La notizia è di novembre 2017, nella ricerca dell’AGI “Poco connesse e a bassa velocità: le #scuoledigitali sono ancora un miraggio” il Piemonte è finito al 14° posto nella classifica delle Scuole italiane raggiunte dalla fibra ottica (Dati Miur su richiesta di accesso civico di AGI) e la situazione non accenna a migliorare.  Si è portati a dare la colpa all’infrastruttura ma non è così: non siamo una regione solo di montagne e abbiamo una infrastruttura  industriale e tecnologica che molte altre regioni non hanno.

In Piemonte, più che in ogni altra regione, troppi soggetti esterni alle scuole si prodigano, oramai da decenni, in progetti che promettono best practices a profusione e che poi, nel migliore dei casi, sistemano qualche realtà; ma, difficilmente, fanno veramente la differenza. Siamo partiti nel 2000 con progetti colossali e che coprivano a tappeto tutte le scuole (quindi funzionanti) per poi passare a una fase di piccoli progetti che fanno tanto eccellenza ma non sono sempre in grado di reinvestire il know-how, per poi arrivare ad un delirio di progetti uno via l’altro. Questi progetti non fanno più sistema: sicuramente non sistemano tutta la regione ma neanche un Istituto, neanche un intero plesso, se va bene aiutano qualche classe! Così le aule senza nessun tipo di tecnologia in Piemonte sono ben il 50% (Screening Dschola su Animatori Digitali) e le scuole senza connettività adeguata un numero impressionante! Ma come abbiamo fatto? Cosa è successo?

Con così tanti progetti ci siamo abituati a delegare troppo e a partecipare ai progetti altrui sempre, comunque a prescindere dalle effettive potenzialità e ricadute. In questi anni i docenti rincorrono i progetti senza manco avere il tempo di capire come e a cosa servano, non si fa neanche in tempo a portare l’esperienza in tutte le classi che è di nuovo ora di ballare, tarantolati da qualche altro progetto miracoloso. Al motto di “se ti danno prendi, anche se non ti serve prendi sempre” abbiamo perso di vista gli obiettivi e abbiamo delegato a soggetti esterni qualsiasi intervento decisionale e strutturale. Ci penseranno soggetti esterni bravissimi, ricchissimi e specializzatissimi. Loro sanno!

Così, qui da noi, per avere internet non basta fare una telefonata ad un operatore come fanno tutti, noo! troppo facile. Ci vuole un mecenate, una eccellenza, un consorzio, una rete, un protocollo di intesa, un mega progetto! penseranno loro a tutto e poi ci mettiamo dentro l’open source, i big data, il territorio, i fablab, la cittadinanza, l’ambiente, il cloud, la robotica, la formazione accademica e sarà fantastico! Diventerà l’ennemillesima best practices!!!

Ci penseranno “loro” e noi non ci pensiamo più!!! Ecco “non ci pensiamo più”: quindi il preside fiducioso non ci pensa, l’assessore non se ne occupa, i docenti aspettano, gli studenti pure e le scuole del Piemonte rimangono indietro! Sarei lietissimo di essere smentito (segnalatemi le best practices) ma, ad oggi, non mi risulta che neanche una scuola che abbia partecipato ultimamente a progetti che promettevano “più fibra per tutti” sia già adeguatamente connessa con un prezzo conveniente e sostenibile anche in futuro (al termine del progetto).

Vale la pena di perdere tutto questo tempo, impegnare docenti e studenti in mirabolanti iniziative quando, oggi, per avere una ottima connessione da 100 megabit (Fiber to Cabinet)  basta fare una telefonata e spendere 19.95 euro al mese?

Lasciamo perdere, per qualche tempo, i progetti degli altri  ed occupiamoci in prima persona delle nostre scuole, in pochi giorni saremmo in grado di rimetterle al passo con i tempi.

Si ma quanto ci costa? 19.95 al mese!

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  1. Stefania Giorello

    …vedo solo ora questa interessantissima novità  e…penso proprio che ne approfitterò!!! Sono un’insegnante di lettere ed anch’io sono appassionata di blog…
    …quindi…arrivederci!!!

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  2. Maria Teresa Panunzio

    Buongiorno, sono una ex-insegnante di informatica e matematica.Ho partecipato per due anni come mentor nel Coderdojo di Biella e la mia prossima iniziativa è relativa a Scratch per dodicenni alla biblioteca dei ragazzi di Biella.Vorrei entrare in contatto con voi.Grazie

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  3. maria teresa panunzio

    Buongiorno, sono una ex-insegnante di informatica e matematica.Ho partecipato per due anni come mentor nel Coderdojo di Biella e la mia prossima iniziativa è relativa a Scratch per dodicenni alla biblioteca dei ragazzi di Biella.Vorrei entrare in contatto con voi

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  4. come si puo pensare di dare queste informzioni e mettere le TIC all infanzia quando già i bambini sono bombardati da TIC e media fuori dalla scuola. La scuola dev essere un luogo dove i bambini devo fare esperienze dirette non farli rincretinire usando il computer o il tablet o schermi Gia a 4 anni alcuni portano le lenti figuriamoci se anche a scuola li mettiamo davanti a schermi illuminati. La scuola pubblica distruggerà la spontaneità dei bambini se continua cosi. Avremo dei sapientoni con cervelli pieni d informazione ma vuoti di ciò che sono le cose piu semplici e naturali.

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    • Gentile Luca,
      concordo con la sua posizione quando afferma che “la scuola deve essere il luogo per far fare esperienze dirette”, soprattutto nella scuola dell’infanzia. Infatti, tale grado di scuola richiede proprio che i bambini imparino a utilizzare tutti i campi di esperienza, come citato nelle Indicazioni Nazionali per il Curricolo del 2012. Questo però non esclude che tale esperienze venga fatta ANCHE attraverso le tecnologie. Sottolineo l’ANCHE che non richiede l’ESCLUSIVITA’. Utilizzare solo le ICT all’infanzia sarebbe patetico, oltre che poco funzionale.
      Inoltre mi permetto di fare il punto sulla MODALITA’. Il rapporto 1:1 con il computer non è un modello per la scuola dell’infanzia, dove il gioco ha la priorità. Non è possibile far utilizzare ai bambini dell’infanzia un dispositivo per ognuno. E’ invece possibile utilizzare i dispositivi in gruppo, usare il proiettore, usare il Coding, usare i video (brevi) , usare le immagini, interagire con la tecnologia.
      Il grande compito della scuola oggi è quello di sviluppare competenza digitale, i docenti devono insegnare a utilizzare le ICT con gli aspetti positivi e gli aspetti negativi (si veda il modello di competenza digitale DIGCOMP). Ovviamente ogni età ha una sua struttura cognitiva e i docenti dovrebbero essere formati per capire come le ICT si possono utilizzare in relazione al livello della scuola. A questo proposito si guardi il modello TCPACK: è molto interessante.
      Ultimo appunto: la creatività. Un uso consapevole delle ICT sviluppa creatività. Non si tratta di un uso istruttorio o procedurale ma l’uso creativo (ad esempio il Coding)
      La scuola potrebbe farne a meno e scegliere di non usare le ICT: ma se questi ragazzi non hanno imparano a utilizzare le ICT in modo intelligente a scuola dove altro possono avere occasione di imparare? La scuola dovrebbe essere maestra di vita, anche nelle ICT.
      Che ne pensa?

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      • D’accortissimo con lei, quindi posso sviluppare il coding unplugged all’infanzia come “utilizzo” delle TIC.?

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        • Mi inserisco nella discussione: per me il coding è e può essere solo plugged!
          Unplugged è qualcos’altro e certamente non ha a che fare con le TIC.
          Coding vuol dire programmare qualcosa: un robot, un tablet un pc, anche un giocattolo educativo programmabile o radiocomandato. ma non la carta e i cartoni!
          Quindi se non ho a che fare con qualcosa di programmabile non posso usare la parola coding.

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