Tempo fa abbiamo parlato dei giovani Neet, “not (engaged) in education, employment or training“, giovani fra i 15 e i 24 anni che non studiano, non lavorano e non stanno facendo percorsi di formazione. Ocse ha pubblicato ieri una ricerca che ci dà la misura della situazione  italiana. In estrema sintesi: neolaureati poco legati ai bisogni dell’economia e record di giovani che non studiano né lavorano.
In Italia gli adulti laureati sono, in proporzione, meno che negli altri Paesi europei (il 18% di laureati, contro il 37% della media Ocse), con una prevalenza maggiore di laureati in discipline umanistiche: il 30% degli adulti italiani con un’istruzione superiore è laureato in queste discipline, la percentuale più alta tra i Paesi Ocse. L’orientamento dei neolaureati italiani è quindi poco legato ai bisogni emergenti dell`economia: il 39% dei neolaureati di primo livello si è laureato in discipline artistiche/umanistiche, con conseguenze negative per il tasso di occupazione dei laureati, particolarmente tra le donne, più spesso laureate in discipline a basso tasso di occupazione.

È quanto emerge dal rapporto “Education at a Glance 2017 – Uno sguardo sull`educazione” che l’Ocse ha presentato ieri, in tutto il mondo, offrendo risposte, e numeri per illus­trare lo stato dell’­educazione nei Paesi membri dell’organizzazione.

Nel nostro Paese, inoltre, è ancora molto elevata la percentuale di Neet 18-24enni , giovani non impegnati nello studio, nel lavoro né nella formazione: il 26% contro una media Ocse del 14%, peggio dell’Italia c’è solo la Turchia.

Per quanto riguarda l`istruzione tecnica e professionale, la maggior parte dei giovani italiani è iscritta a un percorso di studi a indirizzo tecnico-professionale, un comparto che garantisce buoni tassi di occupazione per i giovani.

Dati che fanno riflettere, in particolar modo ad inizio anno scolastico.

Tra gli altri, due gli ambiti di riflessione per noi docenti; da una parte la correlazione tra scuola e lavoro, azione nella quale gli istituti tecnici e professionali riescono a conseguire buoni risultati (a vedere la percentuale Ocse). In secondo luogo occorre soffermarsi sulla capacità dei docenti di trasmettere la passione per l’apprendimento e per la disciplina: penso davvero che stimolare la curiosità e la voglia di imparare dei nostri alunni sia un investimento significativo . La ricerca presentata da Hattie, il Visible learning for education evidenzia proprio questo particolare: le aspettative degli studenti hanno un ‘impatto estremamente significativo (di tre volte superiore al valore medio).

Le statistiche Ocse fanno riferimento a dati del 2016 o precedenti: si tratta ugualmente riflessioni interessanti.

C’è la speranza che con il progetto ASL (Alternanza Scuola-Lavoro) e con i prossimi interventi di formazione ai docenti si riesca a riequilibrare questa situazione critica.

Per approfondire ecco il link alla sintesi della ricerca Ocse: http://www.oecd.org/edu/skills-beyond-school/EAG2017CN-Italy-Italian.pdf 

Link alla ricerca completa: http://www.oecd.org/education/skills-beyond-school/education-at-a-glance-19991487.htm

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