DON MILANI IN DIGITALE: PROPOSTE PER UNA SCRITTURA COLLETTIVA

Don Milani nella scrittura collettiva  è il titolo di una lucida documentazione, con postfazione di Paulo Freire, che può rappresentare un suggerimento metodologico e, al contempo, una sfida motivante nel comprendere il valore aggiunto dell’utilizzo dei sistemi di comunicazione e produzione digitale nella pratica didattica. Vi si trovano molte delle tematiche ri-attualizzate dalle Tecnologie di Informazione e di Comunicazione: l’intelligenza come pratica collettiva di co-costruzione e negoziazione di significati, l’attenzione a stili cognitivi diversificati, il tranello dell’autoreferenzialità, il lavoro di rete e le sue implicazioni democratiche, lo smascheramento della teoria del genio individuale e della proprietà delle idee. Solo che Internet al tempo di don Milani non c’era ancora. Infatti, contrariamente a quanto si potrebbe evincere dalle lodi dei fautori dell’avvento delle cosiddette “TIC”, la scrittura collettiva è diventata famosa nella storia educativa e scolastica proprio attraverso l’esperienza di Barbiana, una piccola scuola di montagna diretta a metà del Novecento da don Lorenzo Milani. 

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METAFISICA DEL LIBRO E COPYRIGHT

Che cos’è un libro?

Quesito semplice ma non banale. Soprattutto nell’epoca di Internet, che sembra avere trasformato sia la scrittura sia lo status dello scrittore secondo modalità per ora troppo fluide e ancora troppo poco regolamentate per essere considerate agenti di un cambiamento radicale. Il web offre peraltro un contribuito notevole anche per chiarire alcune contraddizioni che riguardano tutti i prodotti culturali – non solo quelli on line – che risultano liberati economicamente e metafisicamente, evidenziando come sia la trasmissibilità l’elemento più profondo della loro natura. E’ pertanto da auspicare la migrazione sulla Rete di tutti i prodotti culturali affinché si affranchino dal copyright?

 

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SOFTWARE, MATRIMONI E CONSIGLI DI CLASSE

“Io entro in un caffè a Parigi e siedo a un tavolino. Viene il cameriere e io pronuncio un frammento di una frase in francese. Dico: “Un demi, Munich, à pression, s’il vous plait”.   Il cameriere porta la birra e io la bevo. Lascio del denaro sul tavolo e me ne vado. Una scena innocente ma la sua complessità metafisica è davvero sconcertante, e la sua complessità avrebbe tolto il respiro a Kant se egli si fosse preoccupato di riflettere su tali questioni. Si noti che non possiamo comprendere le caratteristiche della descrizione  che ho appena fornito attraverso il linguaggio della fisica e della chimica. Non c’è nessuna descrizione fisico-chimica adeguata per definire ‘ristorante’, ‘cameriere’, ‘frase in francese’, ‘denaro’ o anche ‘sedia’ e ‘tavolo’, sebbene tutti i ristoranti, i camerieri, le frasi in francese, il denaro e le sedie e i tavoli siano fenomeni fisici. Va osservato, inoltre, come la scena così descritta presenti un’enorme ontologia invisibile. […]. Se, dopo aver lasciato il ristorante, io vado poi ad ascoltare una conferenza o vado a un ricevimento, la dimensione dell’onere metafisico che sto sopportando non fa che crescere; e talvolta ci si può chiedere in che modo lo si possa sopportare”.   

Le questioni sollevate da Searle – studioso contemporaneo di Filosofia della Mente – che tra l’altro potrebbero bene adattarsi anche qualunque momento della vita scolastica, a incarichi, voti, consigli di classe, pagelle, professori, intervalli, anni scolastici, ecc., rimandano a un interrogativo decisamente ampio: come possono animali biologici – quali noi siamo – creare una realtà sociale oggettiva, come il denaro, le promesse, i matrimoni, i software e in generale le istituzioni?

 

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TECNOLOGIE DEL SÉ

Nell’autunno del 1982, nel corso di un seminario, il filosofo Michel Foucault si concentrò sul ruolo della lettura e della scrittura nella costituzione del sé e sulle pratiche attraverso le quali gli individui – da soli o con altri – agiscono sul proprio corpo, sulla propria anima e sui propri pensieri, allo scopo di costruire se stessi come soggetto e trasformarsi. In quel contesto iniziò a sviluppare il concetto di “tecnologie del sé”.

Nel corso di questo intervento intendo suggerire come tale definizione possa essere utilmente ri-contestualizzata e traslata negli attuali contesti didattico-formativi di indirizzo socio-costruttivista, evidenziando l’incrocio – linguistico e non solo – con le attuali Tecnologie di Informazione e di Comunicazione. Che le TIC a Scuola siano allora le benvenute, se possono essere “tecnologie del sé” e costituire ulteriori occasioni per allestire laboratori in cui praticare percorsi di auto-formazione della soggettività improntati all’etica della “cura”, nella direzione di una tensione vigile di un “sé” attento al controllo delle proprie rappresentazioni. E non si tratta di pratiche né strettamente individuali né collettive, quanto piuttosto relazionali e trasversali.

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RACCONTARSI IMPARANDO ATTRAVERSO L’IPERMEDIALITA’

Quella che segue è una proposta per la realizzazione di percorsi didattici per l’insegnamento dell’italiano come lingua straniera (L2) attraverso l’utilizzo dell’ipermedialità applicata alle “storie di vita”. Si tratta di un progetto articolato in due fasi che si intrecciano in un orizzonte comune.

L’assunto teorico da cui prende le mosse, dal punto di vista dell’utilizzo delle tecnologie nella didattica, è che non si dovrebbe “imparare ad usare software” ma “imparare utilizzando software”. Si è pertanto delineato un percorso che prevede l’utilizzo delle tecnologie quali “palestre” per pensare e per imparare, oltre che come occasione di acquisizione di competenze significative per il diritto di cittadinanza e l’ingresso nel mondo del lavoro. La scelta di impostare il lavoro in modo autobiografico si inserisce nel più ampio riconoscimento dell’importanza di riflessioni di tipo meta – per l’acquisizione della lingua, sia ai fini dell’utilizzo nello studio sia per la sollecitazione di abilità logiche multiple, in linea con il crescente riscontro che le pratiche autobiografiche stanno incontrando nel settore educativo.

 

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IMPARARE LE FESTE: ECOMUSEI E DIDATTICA ATTRAVERSO HYPERFILM

Mutamenti radicali di paradigma rispetto al modo di concepire la realtà e la conoscenza – come la prospettiva ermeneutica, le “teorie della complessità” e in ambito psicopedagogico l’approccio costruttivista, sociale e situazionista – hanno contribuito a partire dagli anni ‘60 ad una nuova rivalorizzazione delle tradizioni locali. Due casi emblematici di tradizioni rivissute e rivisitate sono le feste e i musei contadini o etnografici locali, che propongono i due aspetti fondamentali e complementari dell’eccezionalità del festivo e della quotidianità del lavoro. Attraverso feste e musei è pertanto possibile strutturare percorsi didattici di lettura delle dinamiche di cambiamento culturale, sociale, economico e si possono strutturare a scuola processi di pendolarismo culturale tra modelli di socialità e ritualità, nell’ottica infraculturale  propria della formazione scolastica a tutti i livelli.

Una significativa panoramica in questo senso è stata offerta dall’VIII Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana per le Scienze Etno-Antropologiche (A.I.S.E.A.) dal titolo “Festa – Tradizione, Riproposta, Reinvenzione”, la cui sezione dedicata a “Contributi con riferimenti e supporti multimediali, informatici e visivi” ha costituito anch’essa un’interessante  interazione tra sottosistemi culturali. Per quanto riguarda le attività didattiche, sono stati proposti materiali elaborati nel corso di un Progetto di didattica museale nella zona delle Valli di Lanzo, in particolare una restituzione in chiave iperfilmica dell’analisi relativa alla festa patronale di Monastero di Lanzo, dedicata a Santa Anastasia.

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