Goodbye LIM

Tra le tante osservazioni critiche sulle politiche scolastiche nazionali contenute nel rapporto OCSE sull’andamento del progetto Scuola Digitale, è particolarmente interessante il calcolo secondo cui, con il trend attuale, sarebbero necessari all’Italia ben 15 anni per raggiungere il livello di diffusione delle lavagne interattive multimediali del Regno Unito, che per parte sua è arrivato a coprire l’80% delle aule.

Marco Guastavigna su
www.laricerca.loescher.it/index.php/attualita/scienza-a-tech/624-goodbye-lim

Il registro elettronico e l’innovazione

Iniziano le lezioni e quest’anno il tormentone mediatico è sul registro elettronico. Entrerà in funzione in molte scuole – tutte si dice, ma vedrete che ci saranno deroghe e rinvii –, apportando una delle tante finte rivoluzioni di cui si cibano i giornalisti e le platee nostrane di telespettatori. In pochi spiegano in cosa consiste per davvero e quali benefici e malefici apporta.
Dato che da un anno e mezzo uso il registro elettronico, provo a spiegare a cosa serve, come funziona e che cambiamenti produce.

Mariano Turigliatto su
www.marianoturigliatto.it/2013/09/il-registro-elettronico.html

Scuola digitale, rimandata a settembre (2015)

Slitta ancora una volta l’introduzione obbligatoria dei testi digitali nell’editoria scolastica. Per il ministro Carrozza, i tempi non sono ancora maturi. Se ne riparlerà nel 2015.
Il ministro all’Istruzione Maria Chiara Carrozza sta per presentare un nuovo pacchetto di misure al Consiglio dei ministri del prossimo 9 settembre. Spicca, secondo fonti informate dei fatti, una significativa revisione del noto decreto Profumo che di fatto allungherà i tempi d’adozione dei testi scolastici in formato elettronico. Nello scorso luglio, lo stesso ministro all’Istruzione aveva incontrato i principali editori scolastici, sottolineando come l’accelerazione impressa all’introduzione dei libri digitali risultasse “eccessiva”.

Leggi gli articoli su Punto Informatico:
http://punto-informatico.it/3883581/PI/News/scuola-digitale-ancora-rimandata.aspx
http://punto-informatico.it/3855302/PI/Commenti/contrappunti-mostri-dell-e-learning.aspx

 

Sic transit gloria web

Negli anni ‘90 i marchi italiani della “New Economy” volavano in Borsa. Oggi sono quasi tutti falliti. Ma i loro inventori sono stra-ricchi, grazie a un gigantesco passaggio di denaro – miliardi di euro – dalle tasche di molti a quelle di pochi.

Trascorso un decennio,  “Il Fatto Quotidiano” fa un bilancio di questa avventura: la new economy italiana si è risolta in una collana di fallimenti e, mentre nel mondo si sono consolidate realtà immense come Google o Facebook, gli imprenditori italiani che in quegli anni hanno fatto più soldi si sono convertiti alla restaurazione analogica.

www.ilfattoquotidiano.it/2013/08/18/new-economy-cosi-bolla-italiana-del-digitale-e-finita-in-mutande/686213/

Buona Lettura