La notizia della settimana è che lo standard OpenDocument che si porta dietro Open Office non è accessibile, perché Open Office non è utilizzabile dai disabili al pari degli altri prodotti concorrenti e a dirlo sono proprio dei disabili del “Disability Policy Consortium”: http://punto-informatico.it/p.asp?id=1480494.

Perché, bisogna ammetterlo, i normodotati di accessibilità  non ne capiscono un tubo.
La prova di questa dura realtà  è che tutti noi, quando parliamo di accessibilità , pensiamo subito ai siti web della PA, all’Html fatto per i validatori automatici, ai fogli di stile e ad una occasione buona per far saltare il monopolio di Internet Explorer (non è che poi dei disabili ce ne siamo dimenticati?).

Invece, chi ha problemi di vista o qualche altra disabilità , non usa il computer solo per navigare nei nostri inutili siti accessibili ma usa il PC per fare le stesse cose che facciamo noi!!!

Quindi il sistema operativo e office, la posta elettronica, la calcolatrice, il media player il browser e tutti i software che girano sui PC devono necessariamente essere accessibili e compatibili con dispositivi di input speciali e con gi screen reader.

Immaginiamo solo alla complessità  per accedere a tutti i menu ed ai pulsanti sulla barra di office senza bisogno del mouse e senza usare lo schermo!!! centinaia di voci e di funzioni da gestire esclusivamente con combinazioni di tasti…questi sono i veri problemi!!!

Ma dopo il danno anche la beffa: il sito del “Disability Policy Consortium” http://www.dpcma.org/ che è un sito specifico del settore non passa le validazioni automatiche ed è pure fatto con i frame!!! 😛

Insomma…tutto da rifare 😉

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  1. Tempo addietro mi sono trovato a fare docenze informatiche a dipendenti della PA. I corsi venivano frequentati anche da persone con varie dis-abilità , sorde e cieche. Mi sono avvicinato al loro mondo, scoprendo che non esiste in Italia un’ente forte e potente come la spagnola ONCE; che attraverso una popolarissima lotteria dispone di una rete capillare di centri di assistenza, e di molte risorse per dotare i ciechi, fin dalla prima infanzia, degli strumenti tecnologici per utilizzare le moderne tecnologie multimediali e informatiche. Nel nostro paese ho l’impressione, si tende a rimuovere il problema e ad affidarlo alle iniziative dei singoli, siano essi la chiesa, le iniziative di enti locali, ma soprattutto al privato.
    Anche la legge Stanca non aiuta, concentrandosi, come evidenziato dal post, sugli aspetti “validativi” del codice. Diverso sarebbe se, per esempio, prevedesse una sinergia con altre realtà  governative per offrire al Disabile un’assistenza ed una crescita capillare delle sue ABILITA’, di cui l’accesso all’informatica sia solo uno degli aspetti della sua formazione, da considerare una piattaforma comune e condivisa con i cosiddetti NORMALI.

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