La Commissione Europea ha pubblicato il testo della comunicazione ‘Modernizzare l’istruzione e la formazione: un contributo fondamentale alla prosperità e alla coesione sociale in Europa’. L’elemento di maggiore preoccupazione espresso dalla Commissione riguarda in particolare gli scarsi progressi raggiunti dagli stati dell’Unione su temi quali la dispersione scolastica, il completamento dell’insegnamento secondario superiore e le competenze chiave.



Il documento costituisce la prima delle relazioni che con cadenza biennale il Consiglio (istruzione) e la Commissione europea devono produrre sull’attuazione del programma di lavoro ‘Istruzione e formazione 2010’. in altre parole sullo stato di avanzamento nell’Unione del così detto ‘Processo di Copenaghen’ in materia di istruzione e formazione professionale. Il Rapporto è principalmente basato sull’analisi delle relazioni nazionali 2005 degli Stati membri, dei paesi EFTA-SEE, nonché dei paesi in via di adesione e dei paesi candidati3. Nel rapporto la Commissione segnala i numerosi progressi compiuti dai paesi membri nel processo di attuazione del programma ‘Istruzione e formazione 2010’ ma segnala anche alcuni rilevanti elementi di criticità.

Dal 2000 al 2002 non si è ridotto il distacco tra l’Europa e i paesi concorrenti come gli Stati Uniti per quanto riguarda gli investimenti totali nei settori chiave dell’economia della conoscenza. Alcuni paesi asiatici, come la Cina e l’India, stanno rapidamente colmando il loro distacco. Tuttavia, le spese pubbliche destinate all’insegnamento, espresse in percentuale del PIL, sono in aumento in quasi tutti gli Stati membri dell’UE. A questo proposito va ricordato che la media UE è passata dal 4,9% nel 2000 al 5,2% nel 2002 e che la performance italiana è sempre rimasta al di sotto della media continentale passando 4,57 al 4,75.

Discorso molto simile va fatto per quanto riguarda gli investimenti totali (pubblici e privati) che l’Unione europea ha dedicato all’insegnamento superiore. Nel 2001 questi ammontano all’1,28% del PIL, contro il 2,5% in Canada ed il 3,25% negli Stati Uniti11. I tre stati membri dell’Unione che spendono di più in questo settore sono la Danimarca (2,8%), la Svezia (2,3%) e la Finlandia (2,1%). Per colmare il divario rispetto agli Stati Uniti, l’Unione dovrebbe stanziare 180 miliardi di euro in più all’anno. Ma in questo caso a latitare sono soprattutto gli investimenti da parte del settore privato.

Una ulteriore rilevante lacuna del sistema europeo della formazione è derivato dal fatto che i datori di lavoro europei continuano a non investire sulla formazione dei propri dipendenti. Ma nonostante questo dato negativo, grazie in particolare alle politiche pubbliche, nell’Unione europea continua a crescere il numero degli adulti che partercipano a processi di formazione continua. Questi ultimi infatti nel 2004 rappresentavano circa il 10% degli adulti di età compresa tra i 25 e i 64 anni. Questo dato rappresenta un progresso importante rispetto al 2000 (7,9%), anche se vi sono considerevoli variazioni da un paese all’altro. In particolare l’Italia passa in questo periodo dal 5,5 sl 6,8% rimanendo sempre abbondantemente al di sotto della media europea.

Un altro problema di rilievo è rappresentato dal fenomeno dell’abbandono scolastico. Ancora oggi nell’Unione europea quasi il 16% dei giovani lascia prematuramente la scuola: si tratta solo di un lievissimo progresso verso il livello di riferimento prefissato (benchmark) del 10%, che l’Unione europea si è riproposta di raggiungere entro il 2010. Di converso si può segnalare come il 77% dei giovani dai 18 ai 24 anni completa l’insegnamento secondario superiore. Ma anche qui siamo decisamente lontani dal livello di riferimento UE (benchmark) dell’85%, malgrado i buoni progressi in alcuni paesi. Anche in questo caso il nostro Paese continua a realizzare risultati costantemente al di sotto della media UE. La percentuale di popolazione fra i 20 e i 24 anni che ha completato almeno l’istruzione secondaria superiore passa in Europa dal 76,4% del 2000 al 76,9% del 2004, mentre in Italia si attesta nel 2004 al 72,9%. Un dato molto inferiore a quello europeo ma che costituisce comunque un parziale successo per il nostro Paese visto che la percentuale di partenza dell’anno 2000 era del 68,8%.

Un elemento di fondo che contraddistingue comunque tutti questi dati è rappresentato dalla contiuna crescita dei processi presi in esame. Anche se gli obiettivi prefissati (con la sola eccezione del benchmark UE in materia di laureati in matematica, scienze e tecnologie che è stato raggiunto) restano molto lontani. Tuttavia resta particolarmente preoccupante il fatto che siano troppo pochi i progressi compiuti nei riguardi dei benchmark più strettamente legati all’inserimento sociale. Se non verranno dedicati molti più sforzi a temi quali la dispersione scolastica, il completamento dell’insegnamento secondario superiore e le competenze chiave – sostiene la Commissione – una quota maggioritaria della prossima generazione dovrà affrontare l’emarginazione sociale, e il conto verrà pagato dagli interessati stessi, dall’economia europea e da tutta la società.

Per maggiori informazioni:
Il testo della comunicazione con il dettaglio di tutti i dati: http://europa.eu.int/comm/education/policies/2010/doc/progressreport06_it.pdf