C’era una volta il sito web scolastico tutto didattica, colori e tanti troppi effetti speciali. imageApparentemente poco istituzionale ma collegato direttamente alle attività didattiche, se non di tutti i docenti almeno di quelli più appassionati alle TIC. Sul sito facevano bella mostra di sé i lavori degli studenti, le foto ed i video realizzati in classe e nelle uscite didattiche se non addirittura intere raccolte di software sviluppate dai docenti.

Poi è arrivata la legge sull’accessibilità e una sua interpretazione integralista ha bandito dai siti delle scuole i lavori dei ragazzi perché non realizzati con tecniche di usabilità e accessibilità. Ma perché mai un cartellone, una presentazione, una ricerca o un ipertesto fatto alle primarie o alle medie dovrebbe essere conforme ai requisiti xhtml+css che lo stesso W3C ha recentemente abbandonato a favore dell’HTML5?

Subito dopo la normativa della privacy ha investito le scuole. Anziché confinare l’adeguamento alla sola segreteria, il fenomeno è stato esteso al web terrorizzando docenti e dirigenti. Da allora le foto ed i video delle gite e dei lavori in classe sono progressivamente spariti e si consigliava addirittura di sfumare i volti dei ragazzi come per le notizie di cronaca nera.

Infine è arrivato il codice per l’amministrazione digitale (CAD) un insieme di norme vecchie e nuove per i siti istituzionali della Pubblica Amministrazione che, con la solita interpretazione avulsa dal contesto, ha esteso alle scuole gli stessi obblighi di un sito Ministeriale o di una agenzia governativa. Ora i siti delle scuole stanno diventando sempre più amministrativi con informazioni su trasparenza, integrità, performance, organigramma, tipologie di procedimento, unità organizzative, scadenze, adempimento procedimenti, qualità dei servizi, retribuzioni dei dirigenti, tassi di assenza, codice disciplinare, contrattazione nazionale, incarichi, tempi e metodi di pagamento, erogazione servizi al pubblico, circolari, bandi di gara, bilancio, albo pretorio, privacy e posta certificata.

Dunque riepiloghiamo: niente lavori degli studenti, niente foto e video realizzati a scuola, niente materiali didattici e niente registro elettronico perché gestito da aziende esterne… in pratica un sito scolastico istituzionale non contiene quasi più niente che interessi le famiglie e gli studenti, gli unici veri utenti della scuola!

Ma i contenuti didattici in rete che fine hanno fatto? E i lavori degli studenti? E le foto e i video dei viaggi di istruzione? Spariti per sempre?

Assolutamente no! Docenti, studenti e genitori sono finiti su Facebook e su YouTube totalmente svincolati da ogni controllo della scuola e con ancora maggiori rischi per la Privacy. Occhiolino

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  1. Stefania Giorello

    …vedo solo ora questa interessantissima novità  e…penso proprio che ne approfitterò!!! Sono un’insegnante di lettere ed anch’io sono appassionata di blog…
    …quindi…arrivederci!!!

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  2. Maria Teresa Panunzio

    Buongiorno, sono una ex-insegnante di informatica e matematica.Ho partecipato per due anni come mentor nel Coderdojo di Biella e la mia prossima iniziativa è relativa a Scratch per dodicenni alla biblioteca dei ragazzi di Biella.Vorrei entrare in contatto con voi.Grazie

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  3. maria teresa panunzio

    Buongiorno, sono una ex-insegnante di informatica e matematica.Ho partecipato per due anni come mentor nel Coderdojo di Biella e la mia prossima iniziativa è relativa a Scratch per dodicenni alla biblioteca dei ragazzi di Biella.Vorrei entrare in contatto con voi

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  4. come si puo pensare di dare queste informzioni e mettere le TIC all infanzia quando già i bambini sono bombardati da TIC e media fuori dalla scuola. La scuola dev essere un luogo dove i bambini devo fare esperienze dirette non farli rincretinire usando il computer o il tablet o schermi Gia a 4 anni alcuni portano le lenti figuriamoci se anche a scuola li mettiamo davanti a schermi illuminati. La scuola pubblica distruggerà la spontaneità dei bambini se continua cosi. Avremo dei sapientoni con cervelli pieni d informazione ma vuoti di ciò che sono le cose piu semplici e naturali.

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    • Gentile Luca,
      concordo con la sua posizione quando afferma che “la scuola deve essere il luogo per far fare esperienze dirette”, soprattutto nella scuola dell’infanzia. Infatti, tale grado di scuola richiede proprio che i bambini imparino a utilizzare tutti i campi di esperienza, come citato nelle Indicazioni Nazionali per il Curricolo del 2012. Questo però non esclude che tale esperienze venga fatta ANCHE attraverso le tecnologie. Sottolineo l’ANCHE che non richiede l’ESCLUSIVITA’. Utilizzare solo le ICT all’infanzia sarebbe patetico, oltre che poco funzionale.
      Inoltre mi permetto di fare il punto sulla MODALITA’. Il rapporto 1:1 con il computer non è un modello per la scuola dell’infanzia, dove il gioco ha la priorità. Non è possibile far utilizzare ai bambini dell’infanzia un dispositivo per ognuno. E’ invece possibile utilizzare i dispositivi in gruppo, usare il proiettore, usare il Coding, usare i video (brevi) , usare le immagini, interagire con la tecnologia.
      Il grande compito della scuola oggi è quello di sviluppare competenza digitale, i docenti devono insegnare a utilizzare le ICT con gli aspetti positivi e gli aspetti negativi (si veda il modello di competenza digitale DIGCOMP). Ovviamente ogni età ha una sua struttura cognitiva e i docenti dovrebbero essere formati per capire come le ICT si possono utilizzare in relazione al livello della scuola. A questo proposito si guardi il modello TCPACK: è molto interessante.
      Ultimo appunto: la creatività. Un uso consapevole delle ICT sviluppa creatività. Non si tratta di un uso istruttorio o procedurale ma l’uso creativo (ad esempio il Coding)
      La scuola potrebbe farne a meno e scegliere di non usare le ICT: ma se questi ragazzi non hanno imparano a utilizzare le ICT in modo intelligente a scuola dove altro possono avere occasione di imparare? La scuola dovrebbe essere maestra di vita, anche nelle ICT.
      Che ne pensa?

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      • D’accortissimo con lei, quindi posso sviluppare il coding unplugged all’infanzia come “utilizzo” delle TIC.?

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        • Mi inserisco nella discussione: per me il coding è e può essere solo plugged!
          Unplugged è qualcos’altro e certamente non ha a che fare con le TIC.
          Coding vuol dire programmare qualcosa: un robot, un tablet un pc, anche un giocattolo educativo programmabile o radiocomandato. ma non la carta e i cartoni!
          Quindi se non ho a che fare con qualcosa di programmabile non posso usare la parola coding.

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