Da qualche tempo compaiono in altro spazio del sito dschola.it ampi articoli dedicati all’OS nella primaria. L’entusiasmo dell’autrice va spesso a scapito della chiarezza espositiva: i testi sono spesso prolissi, una sorta di “compito in classe” sull’argomento, e le informazioni utili si perdono dentro una marea di aspetti accessori, molti dei quali inutili. Soprattutto, non si capisce quale sia l’obiettivo della rubrica. Non vi è esplicitato alcun modello cognitivo e pedagogico dell’uso delle TIC nella didattica, per cui il tutto si riduce alla rimasticazione dei principali dogmi (sì, dogmi) della filosofia opensource, senza alcuna riflessione sui punti di forza e su quelli di debolezza della proposta dal punto di vista della scuola. Questo stupisce perché il dibattito uin merito  è certamente ancora asfittico, ma non del tutto assente (p.e. http://www.noiosito.it/perfila.htm). Non vorrei che il mondo dell’opensource duro e puro fosse chiuso alle voci critiche e preferisse restare ancorato ai propri presupposti autoreferenziali.

  1. Per quanto riguarda l’ottimismo sull’open source nella scuola primaria, personalmente ho dovuto frenarlo. Se sono stati graditi ed accettati (e quindi usati) molti giochi opensource, l’accoglienza data al pacchetto open office è stata miserevole…nonostante io abbia fornito spiegazioni sul senso e sui punti di forza, ed abbia fornito il software da installare anche a casa per prendere maggior confidenza, la maggiorparte dei colleghi ha continuato a lamentarsi, a trovare incompatibilità  più o meno presunte, ed a richiedere a gran voce il ripristino del pacchetto office microsoft…Non c’è da parte della maggioranza dei colleghi che utilizzano con gli allievi i laboratori (e già  sono pochi…) la volontà  di perdere un po’ di tempo a sperimentare il nuovo software, e per questo quando entrano in laboratorio con 20 allievi si trovano in difficoltà . Ammetto di non avere voglia di lottare in questo caso contro i mulini a vento, se lo scopo principale è quello di lavorare sui contenuti vale la pena forse di non complicare troppo al momento il lavoro dei docenti. I tempi, nel mio Circolo almeno, non sono maturi. Sarei curiosa di sapere invece in quante scuole primarie l’uso dell’open source sta dando buoni o ottimi risultati

  2. Aggiungo:
    molto spesso i tecnici che si occupano di assistenza storcono il naso davanti alla proposta di installare sulle macchine programmi opensource, a volte perchè sono “immanicati” con la microsoft, a volte perchè non sono in grado di gestire un laboratorio così organizzato. La responsabilità  di alcune scelte pertanto non è solo legata all’insegnante responsabile dei laboratori o di Tic e didattica, al quale si richiede principalmente di coordinare le attività  dei colleghi e di supportarli nelle loro attività . Sono portata a pensare che nei casi in cui nella scuola primaria si utilizzino con successo principalmente software opensource ci siano tecnici che hanno sostenuto la scelta e gestiscono l’assistenza delle reti. Personalmente ho chiesto di installare almeno sui pc utilizzati dai docenti entrambi i pacchetti (office e openoffice) per permettere ai “volenterosi” di sperimentare le due soluzioni, e di utilizzare, oltre ai numerosi giochi didattici anche browser alternativi a IE (Mozilla, Opera…).

    Siamo sinceri: troppo spesso la scelta ricade sull’opensource esclusivamente perchè è in molti casi gratuito, e allora tutti i bei discorsi sul valore del codice aperto (e chi di noi è in grado di metterci le mani?) vanno un po’ a farsi benedire. Sicuramente il discorso è molto più interessante e vale la pena di essere approfondito per docenti e studenti di scuole superiori che non per noi.

  3. Concordo con Paola: i tecnici nelle scuole fanno troppo spesso la diferenza e l’open source vero e proprio è una cosa diversa dall’utilizzare software gratuito.
    In troppe scuole il laboratorio informatico è un evento difficile da gestire e con tempi ristrettissimi: un ora di lezione in laboratorio corrisponde a non più di 20-30 minuti di attività  vera e propria degli studenti. In queste condizioni basta avere un pc che si blocca o la stampante che fa le bizze per perdere del tutto l’ora di lezione.
    Ecco spiegate le resistenze a tutto ciò che non è supercollaudato da parte di insegnanti che non hanno voglia di provare bene e prima in laboratorio la lezione ed i softwar eda usare.
    Forse il vero problema dei laboratori è l’affidabilità  e non l’open o il close source.

  4. Sicuramente il problema dei laboratori è l’affidabilità . Mi occupo, come FS ICT del mio istituto comprensivo, di tutte le macchine installate (ormai andiamo oltre le 70, escluse quelle amministrative), e, seppur coadiuvato da un responsabile di lab. per ognuno dei 6 plessi, seguirle per impedire i virus, i dialer, i trojan, i malfunzionamenti, le rotture, gli impolveramenti (venerdì sono intervenuto su una macchina che non partiva e, aperta e spolverata, ha ripreso a funzionare). Certo spiazzare i docenti con software diversi è cosa da fare con la giusta accortezza, anch’io penso che non si tratti per ora tanto di Open Source, quanto di sostituire pian piano i sw vendor con sw gratuiti (OpenOffice vs.office, NVU vs. FrontPage, Scribus vs. Publisher, MovieMaker vs. PinnacleStudio…), ma non sempre è facile, perché le macchine delle scuole spesso sono vecchiotte (ad es. per OpenOffice 2.0 ci vogliono macchine recenti, e anche per Scribus), i docenti non sono molto elastici (per definizione?!?) e troppi shock tecnologici possono portare all’autismo.
    Ma non bisogna demordere: l’innovazione va fatta.

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