Il premio Nobel a John Gurdon riaccende i riflettori su un problema mai risolto: i futuri scienziati talvolta vanno male negli studi e incontrano professori che fanno di tutto per stroncarli.

L’elenco degli scienziati che ce l’hanno fatta, nonostante la scuola o l’università, è interessante, eccone alcuni:

John Gurdon: Il suo docente di biologia sentenziava “Credo Gurdon abbia in mente di diventare uno scienziato. Ad oggi, mostrare queste ambizioni è parecchio ridicolo. Se non è in grado di imparare le basi della biologia, non avrà nessuna possibilità di diventare uno specialista. Sarebbe una pura perdita di tempo, per lui e per chi dovesse insegnargli”

Margherita Hack: “Quell’anno finì con la bocciatura in matematica. Per essere ammessa in quarta, avrei dovuto fare l’esame di riparazione a ottobre. Ero stata rimandata, forse, non tanto perché non la capissi quanto per l’antipatia che il professore di matematica, un vecchietto bizzoso, aveva verso di me”

Giuseppe Verdi: Respinto dal Conservatorio di Parma perché “il giovane mostra un’errata postura della mano”

Guglielmo Marconi:  Da giovane era poco socievole, studiava da solo e soprattutto faceva esperimenti. Non segui studi canonici e non si laureò, ma diventò il più importante inventore del secolo. Il primo laboratorio lo creò a Livorno quando aveva 18 anni; prese lezioni da Vincenzo Rosa e Giotto Bizzarrini. Per i suoi esperimenti si faceva aiutare dal maggiordomo, non si è neppure mai diplomato ma ha 16 lauree honoris causa. Oggi moltissime scuole sono indegnamente intitolate a Guglielmo Marconi… beffa del destino.

Thomas Edison: iniziò a parlare molto tardi, e venne ritirato dalla scuola perché i maestri lo consideravano ‘lento’ nell’apprendimento; fu istruito dalla madre per “preservarlo dai cattivi effetti di un disgusto nei confronti della scuola”.

Steve Jobs:  “Sono onorato di essere con voi oggi (Stanford, 14 giugno 2005), per la vostra laurea in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Ad essere sincero, questo è la cosa più vicina ad una laurea, per me.Oggi voglio raccontarvi tre storie che mi appartengono. Tutto qui. Niente di particolare. Solo tre storie.”

Bill Gates: arrivava tardi in classe e marinava la scuola per smanettare su un computer. A 18 si iscrisse a Harvard (legge e poi matematica) ma entrambi i progetti fallirono: abbandonò i corsi per dedicarsi a progettare software con Paul Allen fondando la Microsoft.

Mark Zuckerberg: inventore di Facebook durante gli studi a Harvard era riconosciuto come genio scolastico ma non ha mai concluso gli studi universitari.

Albert Einstein: “Non combinerai mai nulla”, gli disse l’insegnante di greco al liceo. Il politecnico di Zurigo lo bocciò all’esame di ingresso e Einstein fu costretto a ripetere la prova l’anno seguente.

Stiamo parlando di fuoriclasse che hanno seguito il loro intuito nonostante tutto e tutti. Preciso che, per tutti questi scienziati, sono sempre esistite figure di riferimento, docenti e ricercatori e talvolta anche solo laboratori, garage, amici e maggiordomi che li hanno aiutati ma è l’ambiente educativo nel suo insieme che li ha respinti o gli ha fatto perdere tempo. Sappiamo anche benissimo che la figura ostile di un solo docente nell’adolescenza ti può davvero rovinare la vita. Chissà quanti altri possibili scienziati non ce l’hanno fatta solo perché avevano un carattere meno sicuro e una maggiore esigenza di comprensione e di incoraggiamento. Il loro insuccesso scolastico è una perdita per l’intera umanità.

Ma come sono a scuola questi scienziati in erba? di solito non ripetono la preghiera ufficiale in classe, propongono invece soluzioni alternative in grado di confondere i compagni, fanno continuamente domande anche difficili, sembrano agitati e confusi per le troppe idee che gli frullano in testa o terribilmente annoiati dagli argomenti della lezione, studiano solo quello che gli piace. In molti casi su questi diamanti allo stato grezzo si cerca perfino di appioppargli un disturbo specifico di apprendimento, un ulteriore modo per spingerli in basso come se avere pensieri e abilità divergenti dalla massa, essere irrequieti per le troppe idee fosse necessariamente una malattia.

Intanto non ci si rende conto che il principale disturbo all’apprendimento potrebbe essere proprio la scuola o l’università magari con un professore invidioso di tanta intelligenza e anticonformismo.

Come dice Oliviero Toscani: A scuola non si va più per imparare ma per essere giudicati.

  1. Le nuove generazioni lo hanno capito già da tempo. Ed hanno anche capito che la valutazione delle scuole, oltre ad essere spesso errata, è anche inutile per affermarsi nella vita. Anche l’inventore di Chatroulette ha lasciato la scuola per avere un successo facile ed immediato. Dobbiamo portarli ad esempio dei nostri figli? Mah..non sarà che siamo tentati di trasformare le eccezioni in regola?

  2. Ricordo “Il codice dell’anima” di Hillman… Riporta esattamente il medesimo problema… E in effetti, talvolta, non gli si può dare torto… 😉

  3. Il dramma è per coloro che non hanno una famiglia che li sostiene, per quelli che sono fragili psicologicamente e cercano conforto cambiando scuola…. Se poi chi dirige una scuola dà sempre ragione ai suoi docenti per non aver problemi possiamo solo fare un bel funerale alla “scuola” e augurarci che i nostri figli decidano di andare a lavorare….

  4. La scuola, di fatto, può tradursi in un luogo davvero ostile per chi pensa e agisce in modo divergente, siano questi studenti o docenti.
    Sorvegliare o trascurare, patologizzare, demotivare studenti che si pongono al di sotto o al di sopra di una presunta norma, è prassi “pedagogica” abbastanza diffusa nelle nostre scuole.

  5. Il problema sarebbe facilmente risolvibile se si introducesse un riesame del docente ogni 5 anni .
    Una sorta di esame della “patente” (una bella maturità anche per loro), visto che lasciar guidare un’automobile ad un’individuo non idoneo può causare danni irreparabili la stessa cosa andrebbe fatta con i docenti , anche perchè un docente non idoneo all’insegnamento di danni ne fà parecchi .
    Si analizzerebbe , in concomitanza dell’esame di maturità degli studenti anche la capacità dei docenti , obbligandoli magari a corsi di aggiornamento .
    Magari così il livello della scuola migliorerebbe.

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