Pubblicato su “La Stampa” del 4 marzo 2002


Il Ted, il salone delle nuove tecnologie didattiche (www.ted-online.it ) appena concluso a Genova, si e’ rivelato come una buona occasione per capire qualcosa di quello che sta accadendo nel mondo della scuola sulla spinta dell’innovazione tecnologica.


Tra le tante informazioni di carattere tecnologico offerte da alcune delle maggiori imprese del settore digitale, ce n’e’ pero’ almeno una di carattere psicologico da evidenziare.

Se e’ vero che i nodi stanno arrivando al pettine, Ministero, istituti, imprese ed osservatori sullo sviluppo tecnologico della didattica, sembrano piu’ concentrati sul pettine piuttosto che sui nodi: ci si concentra sulle tecnologie piuttosto che sulle domande di nuova interrelazione pedagogica che queste comportano.

Non e¹, infatti, solo un problema di competenza scientifico-tecnologica ma un nodo di comunicazione quello che va sciolto: una comunicazione non solo rivolta verso l¹esterno ma verso l¹interno della stessa scuola attraverso forme evolute di cooperazione educativa.

Alcuni dati diffusi dal TED confermano questo andamento: almeno l¹84% delle scuole italiane ha un collegamento a Internet anche che se solo il 3% degli insegnanti naviga in Rete e non usa ne’ forum ne’ mailing list. E poi ci si stupisce se l¹Italia, Paese del G8, risulta venticinquesimo nella classifica dei piu¹ digitalizzati.

Qual¹e¹ la soluzione che viene intravista dai cosiddetti operatori del mercato tecnologico? Attendere il progressivo aumento dell¹utilizzo di tecnologia wireless. Come se fosse un problema di hardware piu¹ leggero e senza cavi.
Gli operatori scolastici d¹altronde sembrano privilegiare solo alcuni aspetti tra quelli indotti dal Programma di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche lanciato dal Ministero gia’ nel 1997. Quelli che riguardano i nuovi strumenti per l’educazione scientifica e tecnologica, che trova una scelta strategica nel Progetto SeT; come se il futuro digitale in cui vivranno e lavoreranno i ragazzi, cittadini futuri, fosse solo un problema di carattere scientifico.

Al di la¹ di queste considerazioni va riconosciuto che l’ Osservatorio Tecnologico, promosso dal Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca (www.osservatoriotecnologico.net), concepito come servizio nazionale sperimentale di tipo telematico per le scuole di ogni ordine e grado, sta cercando di realizzare un collegamento stabile fra mondo accademico, ricerca, imprese della net-economy e scuola.

Il punto di partenza del loro ragionamento e¹ che l¹evoluzione delle tecnologie della comunicazione rischia di non essere sostenibile dalla scuola e per questo prova a “tradurre in pratica” le tendenze in modo di rivolgerle alle scuole attraverso l’informazione di esperienze esemplari.
Utenti del servizio sono i docenti che si occupano della gestione delle tecnologie informatiche , della comunicazione verso l’esterno (sito Internet della scuola) e verso l’interno (Intranet d’istituto) e dello sviluppo dei servizi (didattici, amministrativi, burocratici, ecc.).

Tra le buone proposte dell¹Osservatorio c¹e¹ quella che concerne la sperimentazione di software open source come ³EDULINUX 0.9², una personalizzazione orientata al mondo della scuola del noto sistema operativo Linux versione 5.2 ³Red Hat². Un segnale interessante che potrebbe vedere in futuro la scuola come il principale spazio pubblico dove sperimentare sistemi operativi liberi dal monopolio Microsoft. Un buon intento per rendere evidente il fatto che una piattaforma non basata su un software esclusivo potra¹ essere un buon spunto di riflessione sull¹educazione per la cittadinanza futura.


Carlo Infante



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