PENSARE E SCRIVERE ATTRAVERSO IL COMPUTER

Sollecitare l’utilizzo della  videoscrittura nella didattica non significa solo favorire operazioni quantitativamente migliori, più rapide, ma si configura soprattutto come la scelta consapevole dell’insegnante di inserire tale utilizzo in un contesto didattico che ne sviluppi le potenzialità in termini di cambiamenti qualitativi, di  operazioni cognitive, di modi di conoscere e rappresentare il mondo. L’introduzione della scrittura elettronica ha comportato infatti cambiamenti significativi nei modi della conoscenza, nella sua costruzione e condivisione.

Ma qual è dunque nello specifico il valore aggiunto dell’utilizzo odierno della videoscrittura e, soprattutto, quali contesti di apprendimento sono in grado di far sì che le nuove risorse informatiche  possano risultare efficaci? E, ultimo ma fondamentale, efficaci in che senso? Come sempre, risulta innanzitutto fondamentale muovere da una disamina dei contesti reali e dinamici, al fine di affrontare poi nello specifico le questioni relative alla sollecitazione didattica di competenze linguistiche di produzione testuale.

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NARRAZIONI COLLETTIVE IN RETE: ESPERIENZE DIDATTICHE

La scuola ha prontamente raccolto i risvolti educativi delle pratiche di creazione collettiva ispirate alla scuola di Barbiana di don Milani, la cui didattica incentrata sulla priorità dell’apprendimento linguistico in stretta aderenza alla situazione culturale degli studenti si rivela un punto di riferimento metodologico di grande attualità. La novità è che la scrittura collettiva oggi passa tramite Internet, dall’ambito fisico della classe si sposta pertanto alla classe virtuale. L’intervento che segue presenta alcune sperimentazioni didattiche dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e della Scuola in Ospedale.

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La scuola per storie

“Sireâ€?, disse Shahrazà d terminando il racconto, “se questa storia vi è piaciuta, che direste mai di quella del pescatore, che è tanto più bella?â€? (Le mille e una notte)

La teoria culturalistica di Bruner – ad oggi uno dei riferimenti principali nella didattica contemporanea – considera il pensiero, anche quello infantile, come un insieme complesso: da una parte i processi cognitivi mettono in atto regole e procedure, e dall’altra essi costruiscono una realtà  basata sulla narrazione interiore. Si tratta di due tipologie di intelligenza complementari e correlate, di cui la Scuola si deve occupare in modo integrato, per non sollecitare la formazione di studenti competenti ma fragili o, viceversa, maturi sotto il profilo relazionale e sociale ma sforniti di abilità  operative e mentali.
In questo quadro si inserisce anche l’importanza accordata in ambito formativo alla narrazione autobiografica: questo mese nella sezione “TIC e interculturaâ€? della rubrica “Incrociâ€? propongo un percorso intrecciato di insegnamento della lingua italiana agli stranieri (L2) attraverso storie di vita e con il supporto delle Tecnologie di Informazione e Comunicazione. Inoltre, per quanto riguarda la cultura dei Paesi di lingua araba, l’immaginario magico e fiabesco è senz’altro una modalità  spontanea e profondamente radicata.
Tra l’altro, a proposito di storie, vi consiglio un sito che propone una Scuola pensata per storie, nella convinzione che “nessuna attività  umana sia più strutturante la relazione con l’Altro del raccontoâ€?. Cerchiamo anche noi, come la principessa, di salvarci raccontando. Il sultano, dopo che mille e una notte erano passate in questi innocenti passatempi, infatti, disse: “cara Shahrazà d vedo che i tuoi racconti sono senza limiti e oramai da molto tempo mi diverti con essi, sei riuscita a placare la mia ira e rinuncio volentieri, per amor tuo, alla legge crudele che mi ero impostoâ€?. Allora, prolunghiamo fiduciosi la nostra notte con fiabe e racconti …

Laura

Rubrica “Incroci”

Le TIC possono essere “tecnologie del sé” e costituire occasioni per allestire laboratori in cui praticare percorsi di auto-formazione della soggettività improntati all’etica della “cura”? Come possono animali biologici – quali noi siamo – creare una realtà sociale oggettiva, come il denaro, le promesse, i matrimoni, i software e in generale le istituzioni? Sono alcuni degli interrogativi affrontati da  Laura Casulli negli interventi di questo mese sulla rubrica “Incroci”, nella sezione “TIC e iperuranio”.

 

Buona lettura!


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Io se fossi Dio…

Anche quest’anno ho introdotto il corso di “Filosofiaâ€? con la visione di “Matrixâ€?. C’è dentro tutto, in una sorta di déjà  vu visivo (che peraltro nel mondo di “Matrixâ€? è sintomo di un’imperfezione nel programma stesso di simulazione della realtà ): dal sacrificio di Socrate al mito della caverna di Platone, dalla meraviglia aristotelica al dubbio cartesiano sulla realtà , dalla distinzione tra realtà  ed apparenza in Kant e Schopenhauer al nietzschiano amor fati, dallo Zen alla rivoluzione marxista, dalla Bibbia allo spaesamento di Alice, fino alle neuroscienze contemporanee. Attraverso la tematizzazione del rapporto reale/virtuale, necessità /libertà , fisico/metafisico, mente/corpo, ragione/emozione, spazio/tempo, dell’Amore come via verso l’Assoluto, del problema della verità , della felicità , della natura dell’uomo, della tecnica, della conoscenza (e molto altro ancora, che si può trarre ad esempio dalla recente pubblicazione italiana “Dentro la matriceâ€? e da molte altre iniziative di carattere europeo). Ma, soprattutto, la centralità  della Domanda.
“Matrixâ€?, però, piace agli studenti perché si tratta di un epico videogame postindustriale – che pertanto appartiene a quel mondo effimero dell’immagine e della simulazione che vorrebbe stigmatizzare – e sprigiona, ovviamente, un appeal con il quale la Scuola difficilmente può competere. Un decisivo spartiacque generazionale separa infatti da secoli di filosofia scritta e tramandata questi studenti, cresciuti nella disinvolta abitudine a gestire la possibilità  umana di “creazioneâ€?, l’ambiziosa opzione di scelta “diventa Dioâ€?, che non a caso ha fatto pubblicamente capolino proprio nelle storie spaziali e marziali dei videogiochi. Leggi tutto “Io se fossi Dio…”

Fare cose con le parole

Occorre fare attenzione alle trappole che il linguaggio ci prepara perché il mondo delle parole è caratterizzato da arbitrarietà  e da inadeguatezza rispetto al mondo delle cose. ”
J. L. Austin, “Come fare cose con le parole�

A un malato grave i medici fanno sapere che non sono in grado di aiutarlo poiché non sanno diagnosticare la sua patologia. Viene interpellato un luminare della medicina che dopo un’occhiata frettolosa sentenzia: “moribundusâ€?. Alcuni anni più tardi l’uomo va a trovare lo specialista per ringraziarlo: “I mediciâ€? gli dice “mi avevano comunicato che avrei avuto la possibilità  di cavarmela se lei avesse potuto diagnosticare la mia malattia e nel momento in cui lei ha detto “moribundusâ€? ho saputo che ce l’avrei fattaâ€? (B. Skorjanec, “Il linguaggio della terapia breveâ€?, Ponte Alle Grazie, Milano 2000, p. 26).

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LUOGHI DI CONFINE, TIC E PERSONALITA’ MULTIPLA

 

In Internet è possibile far conoscere agli altri solo alcuni aspetti della propria personalità, fare finta di essere un’altra persona, velare la propria vera identità e trarre in inganno gli interlocutori. Questa dinamica può verificarsi, come ovvio,  in tutte le relazioni sociali anche face to face, ma su Internet le possibilità sono amplificate, e in carcere – che per definizione è luogo di deprivazione di esperienze sociali – ulteriormente sollecitate. Tale rischio può costituire tuttavia anche una potente risorsa: poiché la relazione mediatica diventa incorporea, il corpo e il suo linguaggio sono accantonati e le inibizioni finiscono in secondo piano, mentre possono venire alla luce, con una forza prima inespressa , le idee e l’interiorità degli individui.

In questa chiave si spiega anche il recente boom di Internet e dei blog in Iran, dove sono molto forti la repressione della personalità, la censura sui mass media e il controllo sociale, anche della sfera privata. Le TIC, al di là dei rischi,  possono pertanto costituire una risorsa per attivare e sperimentare nuovi aspetti della personalità attraverso la costruzione e l’apertura di universi digitali virtuali, in una dilatazione immateriale del Sé in cui possono con-vivere identità che non trovano altrimenti posto. Come in Iran, e in molti altri “luoghi di confine” specchi della nostra quotidianità frammentata.


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