FLEX OS – Non è un sistema operativo per vecchi e neanche per le scuole!

Google ha rilasciato Chrome OS Flex, l’ennesimo tentativo di convertire vecchi PC Windows e Mac in simil – Chromebook, rimpiazzandone il sistema operativo.

Riconvertire vecchi PC delle scuole – sia fissi sia portatili, acquistati o donati… ma quanti rottami abbiamo nelle scuole? – rendendoli moderni e funzionali, adatti sia alla “didattica a distanza” sia a quella in laboratorio o in classe è un tormentone che ci portiamo dietro da 20 anni.

Per vedere se OS Flex può fare al caso nostro, abbiamo deciso di analizzare meglio di che si tratta.

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Te(cn)ocrazia a rischio di eresia

Confesso di aver scoperto ‘sto accrocco per caso. Anzi, per merito del mio pedinatore tascabile, che mi ha notificato la comparsa dell’articolo richiamato.

Sollecitato dal mio narcisismo consapevole e un po’ invidioso, ho letto con maraviglia. E latente venerazione per il Guru firmatario.

Ho così scoperto che la possibilità di attuare questa trasformazione ontologica nel nostro Paradiso digitale ci è concessa da un sacco di tempo.

E che consente – udite! udite”- addirittura di ricercare in modo facilitato le applet, “cioè tutti quei sottoprogrammi che consentono di modificare le impostazioni di Windows”.

La conseguente liturgia si fonda su di un lessico decisamente accattivante: “controllo”, “parametri avanzati”. “sistema”.

Per non parlare dell’interdizione ai semplici utenti umani. Quelli che non hanno “familiarità” e “conoscenza certa”.

Ovviamente, se si sbaglia l’approccio con le “parti sensibili”, si rischia il caos.

Lo scopo di tutto questo? Mica l’ho capito: del resto non sono un esperto di teleologia 4.0.

Grande è la confusione sotto il cloud: la situazione è eccellente?

Abbiamo scovato chi sembra compiacersi della rinuncia alla capacità di classificazione e organizzazione, sovrapponendo la gerarchia della logica con quella delle forze armate e interpretando la frammentazione da consumo compulsivo di intrattenimento come una sorta di obiezione di coscienza generazionale:

https://www.italian.tech/2021/10/13/news/e_se_nel_futuro_ci_dimenticassimo_di_file_e_cartelle_-321065141/

Che tristezza!

Squ(all)id Game

Quello qui sotto è solo uno degli esempi di articolo dedicato all’invasione da parte della serie di Netflix della mente di bambini e adolescenti.

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/ldquo-vuoi-cambiare-tua-vita-rdquo-roma-sono-spuntati-287018.htm

Implicazione più frequente? La censura, of course. Esercitare le potestà e l’etica genitoriali è davvero troppo faticoso.

Meglio lasciare dispositivi non sottoposti a parental control nelle mani di bimbi e ragazzi, magari soli nella propria cameretta, e maledire i fornitori dei servizi o rivolgere loro petizioni aperte ai media.

Che tristezza!

Fake identity

Come molti sanno, è in via di installazione Windows 11. Tra le novità, la possibilità di utilizzare – chissà perché… – roba del mondo Android. Ed ecco che, come se niente fosse, c’è chi dà del tutto serenamente indicazioni per aggirare le identificazioni previste.

Del resto, il consumo compulsivo a fini di cazzeggio con fornitura ai gestori del servizio di dati falsi è alla base dell’uso di Facebook, WhatsApp, Tik-Tok e via (de)socializzando prima della soglia di età minima prevista dalle norme vigenti. Che qualcuno considera una pratica di libertà.

Che tristezza!

Facial Food

In alcune scuole scozzesi è attivo un sistema che permette di pagare la mensa sfruttando il riconoscimento facciale: basta entrare e lo scanner riconosce il fanciullo e addebita il pranzo. La tecnologia è stata scelta per ridurre le code e come misura anti-COVID e anche perché prima usavano nientemeno che le impronte digitali!

Leggi l’articolo completo su Punto Informatico:

https://www.punto-informatico.it/riconoscimento-facciale-pagare-mensa-scolastica/

Anche a tavola vige la massima sicurezza! C’è pure la Brochure del progetto:

https://www.north-ayrshire.gov.uk/Documents/EducationalServices/facial-recognition-parental-flyer.pdf

Che tristezza!