Abolire il divieto di copiare. Per liberare le opere dell’ingegno. E diffondere ovunque le idee e il sapere. E’ questa la nuova sfida etica lanciata dalla Rete


Tanto tempo fa, nella società pre tecnologica, il diritto d’autore era una questione che riguardava una minoranza insignificante di persone: di solito chi scriveva un libro o componeva un’opera musicale. A tutti gli altri non importava nulla. è stato così per più di 250 anni: dalla prima legge sul copyright (1710, Inghilterra) fino agli anni ’70 del secolo scorso, quando si sono diffuse le fotocopiatrici e gli studenti universitari hanno cominciato a riprodurre pezzi di libri di cui avevano bisogno: le prime copie-pirata.

Poi è arrivata la rivoluzione digitale, che mettendo in comunicazione tra loro milioni di persone, di libri, di dischi, di idee, di scoperte, di articoli, di foto, di video, ha amplificato all’infinito il concetto di riproducibilità tecnica, trascinando la questione della proprietà intellettuale nella vita quotidiana di chiunque abbia un collegamento a Internet e può quindi riprodurre con un paio di clic ciò che in teoria è ancora coperto da divieto di copia.


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Pubblicato su L'espressoPubblicato su: L’espresso
martedì 15 marzo 2005