La scuola per storie

“Sireâ€?, disse Shahrazà d terminando il racconto, “se questa storia vi è piaciuta, che direste mai di quella del pescatore, che è tanto più bella?â€? (Le mille e una notte)

La teoria culturalistica di Bruner – ad oggi uno dei riferimenti principali nella didattica contemporanea – considera il pensiero, anche quello infantile, come un insieme complesso: da una parte i processi cognitivi mettono in atto regole e procedure, e dall’altra essi costruiscono una realtà  basata sulla narrazione interiore. Si tratta di due tipologie di intelligenza complementari e correlate, di cui la Scuola si deve occupare in modo integrato, per non sollecitare la formazione di studenti competenti ma fragili o, viceversa, maturi sotto il profilo relazionale e sociale ma sforniti di abilità  operative e mentali.
In questo quadro si inserisce anche l’importanza accordata in ambito formativo alla narrazione autobiografica: questo mese nella sezione “TIC e interculturaâ€? della rubrica “Incrociâ€? propongo un percorso intrecciato di insegnamento della lingua italiana agli stranieri (L2) attraverso storie di vita e con il supporto delle Tecnologie di Informazione e Comunicazione. Inoltre, per quanto riguarda la cultura dei Paesi di lingua araba, l’immaginario magico e fiabesco è senz’altro una modalità  spontanea e profondamente radicata.
Tra l’altro, a proposito di storie, vi consiglio un sito che propone una Scuola pensata per storie, nella convinzione che “nessuna attività  umana sia più strutturante la relazione con l’Altro del raccontoâ€?. Cerchiamo anche noi, come la principessa, di salvarci raccontando. Il sultano, dopo che mille e una notte erano passate in questi innocenti passatempi, infatti, disse: “cara Shahrazà d vedo che i tuoi racconti sono senza limiti e oramai da molto tempo mi diverti con essi, sei riuscita a placare la mia ira e rinuncio volentieri, per amor tuo, alla legge crudele che mi ero impostoâ€?. Allora, prolunghiamo fiduciosi la nostra notte con fiabe e racconti …

Laura

Una risposta a “La scuola per storie”

  1. mi è molto piaciuto questo articolo perchè mi ha incuriosito e stimolato a riflettere, soprattutto il passaggio: “Si tratta di due tipologie di intelligenza complementari e correlate, di cui la Scuola si deve occupare in modo integrato, per non sollecitare la formazione di studenti competenti ma fragili o, viceversa, maturi sotto il profilo relazionale e sociale ma sforniti di abilità  operative e mentali.” Ogni giorno nella mia esperienza scolastica “incontro” storie/alunni che sono quasi costretta a trascurare … dall’organizzazione dell’Istituzione scolastica (tempi, scansione di programmazioni,…)Mi piace che qualcuno ci ricordi che esistono anche altri aspetti…P.

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