi, l’insegnamento sarà in gruppi divisi e alternando piani di studio con elementi di lezioni a domicilio e lezioni scolastiche, al fine di sostenere il più possibile l’allontanamento sociale nelle scuole. Le norme igieniche, compreso l’uso di maschere nelle aree scolastiche al di fuori delle classi, devono essere rigorosamente rispettate. Di fronte alla situazione attuale, i piani di studio nazionali dovrebbero essere mantenuti flessibili e l’attenzione dovrebbe essere piuttosto rivolta alla conclusione del trimestre e alla preparazione dei voti successivi, piuttosto che all’insegnamento di nuove materie con tutti i mezzi. I nuovi contenuti e i nuovi ritmi d’insegnamento devono essere ridotti per il tempo che rimane per consentire piuttosto, per contratto, un migliore consolidamento di ciò che è già stato acquisito e per una maggiore diffusione di forme di apprendimento individualizzate e auto-dirette. Gli alunni che appartengono ad un gruppo a rischio continuano ad essere supervisionati attraverso l’apprendimento a distanza, se i loro genitori lo desiderano.

Per il settore universitario, questo piano graduale significa che per il momento l’insegnamento continuerà ad essere implementato come apprendimento a distanza, che le possibilità di tenere esami, ad esempio tramite videoconferenze, saranno esaurite e che la ricerca continuerà – per quanto la situazione locale lo consenta. Non ci saranno eventi accademici o conferenze di alcun tipo, anche in conformità con la situazione giuridica generale e, in ogni caso, le necessarie regole di condotta si applicano anche nel settore universitario (mantenimento della distanza, limitazione del numero di persone, protezione della bocca e del naso, ecc.) A partire dall’inizio del mese di maggio, l’attività delle università sarà gradualmente ripresa. Il Ministero federale dell’educazione, della scienza e della ricerca ha emanato raccomandazioni uniformi per tutte le università. Tuttavia, le singole istituzioni sono libere di adattare le loro procedure specifiche alle specifiche condizioni locali.

L’Università di Vienna, che rappresenta la più grande università completa dell’Austria e dei paesi di lingua tedesca, ha ora ufficialmente esteso l’apprendimento a domicilio fino al 30 giugno 2020 – ciò significa che non ci saranno più lezioni frontali nell’attuale periodo. Al più tardi dopo Pasqua, l’apprendimento a domicilio dovrebbe essere implementato in tutti i corsi da tutti i docenti. Tuttavia, non esistono linee guida standardizzate per l’attuazione della formazione a distanza a livello accademico. Spetta ai docenti stessi quali strumenti tecnici e metodi utilizzare. Il Centro per l’insegnamento e l’apprendimento dell’Università di Vienna fornisce una guida e un elenco di strumenti per l’implementazione dell’apprendimento a distanza sulla loro homepage.

Attualmente non esiste una visione d’insieme delle percezioni, delle difficoltà e delle sfide degli insegnanti nell’affrontare l’insegnamento a distanza. Soprattutto all’inizio di questa fase, c’è stato un numero crescente di relazioni su docenti che sono stati sopraffatti dall’implementazione tecnica e non hanno avuto la conoscenza di come tenere le unità online – e questo forse vale ancora di più anche per gli insegnanti a livello scolastico.

Il modo in cui gli studenti affrontano la situazione, quali misure hanno funzionato e quali settori devono essere migliorati è oggetto di uno studio continuo da parte della Facoltà di Psicologia dell’Università di Vienna su incarico del Ministero Federale dell’Istruzione, della Scienza e della Ricerca.

Un’ordinanza amministrativa del Ministro delle Scienze, attualmente in fase di revisione, prevede che, se vi è un diritto al sostegno allo studio nel periodo estivo 2020, questo rimarrà in vigore anche se vi è un impedimento predominante allo studio a causa delle restrizioni relative alla COVID19 sul funzionamento dell’università. Il periodo di sponsorizzazione viene automaticamente prolungato di un semestre.

Regno Unito

Bandiera Regno Unito

Il Regno Unito è stato lento nella risposta a Covid-19 e ha attuato un blocco solo il 23 marzo 2020. Questo è stato meno rigoroso rispetto alla maggior parte degli altri paesi europei e dall’11 maggio è stato ulteriormente alleggerito, soprattutto per incoraggiare le persone a tornare al lavoro “se possono”, anche se molta confusione consiste nell’esatta regolamentazione e nei consigli. Al momento in cui scriviamo (17/5/20), il Regno Unito è generalmente considerato il paese con la peggiore situazione Covid-19 in Europa, con 243.303 casi positivi confermati e 34.636 decessi confermati. Tutte le scuole sono state chiuse il 20 marzo 2020. Non è ancora ufficiale quando le scuole dovranno essere riaperte, ma in un discorso televisivo del 10 maggio 2020, il primo ministro ha annunciato che a partire dal 1° giugno 2020 “al più presto” le scuole potrebbero essere riaperte. In seguito è stato chiarito che ciò avverrà a tappe con alcuni alunni delle scuole elementari prima, altri dopo e gli alunni delle scuole secondarie dopo. Anche se la data del 1° giugno non è ancora formalmente confermata, vi sono resistenze da parte di alcune autorità regionali e cittadine del nord dell’Inghilterra, nonché da parte di diversi sindacati di insegnanti e di molti genitori che ritengono che sia troppo presto. La chiusura è stata applicata a tutte le scuole, compresi gli asili nido e le scuole paritarie. La chiusura delle scuole è stata annunciata il 18 marzo ed è iniziata effettivamente il 23 marzo, quindi le scuole hanno avuto qualche giorno di tempo per prepararsi. Questo è avvenuto due settimane prima della pausa ufficiale di Pasqua.

Il Governo ha chiesto alle scuole di rimanere aperte per i figli dei lavoratori critici e per i bambini vulnerabili, dove possibile. Le linee guide ufficiali affermano: “Ci rendiamo conto che alcune [scuole] potrebbero non essere in grado di farlo, specialmente se hanno gravi carenze di personale. In questo caso, lavoreremo con le aree locali per utilizzare le strutture vicine per continuare a sostenere i bambini fragili e i figli dei lavoratori più vulnerabili”. Per facilitare questo compito, abbiamo apportato modifiche temporanee alla legge per consentire ai bambini fragili e ai figli dei lavoratori in condizioni critiche di frequentare un’altra scuola, su base temporanea, se la loro scuola è chiusa. Grazie alla relativa autonomia delle autorità educative locali e delle accademie (ancora più autonome) e delle scuole paritarie, il modo in cui le scuole e gli insegnanti affrontano l’insegnamento e l’apprendimento a distanza è molto diverso. Il governo ha fornito una guida per l’insegnamento a distanza e l’istruzione a domicilio, ma non sembra essere molto direttiva.

Il Regno Unito ha già uno dei maggiori divari di rendimento tra studenti svantaggiati e non svantaggiati e molte organizzazioni ed esperti hanno evidenziato come la situazione attuale non farà altro che peggiorare questa situazione a causa della disparità delle condizioni di studio e di sostegno a casa loro. Il confronto è stato fatto con la “perdita di apprendimento” annuale che gli studenti subiscono durante le vacanze estive. “La stragrande maggioranza dei ragazzi riduce le proprie conoscenze dal punto di vista accademico durante le lunghe vacanze estive, ma per i ragazzi svantaggiati l’effetto è particolarmente pronunciato: l’evidenza suggerisce che le vacanze estive potrebbero rappresentare quasi i due terzi del divario di rendimento tra i ragazzi ricchi e quelli poveri all’età di 14 anni”. La responsabilità per l’istruzione primaria e secondaria è decentrata alle autorità locali, alle “accademie fiduciarie” e alle stesse scuole (private) e il sostegno dato su questo (e su altri) temi è molto vario. Un divario digitale è diventato ancora più evidente durante la crisi attuale. Il governo centrale ha un programma di sostegno a questi enti decentralizzati, ma non è chiaro quanto questo sia efficace.

Non sono disponibili dati specifici sui genitori, ma dalla grande quantità di indicazioni disponibili sulla fornitura di sostegno per la salute mentale dei genitori e di chi si prende cura di loro (così come dei loro figli) durante la crisi di Covid-19, è chiaro che molti genitori hanno difficoltà ad affrontare la crisi.

Gli esami finali centralizzati che normalmente si svolgono durante l’estate sono stati tutti cancellati. Al momento della scrittura non è chiaro come e quando questi saranno riprogrammati. A scuole, college e università sono state fornite indicazioni abbastanza dettagliate su come procedere con l’ammissione di alunni e studenti ai successivi livelli di istruzione, che dovranno basarsi sul lavoro svolto in precedenza, sugli esami scolastici, ecc.
Gli esami finali centralizzati che normalmente si svolgono durante l’estate sono stati tutti cancellati. Al momento della scrittura non è chiaro come e quando questi saranno riprogrammati. A scuole, college e università sono state fornite indicazioni abbastanza dettagliate su come procedere con l’ammissione di alunni e studenti ai successivi livelli di istruzione, che dovranno basarsi sul lavoro svolto in precedenza, sugli esami scolastici, ecc.

Il governo non ha chiuso ufficialmente le università. Le università del Regno Unito possono prendere decisioni autonome sulle chiusure, quindi la situazione reale è specifica in ogni caso. Tuttavia, a causa delle misure generali di chiusura e di distanziamento sociale, in pratica lo spazio decisionale delle università è stato molto limitato.

Sono disponibili molte informazioni aneddotiche sulle sfide che gli insegnanti devono affrontare per bilanciare l’insegnamento a distanza con il sostegno al benessere e alla sicurezza dei loro alunni in questi tempi difficili e spesso stressanti. Ciò dovrebbe anche essere correlato ai livelli relativamente elevati di povertà e deprivazione infantile nel Regno Unito, dove le scuole/gli insegnanti spesso svolgono un ruolo più ampio nell’alimentazione e nella tutela di molti alunni. Al momento, c’è anche molta preoccupazione per i piani del governo di riaprire le scuole in un momento in cui molti insegnanti non credono che sia sicuro ritornare.

Non sono disponibili dati specifici e anche questo dipende enormemente dalle università, dalle aree di studio (più o meno intensive) e dalle caratteristiche individuali degli studenti. Alcuni dati dimostrano che molti studenti hanno difficoltà ad affrontare l’apprendimento a distanza. Poiché lo svantaggio si presenta in forme e forme diverse, è difficile trarre conclusioni chiare su dove si trovano le difficoltà aggiuntive per gli studenti svantaggiati in questi periodi. Nel Regno Unito, si parla molto delle difficoltà extra degli studenti più poveri che non sono più in grado di lavorare oltre agli studi, poiché la maggior parte dei lavori che svolgono (ad esempio nel settore dell’ospitalità) vengono cancellati, gli studenti che soffrono di problemi di salute mentale e gli studenti che non sono in grado di stare con la famiglia (ad esempio, molti studenti LGBTQ+).

Coronavirus? Lo combattiamo con la formazione a distanza!

Le misure urgenti adottate dalle Regioni per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 hanno creato uno strano effetto nei docenti delle scuole.

Lontano dagli affanni quotidiani questo tempo di sosta forzata può essere un’occasione per riordinare un po’ le idee e fermarsi a riflettere sul proprio lavoro.

Mentre i decisori stanno valutando se rendere meno restrittive le misure, si affaccia la possibilità della didattica digitale a distanza, come possibile sostituta della didattica tradizionale in un tempo di isolamento forzato.

Se guardiamo il positivo, quest’esperienza ci può lasciare una competenza digitale diffusa.

Ecco alcune spunti e soluzioni da tenere presente per poter avviare e continuare delle attività.

Mi raccomando,  ricordiamoci che gli strumenti devono TRASPARENTI: semplici e funzionali!!!

Distinzione tra attività sincrone e asincrone

Le prime sono quelle svolte tra utenti che si collegano allo stesso tempo ad una piattaforma di audio/video conferenza.

Le seconde possono essere utili per condividere materiali, assegnare compiti e monitorare i progressi degli alunni.

Questa distinzione è importante. Quando è meglio preferire le prime alle seconde? Le prime sono da preferire per alcuni lanci di attività, per confrontarsi con tutti gli alunni e per poter avere un riscontro diretto. Esse sono motivanti ma hanno alcuni punti che necessitano di attenzione:

  1. La banda di connessione: per poter avere un’adeguata attività sincrona occorre che tutti gli studenti abbiano una connessione internet adeguata. Per ridurre il traffico dati potrebbe essere utile non trasmettere tutti i video contemporaneamente, utilizzando solo l’audio e la chat condivisa.
  2. Il tipo di servizio ospitante deve essere adeguato a supportare la connessione in contemporanea degli utenti: in una classe solitamente ci troviamo di fronte a 15/20 alunni almeno. Spesso i servizi open source non consentono così tanti utenti.
  3. Imparare a normare l’utilizzo: gli studenti non sono abituati a questa modalità per cui il rischio è che si crei un po’ di sovrapposizione di chat e di audio è notevole: occorre insegnare ad utilizzare lo strumento con calma ed autocontrollo.

Le piattaforme asincrone non hanno queste criticità, permettono di gestire meglio le attività assegnate agli studenti ma mancano di una condivisione in tempo reale, rischiando di essere demotivanti per gli studenti non abituati che si vedono assegnare solo delle cose da fare.

Che fare?

Procedere in sinergia intrecciando le due modalità.

In un primo momento è possibile lanciare le attività attraverso una videoconferenza (o un video registrato) dove si possono collegare tutti gli studenti: questo può essere per un “flash” spiegazione, la presentazione di strumenti, un lancio dell’attività da svolgere o per la revisione finale.

Lo svolgimento del compito può proseguire in modalità asincrona ed essere presentato al docente per la revisione finale (e la valutazione).

Se lo si ritiene necessario ogni studente dovrebbe avere la possibilità di scegliere un momento di confronto con il docente sincrono durante lo svolgimento dell’attività (per avere un feedback o per chiedere chiarimenti).

Consigli utili…

Non dimentichiamo che gli studenti non sono abituati a questo tipo di didattica esclusiva e non è un aspetto da sottovalutare. Devono prendere confidenza con gli strumenti oltre che con i contenuti veicolati dal docente.

Dedichiamo del tempo a presentare lo strumento: se fosse lo stesso per tutti i docenti del consiglio di classe, OTTIMO.

Pianifichiamo le attività in accordo tra i docenti, in modo da non sovraccaricare troppo gli studenti.

Utilizziamo un calendario da avere in condivisione tra consiglio di classe e studenti per poter orientare le lezioni.

Non dimentichiamo i libri di testo digitali: ogni libro ha la sua estensione. Se gli alunni sono riusciti ad attivarlo può diventare un’ottima risorsa.

Quali strumenti?

Per le videoconferenze esistono molteplici strumenti free ed open source:

Senza dimenticare le app che sono disponibili sul proprio smartphone come WhatsApp che consente videochiamate di gruppo fino a 4 partecipanti (per una didattica personalizzata).

Come piattaforme di classe virtuale possiamo scegliere tra le seguenti:

Scegliamone una da utilizzare in accordo con gli altri docenti, presentiamo lo strumento agli alunni e utilizziamo prevalentemente questo supporto.

Per i bambini della scuola primaria potrebbe essere utile Susydiario che permette di preparare con facilità le lezioni e i materiali.

Un ulteriore supporto potrebbe essere quello di costruire un sito web della classe, dove i docenti possono caricare i loro materiali. Per questo esistono servizi online free, primo tra tutti Google Sites, che non necessita di conoscenze informatiche.

E la classe virtuale del REGISTRO ELETTRONICO?

Se il vostro registro le prevede è il momento di utilizzarle: non introducete nuovi strumenti ma utilizzate l’esistente.

Anche il semplice Diario Online per le comunicazioni può andare bene, aggiungendogli uno spazio per l’invio del materiale.

Dove trovo i materiali?

È giunto il momento di utilizzare i materiali a disposizione online e non solo: documenti condivisi, blog di docenti, videolezioni, ecc.

Il web è ricco di materiali di qualità (occorre cercare) e si possono trovare.

Se necessitiamo di canali video eccone alcuni: Khan AccademyYoutube, TED4ed, ecc. Per gli studenti delle superiori è possibile utilizzare i video messi a disposizione dalle università nei loro Mooc.

Sicuramente utile Edpuzzle, per la somministrazione di video online, che si pone in sinergia con le classi virtuali (se non sapete da dove iniziare, partite di qui!)

Di tutti gli strumenti elencati possiamo trovare tutorial online che ci guideranno allo loro scoperta passo a passo.

Non mi resta che augurare a tutti buon lavoro!

Premio Scuola Digitale

L’Istituto Bobbio di  Carignano (TO) invita tutti gli Istituti delle province di Torino e Cuneo sono invitate a considerare la possibilità di partecipare al Premio Scuola Digitale, con un progetto realizzato dagli allievi nel corrente a.s. L’evento che premierà i due migliori progetti, uno per provincia,  si terrà il 3 ottobre prossimo a Carignano.

Nel seguito le informazioni per la partecipazione disponibili anche in formato PDF Premio Scuola Digitale PROTOCOLLATO

Le  iscrizioni  sono possibili anche sul sito dell’Istituto Bobbio: www.iisbobbio.it

 

  1. Il Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca promuove il Premio Scuola Digitale 2018,
    per favorire l’eccellenza e il protagonismo delle scuole italiane e delle studentesse e degli studenti
    nel settore dell’innovazione digitale.
  2. 2. Il Premio Scuola Digitale consiste in una competizione tra scuole, che prevede la partecipazione
    delle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, anche attraverso il coinvolgimento di
    gruppi di studentesse e di studenti, che abbiano proposto e/o realizzato progetti di innovazione
    digitale, caratterizzati da un alto contenuto di conoscenza, tecnica o tecnologica, anche di tipo
    imprenditoriale.
  3. l Premio Scuola Digitale prevede una fase provinciale/territoriale, una regionale e, infine, una
    nazionale.
  4. Possono presentare domanda di partecipazione al Premio Scuola Digitale le istituzioni scolastiche
    del secondo ciclo delle province di Torino-Cuneo, attraverso la candidatura di un solo progetto di
    innovazione digitale, che veda anche coinvolti gruppi di studentesse e studenti frequentanti la
    scuola o neo-diplomati (purché gli stessi abbiano sviluppato il progetto all’interno della scuola
    stessa nell’anno scolastico 2017-2018).
    Al fine di favorire il massimo coinvolgimento di tutte le Istituzioni Scolastiche è prevista, altresì, una
    sezione specifica del Premio Scuola Digitale riservata alle Scuole del Primo Ciclo delle stesse
    province, che si concluderà per quest’anno alla fase provinciale.
  5.  Le scuole possono candidare progetti che propongano, a titolo esemplificativo, modelli didattici
    innovativi e sperimentali, percorsi di apprendimento digitale curricolari ed extracurricolari,
    prototipi tecnologici e applicazioni, idee/proposte imprenditoriali, progetti di ricerca, nell’ambito
    dei settori del making, coding, robotica, internet delle cose (IoT), gaming e gamification, laboratori
    impresa 4.0, creatività (arte, musica, patrimonio culturale, storytelling, tinkering), inclusione e
    accessibilità, STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica).
  6. Le candidature dovranno essere presentate dalle istituzioni scolastiche a partire dalle ore 8 del
    giorno 1 giugno 2018 ed entro e non oltre le ore 12 del giorno 30 giugno 2018 compilando gli
    appositi forms, reperibili ai seguenti link:
    SCUOLE SECONDARIE DI SECONDO GRADO https://goo.gl/forms/zXZ8uYYUmLbaa3Si2
    SCUOLE DEL PRIMO CICLO https://goo.gl/forms/edz3HvevZhXzrK063  Le scuole candidate dovranno comunicare i dati richiesti per la partecipazione al Premio, una breve scheda descrittiva del progetto candidato e la documentazione relativa, che dovrà essere preventivamente caricata su file hosting interni o esterni alla scuola, liberamente accessibili alla giuria e al Ministero, non visibili ad altri soggetti e disponibili per almeno 1 anno, comunicando il relativo link nell’apposito campo del form. La documentazione da caricare consiste obbligatoriamente in un video della durata massima di 3 minuti di presentazione del progetto candidato e preferibilmente di altra documentazione utile (testi, foto, ecc.). Le istituzioni scolastiche partecipanti devono, inoltre, corredare la documentazione anche con una dichiarazione del dirigente scolastico con cui si attesta che sono state acquisite tutte le liberatorie necessarie in caso di utilizzo di immagini o voci di persone fisiche (se minori, le liberatorie devono essere necessariamente firmate dai genitori e conservate dalla scuola) e da una liberatoria allapubblicazione del videoclip, delle foto, dei testi, delle descrizioni.
  7. Il Premio verrà attribuito da una Giuria di esperti, che opererà sulla base dei seguenti criteri di valutazione:

– valore e qualità del contenuto digitale/tecnologico presentato, in termini di vision, strategia,
utilizzo di tecnologie digitali innovative (punti 30);
– significatività dell’impatto prodotto sulle competenze degli studenti e integrazione nel curricolo
della scuola (punti 20);
– potenzialità di sviluppo e ambizione del progetto, attrattività nel settore di riferimento,
fattibilità/realizzabilità/replicabilità (punti 20);
– capacità di coinvolgimento della comunità scolastica e locale (punti 20);
– qualità e completezza della presentazione (materiali a supporto: punti 10).
La Giuria sceglierà n. 8 progetti finalisti (4 per la per la provincia di Torino e 4 per la provincia di
Cuneo), che parteciperanno all’iniziativa finale interprovinciale, che si svolgerà in data 3 ottobre
2018, dalle ore 9 alle ore 13, presso il Teatro Cantoregi, via Sebastiano Fricchieri 13 – Carignano
(TO)
Durante tale giornata i progetti finalisti saranno presentati dalle studentesse e dagli studenti
attraverso appositi pitch, supportati da video, della durata indicativa di 6’ per scuola (3 minuti di
video + 3 minuti di pitching).
Al termine di tutte le presentazioni saranno scelti dalla Giuria 2 progetti a livello interprovinciale
(uno per la provincia di Torino e uno per la provincia di Cuneo), che saranno ammessi alla
successiva fase regionale.
Il progetto vincitore a livello regionale parteciperà alla sessione finale nazionale del Premio.

8. I due progetti vincitori riceveranno un premio consistente in 1500 euro da investire in progetti
digitali, mentre gli altri progetti finalisti riceveranno premi consistenti in attrezzature digitale.
Il progetto vincitore del Premio Scuola Digitale- Sezione Primo Ciclo riceverà un premio consistente
in materiale digitale per un valore di 1000 euro I migliori n.5 progetti partecipanti alla sezione specifica del Premio Scuola Digitale riservata allescuole del primo ciclo saranno segnalati dalla Giuria e riceveranno una menzione di merito.
9. La Scuola Polo organizzerà attività di animazione rivolte a tutte le istituzioni scolastiche del
territorio al fine di favorire la massima partecipazione al Premio.
10. Per informazioni e assistenza è possibile rivolgersi alla Prof.ssa Nadia Galliano
premioscuoladigitale.to.cn@gmail.com cell. 3346735036

iPad a 299 dollari e una cover in stile netbook per rilanciare Apple nelle scuole

Apple USA ha annunciato una nuova versione di iPad con un prezzo di 299 dollari riservato alle sole istituzioni scolastiche. Si tratta della nuovissima versione di iPad 9.7, appena uscita in questi giorni,  a cui viene applicato uno sconto di circa il 10%. Oltre al prezzo speciale, in collaborazione con la Logitech, è stata sviluppata una interessante cover rigida con tastiera (99$) che trasforma l’iPad in un robusto netbook con tanto di supporto posteriore uguale identico al Surface.

Con questi due elementi di novità l’iPad si propone ora come diretto concorrente di  Notebook, Netbook, Surface e Chromebook. Non più una opzione tablet di lusso ma un vero e proprio PC con prestazioni da UltraBook.

Dal punto di vista delle prestazioni, se rapportato con un PC, l’iPad vince e stravince su tutti i campi. Da noi con meno di 400 euro (iPad+cover) troviamo solo PC convertibili con processore Atom e risoluzione video scadente, anche scegliendo PC senza touch screen (i normali Notebook da 10-11 pollici) è impossibile trovare uno schermo non diciamo Retina ma almeno full HD o un processore equivalente al potente A9 di Apple. Non c’è storia: per avere prestazioni equivalenti con un PC bisogna scegliere un Surface o un UltraBook da almeno 1000 euro!

Ma la vera differenza la fanno le APP. Con un PC oggi possiamo usare solo software vecchio, office e poco più.  I mitici tempi del software didattico per PC sono un ricordo del passato: non ci sono novità da più di 10 anni. Gli sviluppatori di oggi si sono spostati su iOS e su Android e su questi sistemi operativi troviamo una quantità di materiali e software didattico davvero impressionante con una interattività e una usabilità inusitata per qualsiasi PC.

In attesa dell’arrivo, anche da noi, dell’iPad scontato (arriverà?) e della sua cover che lo trasforma in un super-pc possiamo fare una ricerca sull’app-store di Apple per renderci conto della ricchezza di contenuti: andiamo con il browser su https://itunes.apple.com/it e cerchiamo app per materia, ambito e così via (non inseriamo parole troppo specifiche come “didattico” “scuola” ma solo il nome dei contenuti e delle materie che ci interessano). La quantità e la qualità di APP presenti per ogni ambito di qualsiasi materia è davvero impressionante e molte APP sono pure gratuite. Tra i tanti prodotti troviamo anche le APP delle case editrici e poi libri e video e anche veri e propri corsi universitari e scolastici.

notizia su:

http://mashable.com/2017/03/22/can-apple-win-education-war-with-ipads/

Approfondimento:

www.associazionedschola.it/blog/non-ce-lim-senza-app/

Coding a scuola: formazione online e gratuita con EMMA

#codemooc e’  il corso online, aperto, gratuito (MOOC), che aiuta gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado ad introdurre il pensiero computazionale in classe. L’unico prerequisito è l’entusiasmo dell’insegnante. Non servono particolari competenze pregresse.

Il corso si rivolge a chi vuole introdurre il pensiero computazionale in classe e lo si fara’ durante il corso medesimo, accompagnati dal prof. Alessandro Bogliolo coordinatore della School of information Science and Technology dell’Università di Urbino, coordinatore della Europe Code Week nel 2015. Le lezioni saranno sei e incominceranno il 25 gennaio con un webinar online alle ore 16  e termineranno il 18 aprile

La partecipazione al corso prevedrà il rilascio di un certificato riconosciuto da Universita’ di Urbino.

Il corso viene erogato sulla piattaforma EMMA – il progetto europeo guidato dall’Universita’ di Napoli, Federico II, gia’ ideatrice di iniziative di formaizone online.

Per chi non sapesse cosa e’ un MOOC, è possibile consultare queste slide e le specifiche  pagine informative del Comune di TORINO –  

Per iscriversi occorre:

  1. registrarsi sulla piattaforma EMMA
  2. aprire il corso
  3. iscriversi con il bottone  ENROL

 

Per seguire le notizie raltive al corso sui social network potete fare riferimento al gruppo Facebook e all’hashtag #CodeMOOC

La scuola al bivio – Quali prospettive per la scuola, Torino – 18/set/2014

L’ITCS Sommeiller di Torino e l’Associazione Dschola sono liete di invitarvi al Convegno “La Scuola al Bivio – Quali Prospettive per la Scuola Italiana” 

L’incontro si terrà a Torino il 18 Settembre dalle 14.30 alle 17.00 presso il Teatro Juvarra.

ATTENZIONE: e’ cambiata la sede del Convegno

Nuova Sede: Sala conferenze SocialFare
Corso Palestro 14
10122 Torino
Italy

 Come si fa innovazione a scuola e come si traducono le buone idee in pratiche condivise?
Quali competenze si aspettano l’università e il mondo del lavoro dai nostri studenti?
Come si colloca il sistema scolastico italiano rispetto ai suoi omologhi europei?
Come dovremmo lavorare per dare più opportunità ai nostri ragazzi?Ne parliamo con

  • Juan Carlos De Martin
 Direttore Nexa Center, editorialista “La Stampa”
  • Sergio Duretti

 Direttore generale, CSP, Torino
  • Giulia Gianti, Emanuele Gallo, Eugenio Quarello
 Studenti, ITCS Sommeiller, Torino
  • Marco Gilli

 Rettore, Politecnico di Torino
  • Salvatore Giuliano
, Dirigente scolastico, ITIS Majorana, Brindisi
  • Francesco Luccisano , Capo segreteria tecnica del Ministro dell’Istruzione
  • Francesca Salvadori  *moderatrice

 Insegnante, ITCS Sommeiller, Torino


Introduce
 Giovanni Paciariello

, Dirigente scolastico, ITCS Sommeiller, Torino

Vi invitiamo a bloccare la data sulla vostra agenda e a registrarvi usando questo link
In attesa di incontrarvi, vi inviamo i più’ cordiali saluti

 

Concorso Robotica a Scuola: un’idea per il futuro

L’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte, la Rete Robotica a Scuola e COMAU propongono il concorso “Robotica a scuola: un’idea per il futuro” rivolto agli studenti della scuola secondaria di primo e di secondo grado.

Possono partecipare al concorso Studentesse/Studenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado, statali e paritarie, del territorio nazionale. Il concorso è aperto a team costituiti da 5 Studentesse/Studenti, anche appartenenti a classi diverse e/o istituti e/o gruppi di Studenti e Studentesse delle Consulte Provinciali.

Scadenza il 30 aprile 2013
www.istruzionepiemonte.it/wp-content/uploads/2013/03/CR76.zip