Un Pc per ogni bambino

L'esperienza un Pc per ogni bambino

Il 2 marzo si è svolto con successo l’evento regionale sulle classi 2.0, dove si è fatto il punto sulla situazione dei progetti già  avviati (scuole medie) e ci si è confrontati sui progetti delle prossime classi da attivare (primarie e superiori). Entusiasmo, idee, speranze e manifesti più o meno futuribili non sono mancati.

Aggirandomi tra i banchi dell’area espositiva ho però verificato che solamente due scuole delle classi 2.0 piemontesi hanno messo i PC nello zainetto (lo studente si porta il PC a casa). Tutte le altre classi 2.0 lasciano rigorosamente i PC a scuola e in alcuni casi il numero di PC acquistati è perfino inferiore al numero degli studenti Triste.

Non ho i dati delle altre regioni ma, da quello che leggo in rete, probabilmente molte classi 2.0 non affidano i computer agli studenti ma allestiscono, più semplicemente, delle classi attrezzate.

Il Bando Classi 2.0 lascia ampia libertà , è vero, ma la vera frontiera su cui forse vale la pena sperimentare nuovi modelli didattici  è proprio quella di affidare ad ogni studente un netbook  o un tablet. Negli altri casi si ha a che fare con il solito laboratorio informatico, magari  mobile anziché fisso, usato con maggiore intensità  e senza bisogno di spostamenti tra i locali…ma sempre il solito collaudato laboratorio di sempre.

Va detto che, comunque, non è facile per una scuola gestire un computer per ogni studente, tantomeno affidare il computer allo studente e farglielo portare a casa. I problemi da risolvere sono molti: la durata delle batterie, le dimensioni, il peso, la copertura wireless, i sistemi di protezione, la pila software in grado di supportare tutte le materie di studio, il filtro per la navigazione, l’assicurazione, i costi inziali e gli oneri di gestione.

Di queste cose, purtroppo, non si parla quasi mai così i computer rimangono nei costosissimi carrelli per la ricarica e non finiscono negli zainetti al posto dei libri…

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  1. Stefania Giorello

    …vedo solo ora questa interessantissima novità  e…penso proprio che ne approfitterò!!! Sono un’insegnante di lettere ed anch’io sono appassionata di blog…
    …quindi…arrivederci!!!

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  2. Maria Teresa Panunzio

    Buongiorno, sono una ex-insegnante di informatica e matematica.Ho partecipato per due anni come mentor nel Coderdojo di Biella e la mia prossima iniziativa è relativa a Scratch per dodicenni alla biblioteca dei ragazzi di Biella.Vorrei entrare in contatto con voi.Grazie

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  3. maria teresa panunzio

    Buongiorno, sono una ex-insegnante di informatica e matematica.Ho partecipato per due anni come mentor nel Coderdojo di Biella e la mia prossima iniziativa è relativa a Scratch per dodicenni alla biblioteca dei ragazzi di Biella.Vorrei entrare in contatto con voi

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  4. come si puo pensare di dare queste informzioni e mettere le TIC all infanzia quando già i bambini sono bombardati da TIC e media fuori dalla scuola. La scuola dev essere un luogo dove i bambini devo fare esperienze dirette non farli rincretinire usando il computer o il tablet o schermi Gia a 4 anni alcuni portano le lenti figuriamoci se anche a scuola li mettiamo davanti a schermi illuminati. La scuola pubblica distruggerà la spontaneità dei bambini se continua cosi. Avremo dei sapientoni con cervelli pieni d informazione ma vuoti di ciò che sono le cose piu semplici e naturali.

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    • Gentile Luca,
      concordo con la sua posizione quando afferma che “la scuola deve essere il luogo per far fare esperienze dirette”, soprattutto nella scuola dell’infanzia. Infatti, tale grado di scuola richiede proprio che i bambini imparino a utilizzare tutti i campi di esperienza, come citato nelle Indicazioni Nazionali per il Curricolo del 2012. Questo però non esclude che tale esperienze venga fatta ANCHE attraverso le tecnologie. Sottolineo l’ANCHE che non richiede l’ESCLUSIVITA’. Utilizzare solo le ICT all’infanzia sarebbe patetico, oltre che poco funzionale.
      Inoltre mi permetto di fare il punto sulla MODALITA’. Il rapporto 1:1 con il computer non è un modello per la scuola dell’infanzia, dove il gioco ha la priorità. Non è possibile far utilizzare ai bambini dell’infanzia un dispositivo per ognuno. E’ invece possibile utilizzare i dispositivi in gruppo, usare il proiettore, usare il Coding, usare i video (brevi) , usare le immagini, interagire con la tecnologia.
      Il grande compito della scuola oggi è quello di sviluppare competenza digitale, i docenti devono insegnare a utilizzare le ICT con gli aspetti positivi e gli aspetti negativi (si veda il modello di competenza digitale DIGCOMP). Ovviamente ogni età ha una sua struttura cognitiva e i docenti dovrebbero essere formati per capire come le ICT si possono utilizzare in relazione al livello della scuola. A questo proposito si guardi il modello TCPACK: è molto interessante.
      Ultimo appunto: la creatività. Un uso consapevole delle ICT sviluppa creatività. Non si tratta di un uso istruttorio o procedurale ma l’uso creativo (ad esempio il Coding)
      La scuola potrebbe farne a meno e scegliere di non usare le ICT: ma se questi ragazzi non hanno imparano a utilizzare le ICT in modo intelligente a scuola dove altro possono avere occasione di imparare? La scuola dovrebbe essere maestra di vita, anche nelle ICT.
      Che ne pensa?

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