Il rapporto inizia con la premessa che un'eccessiva regolamentazione del settore e una forte pressione fiscale potrebbero comportare, per l'Europa, un gap nell'ottica di una competitività economica globale. Così facendo, l'Europa correrebbe il rischio di subire un processo di de-industrializazione con conseguenze economiche e sociali facilmente immaginabili.



Il rapporto presenta un quadro generale della competitività europea poco confortante, ma riconosce, tuttavia, i progressi registrati in nel settore high-tech e nelle azioni rivolte a privatizzare il mercato energetico. Regno Unito, Irlanda e Paesi nordici sono in procinto di superare il divario con gli Stati Uniti nel settore higth-tech e nella riforma del mercato del lavoro.

Tuttavia vanno considerate importanti differenze tra Paesi.

La Svezia, ad esempio, ha un punto di forza nel campo dell'innovazione tecnologica. Di contro non sta attraversando una fase propriamente florida nel settore delle PMI, settore invece dove l'Irlanda è leader in Europa. Incidenza fiscale troppo elevata, prosegue il rapporto, per Svezia e Danimarca, semaforo verde invece per Irlanda e Regno Unito. I dati del rapporto mostrano un'Europa ancora indietro rispetto agli Stati Uniti in settori considerati cruciali per uno sviluppo di lunga durata. In particolare nel rapporto si esorta l'establishment politico europeo ad avviare processi di riforma in campo lavorativo e nella politica fiscale.

Nello specifico, le mancate riforme stanno rallentando lo sviluppo di Paesi come Francia e Germania. Altre priorità sono quelle di aumentare gli investimenti nella ricerca e nella formazione. Per quanto attiene ai nuovi Paesi membri il rapporto non esclude che potrebbero recitare, entro il 2010, un ruolo di primo piano nell'economia europea.

Per saperne di più consulta The Lisbon Strategy and Business Priorities in EU-25: Benchmarking Report 2004