Più è meno: soluzioni in cerca di problemi

Dieci anni fa Giovanni Bonaiuti ha dedicato al tema addirittura un intero libro, ora per altro disponibile al download gratuito.

E da allora sono proliferati i tutorial a proposito delle relative App – come si dice adesso -, in inglese, ma anche in italiano.

Sto parlando dei video interattivi come risorsa didattica. La convinzione della loro utilità è sostanzialmente indiscussa, che li si coniughi con la flipped classroom, o (in modo decisamente più sensato) con la necessità di non ridurre l’erogazione emergenziale dell’istruzione a videoconferenze più o meno spacciate per lezioni.

E sono anche proliferati gli ambienti per annotare i video; a VideoAnt, infatti, si sono aggiunti EdPuzzle, Ted Ed, Vibby, Timelinely, Yinote e Islcollective Video Lessons. [Hai visto bene, non ci sono i link: se vuoi raggiungere i diversi accrocchi, basta che li cerci con un motore di ricerca, magari DuckDuckGo. Ma fai uno sforzo: vai avanti nella lettura prima di scatenare la tua caccia alla novità]. E probabilmente altri che non abbiamo elencato.

Sappi che ci sono soluzioni davvero varie, anche se tutti si fondano sull’inserimento dell’URL del video su cui si intende lavorare (qualcuno accetta solo quelli di YouTube, altri sono più ecumenici) e sulla sua riproduzione in streaming su un proprio player: sono quindi pienamente rispettosi del copyright.

Tutti permettono la condivisione con i destinatari finali del lavoro di un altro URL, che lo rende attivo e fruibile e i più raffinati forniscono anche un codice per l’incorporamento in una risorsa di rete autonoma.

Qualcuno, poi, integra questi elementi con l’organizzazione di una classe virtuale e l’assegnazione ai suoi componenti dei contenuti prodotti. E quindi permette, per esempio, il tracciamento delle risposte date dai singoli destinatari alle domande poste da chi ha realizzato il video interattivo.

Già, la sola forma di interazione davvero chiara è questa, in forma aperta e a scelta multipla. Come vedrai, non mancano il riordinamento di frasi o la ricerca di corrispondenze e così via. Il contenuto del video, insomma, è concepito come esposizione su cui condurre delle verifiche.

Ma ci sono anche altre modalità: chi interviene sul video originale può sempre scrivere testo, che in vari casi può anche contenere dei link attivabili; un ambiente consente pure l’inserimento di immagini e di registrazioni audio-visive originali, realizzate con microfono e webcam.

Quanto alla forma di erogazione del filmato, sono sostanzialmente previste due fattispecie: il flusso senza interruzioni, oppure l’arresto (automatico o per scelta del destinatario) in corrispondenza delle annotazioni.

Un ambiente dà la possibilità di isolare e proporre al destinatario segmenti selezionati da più video, un altro una struttura di lavoro fissa (dai prerequisiti per la fruizione, alla discussione, alle conclusioni) che l’autore degli interventi può riempire di contenuti e di stimoli.

Hai già abbandonato l’articolo per partire con la ricerca delle App? No? Benissimo. Prima di farlo, infatti, devi ancora riflettere su un aspetto dirimente: proprio la superficialità con cui ti ho descritto le varie possibilità operative (tipologia di contenuti, ma non di impieghi) testimonia chiaramente che manchiamo di una definizione autenticamente significativa e articolata del concetto di interattività con i video.

Non è un caso che i citati tutorial (lo potrai verificare tra poco) siano tutti orientati al funzionamento del meccanismo presentato: gli esempi sono per lo più prodotti privi di senso, realizzati in modo frettoloso e senza un qualsiasi filo logico che possa anche solo far supporre un’autentica efficacia didattica.

Diciamolo meglio: siamo privi di una visione condivisa dell’interattività di secondo livello. Perché quella del primo tipo la conosciamo e pratichiamo quotidiamente: è l’immersione individuale e collettiva nel flusso audio-visivo.

Qualche precedente, però, lo abbiamo vissuto.

La modalità cineforum prevede infatti l’emersione e il dibattito alla fine della proiezione; quella videoregistratore (ed eredi, fino alla LIM) a scuola la – ripetuta – messa in pausa da parte dell’insegnante e commenti, domande e stimoli in parte preparati in parte estemporanei (alzi il mouse chi ha fatto qualcosa del genere senza suscitare vivaci proteste!).

Cosa spiega questa carenza strutturale? Sul piano intellettuale, la possibilità di scomporre in modo puntuale ed eventualmente puntiforme un aggregato culturale nei fatti fruito e considerato come unico e indivisibile non ha ancora un riscontro consolidato e quindi non vi è un patrimonio a cui fare riferimento.

Anche se la gran parte delle operazioni che abbiamo elencato nei paragrafi precedenti sono tecnicamente dei collegamenti, dei link, infatti siamo di fronte a una situazione molto diversa da quella dell’ipertestualità, che si è rivelata invece fin da subito molto potente ed efficace, in termini sia sintattici sia semantici, in quanto arricchimento senza soluzione di continuità cognitiva e culturale di note, citazioni, indici e rimandi bibliografici, lascito che ha contribuito a rendere più chiaro il passaggio.

Insomma, anziché esporre gli allievi a patchwork controproducenti, noi adulti dobbiamo sperimentare, costruire e condividere in prima persona una cassetta di attrezzi interattivi dotati davvero di senso logico e significato formativo e quindi capaci di assegnare alla dimensione audiovisuale non una funzione dispensativa e banalizzante (il filmato – magari “pasticciato” con un po’ di legami associativi – che sostituisce il libro, il testo), ma il compito di aiutarci a cogliere, distinguere, rappresentare e apprezzare la complessità dei saperi.

[Ora (e solo ora) hai l’autorizzazione a cercare gli aggeggi citati].

Resistere è (ancora) possibile – Autointervista, tra Narciso e Googlezilla

  1. Chi sei?

Ho 68 anni, sono un ex-insegnante di scuola secondaria in quiescenza. Vivo a Chieri, in provincia di Torino e sono formatore e conferenziere a proposito delle tecnologie digitali nella didattica. Ho lavorato come professore a contratto per Università e Politecnico. Tengo traccia del mio percorso in www.noiosito.it. Particolarmente significativo per i temi di questa intervista è poi il mio blog, https://concetticontrastivi.org.

  1. A cosa assegni priorità per quello che riguarda la cosiddetta DAD – didattica a distanza?

Io credo che le priorità siano due. Da una parte, nell’immediato, ridurre i danni della mancata prossimità, come sostengo debba essere più correttamente definita la condizione materiale e relazionale in cui avevano luogo i diversi percorsi scolastici fino a un paio di mesi fa. Dall’altra, in una prospettiva di maggior respiro, costruire un linguaggio alternativo, divergente, radicalmente critico e capace pertanto di demistificare e rovesciare la prospettiva concettuale mainstream, quella che – per esempio – ha considerato e continua ostinatamente a considerare la distanza come un’opportunità per introdurre (finalmente) innovazione. Questa capacità è infatti, a mio giudizio, condizione fondamentale perché gli insegnanti e gli educatori in genere si emancipino dalla cultura attualmente egemone, di matrice liberista e tecnocratica, e recuperino invece un’autentica ed efficace capacità progettuale – individuale e collegiale – per affrontare con vera consapevolezza sia la conclusione di questo, sia l’organizzazione del prossimo anno scolastico.

Per esempio, è importante comprendere che non esiste “la” didattica a distanza, così come non esiste “la” didattica digitale. In entrambi i casi – e non è pedanteria – l’uso dell’articolo determinativo è riduttivo delle articolazioni e delle differenze che invece si hanno nella realtà dei fatti. E questo sia che si sia “pro”, sia che si sia “contro”. Per disporre di categorie utili a comprendere quanto accade in funzione di una futura progettazione, ma anche per mettere in atto una sorta di vigilanza professionale militante, ovvero attenta al compito costituzionale dell’istruzione, io credo che sia necessario individuare e rimandare al mittente ogni forma di gergo opacizzante. In questo caso dobbiamo perciò declinare i termini al plurale, perché le didattiche variano per finalità, impianti metodologici e sviluppi e, contemporaneamente, introdurre il concetto di logistica, a sua volta variabile e per ora classificata in tradizionale e digitalizzata.

  1. Quali prospettive individui nell’attuale situazione?

L’approccio analitico di cui ho appena parlato ci permette una distinzione fondamentale. Prima dell’emergenza sanitaria, infatti, la generalità della scuola italiana agiva in prossimità mediante:

  • pratiche didattiche consolidate con logistica tradizionale;
  • pratiche didattiche sperimentali con logistica digitalizzata.

Solo qualche singola unità scolastica aveva consolidato pratiche didattiche in prossimità con logistica digitalizzata e prevalenti per quantità significative di allievi.

In seguito alla chiusura degli edifici e, sia pure con tempistiche anche molto diverse, la generalità della scuola italiana ha invece dovuto mettere in atto pratiche didattiche emergenziali con logistica digitalizzata, il cui unico scopo ragionevole e praticabile, come già accennato, era e resta mitigare gli effetti negativi della distanza, grazie alle funzionalità telematiche, evitando una piena compromissione del percorso scolastico per bambin* e ragazz*. Irresponsabile e dannoso, oltre che fumoso e demagogico, invece, confondere emergenza con spinta all’innovazione, soprattutto se l’obiettivo sono l’equità e l’equilibrio dell’intero sistema nazionale di istruzione (la Scuola della Repubblica) e non il marketing del proprio singolo istituto (la scuola dell’autonomia competitiva).

Un monitoraggio serio e puntuale di quanto davvero avvenuto dovrebbe di conseguenza censire, al di là delle affermazioni, degli entusiasmi e dei timori iniziali:

–  quali pratiche didattiche a logistica digitalizzata permettono un magari parziale ma effettivo ed efficace superamento della distanza;

– quale sia stato l’effettivo coinvolgimento di bambin* e ragazz*, in considerazione del fatto che perfino i più fervidi apostoli del “digitale” sans phrase hanno dovuto ammettere che è possibile che l’indisponibilità di dispositivi, connessione e ambienti domestici adeguati potesse essere fonte di (ulteriore) svantaggio socio-culturale ed educativo.

Solo la piena trasparenza su questi aspetti potrà permettere un’organizzazione del prossimo anno scolastico fondata su efficienza ed equità e quindi di immaginare di passare, come da più parti ipotizzato, a una fase di didattiche a logistica mista e/o alternata nel tempo, in parte tradizionale  in parte digitalizzata, non affidate all’improvvisazione o all’applicazione di modelli mutuati dall’esterno, ma frutto di analisi e scelte consapevoli e partecipate.

  1. Ci sono altri presupposti necessari a una progettazione efficace e partecipata?

Sì. In primo luogo, a mio modo di vedere, va tenuto fermo che la progettazione didattica deve puntare con ancora maggior forza e precisione all’emancipazione culturale collettiva, alla cittadinanza critica, alla costruzione indipendente e dialettica di significati nella sfera pubblica, e non all’adattamento, che nel caso della secondaria  di secondo grado coincide già troppo spesso nell’esaltazione della flessibilità prestazionale in funzione dell’occupabilità e nell’istruzione concepita come accumulo di capitale umano individuale. Questo è particolarmente importante dal momento che molte scuole attualmente utilizzano le piattaforme per l’istruzione fornite dai grandi player della rete internet, la cui struttura operativa è la standardizzazione della cooperazione intra-aziendale finalizzata alla competizione tra le imprese e non la condivisione finalizzata allo sviluppo umano. È quindi necessario accostarsi a questi ambienti con grande attenzione critica, per evitare di innescare fidelizzazione precoce, abituando ad attività finalizzate all’appropriazione del lavoro cognitivo dei partecipanti da parte dell’impresa.

Proprio per questa ragione, è molto importante che i percorsi fatti e le opzioni scelte siano davvero collegiali e prevedano la massima consapevolezza critica e una partecipazione attiva e consapevole di tutti coloro che sono coinvolti, senza entusiasmi tecnocratici e senza affidamenti fiduciari a pochi delegati. Ma anche senza tecno-snobismo e tecno-fobia. Paradossalmente, l’accelerazione impressa dall’emergenza sanitaria, se accuratamente presidiata e non delegata, potrebbe perfino tradursi in una crescita della consapevolezza professionale e politico-culturale da parte dei cittadini-insegnanti, perché è necessario e possibile praticare processi decisionali partecipati, collettivi, negoziati, paritari e rifiutare invece percorsi inerziali, ristretti, delegati, gerarchici.

  1. Quali ripercussioni per la formazione degli insegnanti?

Anche in questo caso va detto prima di tutto che non esiste un solo modello. In primo luogo perché la formazione non può essere soltanto tecnica. In assenza di senso professionale e di significato culturale, l’apprendimento dei soli aspetti funzionali si riduce rapidamente a un percorso subalterno, ad acquisizione di un’operatività meccanica e fine a se stessa, del tutto inutile – se non dannosa – ai fini della mediazione didattica. La futura formazione dovrà pertanto partire decostruendo, analizzando e classificando le esperienze fatte sul campo, in modo da individuare le pratiche che hanno raggiunto effettivamente gli obiettivi che si prefiggevano, valorizzando la didattica dell’emancipazione e prestando particolare attenzione al delicatissimo tema dell’inclusione della disabilità, da una parte, e ai percorsi vissuti dai bambini della scuola dell’infanzia e primaria, a cui la dematerializzazione telematica non può negare il “diritto psicomotorio” alla manipolazione e, in particolare, all’apprendimento della scrittura manuale, quella con strumenti che producono attrito fisico, quali penna, matite, carta e gomme. Sicuramente la soluzione dei “soli compiti” adottata da molti insegnanti delle classi della primaria non è stata risolutiva di tutti i problemi, ma ne va colto un aspetto positivo, ovvero la scelta – a fronte dell’entropia relazionale derivante dalla relazione a distanza – di non modificare le modalità di elaborazione e lo spettro di attività e di strumenti a cui i bambini erano abituati o – nel caso della prima – in cui dovevano acquisire piena dimestichezza. Anche l’insegnamento accademico dovrà ristrutturarsi in modo importante: non sarà più possibile presentare statiche rassegne di pensiero teorico – dalle ipotesi sull’impiego delle tecnologie digitali a quelle sul monitoraggio algoritmico dei processi di apprendimento e dell’uso effettivo delle piattaforme coinvolte – senza fare riferimento esplicito e dinamico alle esperienze compiute da un intero corpo sociale, oltre tutto a livello globale. Anche su questo c’è bisogno di vigilanza attiva, di cittadinanza critica. In particolare, va rivendicato che il bilancio su processi e risultati non sia affidato ai medesimi soggetti che hanno messo in campo le ipotesi e le risorse operative, che sarebbero in pieno conflitto di interesse. Questo passaggio politico-culturale deve essere indipendente, trasparente, pubblico e pertanto sottoposto a controllo parlamentare.

L’insegnante di sostegno che riduce la distanza

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

 

L’istituzione della Repubblica che ha la fortuna di fondarsi su relazioni umane dirette ed evolutive – tra bambini, ragazzi e adulti da una parte e tra pari dall’altra – è ferma.

Sostenere che l’emergenza può diventare per la scuola un’opportunità è marketing politico-commerciale. Pertanto, non ci appartiene.

Siamo insegnanti di sostegno specializzati e in via di specializzazione, specificamente formati e valutati sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Ma non ci interessa parlare di innovazione: ci interessa garantire inclusione. È il nostro compito professionale, sul piano deontologico e sul piano operativo, della quotidianità didattica. E in questo momento la scuola inclusiva è fortemente a rischio.

Siamo risorse assegnate alle classi e come tali intendiamo agire in questo momento di emergenza, prendendo l’iniziativa per ridurre il danno. Prendiamo l’iniziativa e lo facciamo in modo riflessivo, flessibile e articolato per non creare negli allievi (tutti), nelle famiglie (soprattutto le più fragili), nei colleghi e in noi stessi l’illusione che esistano formule e dispositivi la cui semplice applicazione può risolvere in forma standardizzata i delicatissimi problemi dell’apprendimento (anche questo, di tutti).

In questa prospettiva abbiamo prodotto questo primo documento (destinato ci auguriamo a essere incrementato con commenti e altri contributi), in cui ragioniamo su attività didattiche pensate per essere inclusive. Esso vuole contribuire al lavoro di coloro che in questi giorni sono impegnati a progettare e mettere in atto “scuola a distanza” in modo consapevole e critico, senza ingenua improvvisazione e con un approccio che vada oltre gli aspetti funzionali degli strumenti digitali per la comunicazione a distanza.

 

  1. Prioritaria è un’indagine puntuale sui dispositivi e sulle connessioni a disposizione degli studenti e delle famiglie; vanno proposte attività ergonomicamente congruenti a ciò che è in dotazione; una stessa attività può essere adattata alle condizioni operative di un PC (lo strumento più adatto alla scrittura estesa), di un tablet (lo strumento più adatto alla lettura di materiale proveniente dalla rete), di uno smartphone. È quindi saggio privilegiare gli ambienti che configurano automaticamente l’interfaccia a seconda del dispositivo dell’utente; non accontentarsi delle dichiarazioni di chi fornisce il servizio, ma verificare direttamente gli effetti;
  2. A tutti coloro che produrranno o adatteranno documenti e materiali con contenuti di apprendimento a prevalenza testuale, consigliamo di prendere in considerazione i tre protocolli di adattamento dei testi scolastici; il MIUR ha anche finanziato in passato uno strumento che può rendere l’operazione più agevole;
  3. Per la produzione di documentazione testuale ricordiamo la necessità di riferirsi per quanto possibile alle linee guida AGID per la realizzazione di documenti accessibili. In particolare, 1) usare font come Arial, Verdana o altri senza grazie, in dimensione almeno 12 e con una interlinea che varia da 1.2 a 1.5; 2); utilizzare un buon contrasto di colore (es. nero su bianco). Il rispetto delle linee guida si rivela fondamentale per la fruibilità dei documenti se in classe sono presenti alunni non vedenti o ipovedenti; potrebbe essere utile anche impiegare caratteri ad alta leggibilità, e sollecitiamo il MIUR ad attivare convenzioni con i produttori di quelli a pagamento;
  4. A chi immagina di selezionare e proporre video in streaming, consigliamo di utilizzare strumenti come VideoAnt e Edpuzzle, che consentono di associare al flusso del filmato di rete (YouTube) annotazioni, chiarimenti, stimoli di riflessione, domande e così via; il secondo ambiente permette anche di organizzare un gruppo-classe senza profilazione da parte della piattaforma usata ed è disponibile come App Android e IOS per la fruizione dei contenuti da parte degli studenti;
  5. Soprattutto per organizzare in modo semplice e rapido lavori interdisciplinari o comunque con il contributo di più docenti, consigliamo l’uso di bacheche elettroniche – per esempio Padlet –: qui si possono raccogliere materiali digitali di vario tipo, sia per dare informazioni e chiarire concetti, sia per sollecitare attività da parte degli studenti; Padlet è disponibile come App Android e IOS per la fruizione dei contenuti da parte degli studenti;
  6. Funzionano in modo analogo alle bacheche strumenti come TesTeach, maggiormente orientato alla costruzione di “corsi”, sequenze prolungate di attività; anche questo ambiente permette di organizzare un gruppo-classe senza profilazione da parte della piattaforma usata; TesTeach è disponibile come App IOS e Chrome per la fruizione dei contenuti da parte degli studenti;
  7. Molto utili sono le immagini interattive, ovvero fotografie, mappe, carte geografiche e altre forme di rappresentazione visiva corredate di collegamenti a materiali integrativi, esplicativi, esemplificativi e così via, tendenzialmente adattati (cfr. punto 2), realizzate per esempio con Thinglink;
  8. Nel caso della produzione di video o video tutoriali, consideriamo utile contenere la durata dei video entro i 5 minuti. Se l’argomento è complesso (e non è possibile fare tutto rispettando la regola dei 5 minuti), è necessario frammentare il contenuto in unità significative chiaramente denominate e poste in sequenza. Per mantenere l’ordine degli elementi nella sequenza possono essere utilizzate rappresentazioni grafiche di accompagnamento,  ad esempio diagrammi di flusso;
  9. Se si intende fruire di un ambiente slegato dalla produzione di materiali specifici, e capace quindi di raccogliere e condividere materiali di tipo e provenienza diversi, consigliamo di scegliere una piattaforma per le classi virtuali che non richiede profilazione e soprattutto che imita l’ambiente scolastico abituale. Anche in questo caso, la nostra esperienza dimostra comunque l’utilità di un insegnante con un esplicito ruolo di coordinamento organizzativo, in particolare per quanto riguarda la collocazione dei materiali;
  10. A tutti coloro che desiderano utilizzare materiale online, consigliamo di partire da una ricerca specifica su internet. Molto di quello che vogliamo mediare nell’azione didattica, è già stato prodotto o può essere utilizzato, modificato, adattato, semplificato, integrato (cfr. i punti 3 e 4).
  11. Consigliamo con forte convinzione a dare riferimenti precisi a ciò si propone anche nel caso di ricollocazione di prodotti multimediali reperiti  sul web. Poiché il libro rimane un oggetto fisico con una capacità di riferimento culturale ben strutturata e conosciuta. anche le presentazioni, o le bacheche elettroniche, devono contenere immagini e video i cui riferimenti bibliografici siano espliciti.
  12. Si ricorda inoltre che molti materiali prodotti e pubblicati sono soggetti a copyright. Per tale ragione si consiglia di utilizzare materiali video già disponibili nella rete sulle principali piattaforme (RAI, Youtube, Vimeo) o immagini prive di diritto d’autore, disponibili su alcuni siti specifici (Pixabay, Pexels).
  13. Possono essere molto efficaci anche semplici attività multimodali: trasformazione in formato audio di testi scritti mediante la registrazione della propria lettura in voce o con software appositi, per esempio il gratuito Balabolka; trasformazione in testo adattato (cfr. punto 2) di materiali orali registrati;
  14. Consigliamo di integrare materiali testuali scritti o orali e filmati anche con un’accurata realizzazione di rappresentazioni grafiche della conoscenza (mappe mentali, mappe concettuali, mappe tematiche, mappe argomentative, diagrammi a lisca di pesce, cicli, piramidi, strutture ad albero rovesciato, scansioni sequenziali e così via); suggeriamo anche di utilizzare la tecnica del close, chiedendo il completamento della rappresentazione grafica, affiancata o meno da liste degli elementi mancanti, parziali, totali o sovrabbondanti;
  15. Ipotizziamo supporto allo studio e alla realizzazione di compiti di singoli o di piccolo gruppo mediante videochiamata o chat;
  16. Ipotizziamo la somministrazione di quiz a risposte chiuse e di test a fini di verifica formativa e di feedback per gli allievi;
  17. Ipotizziamo appuntamenti in videochiamata con rappresentanti di classe o altri genitori richiedenti, in modo calendarizzato e con tempistica contingentata;
  18. Agli studenti con programmazione differenziata possono essere suggeriti tutoriali per i compiti più diversi; giochi e attività di ragionamento e simili; semplici attività di narrazione multimodali.
  19. Per gli alunni con programmazione differenziata e con disabilità complesse, dove lavorare a distanza sulla crescita negli apprendimenti può essere molto complicato, è comunque possibile lavorare sulla relazione. Quando la comunicazione verbale è molto difficoltosa, è possibile comunque utilizzare una comunicazione unidirezionale che va dall’insegnante all’allievo. A questo scopo è possibile produrre video-cartoline di saluto nella cui composizione si devono tenere presenti le caratteristiche personali dell’allievo (tempi di attenzione, interessi specifici). Se la comunicazione verbale è possibile, si consiglia di lavorare sugli aspetti relazionali utilizzando gli strumenti di videocomunicazione disponibili con tutte le applicazioni di messaggistica (whatsapp, viber, signal, telegram). A seconda delle caratteristiche degli allievi, è possibile modulare i contenuti della conversazione introducendo aspetti legati all’apprendimento. Gli obiettivi possono essere descrivere la propria giornata, un’immagine. Si deve considerare che per alcuni allievi saper mantenere una conversazione per 3 minuti durante una videochiamata può essere considerata una competenza socio-relazionale. Per attività di questo tipo, è fondamentale concordare e coordinare le attività con la famiglia;
  20. Gli insegnanti potranno organizzare anche appuntamenti periodici in sincrono per consentire agli studenti di esprimere dubbi o problemi relativi alle attività loro proposte, in particolare se di studio, o per confrontarsi sugli argomenti trattati e per raccogliere le loro idee e i suggerimenti su possibili approfondimenti da realizzare. Mantenere un costante dialogo sia sui temi scolastici sia sull’emergenza in corso e su quello che della loro quotidianità i ragazzi vorranno condividere, può consentire loro di affrontare anche collettivamente il disagio e di superare con più efficacia il disorientamento che la diversa condizione di vita di questo periodo produce;
  21. Più in generale, può essere utile anticipare la modalità della didattica a distanza con un contatto telefonico alle famiglie, in modo da colmare il senso del distacco che lo strumento digitale provoca e attenuare la sensazione di abbandono. Questi sono sentimenti ai quali i genitori degli alunni con sostegno e i ragazzi stessi sono particolarmente esposti, data la fragilità della loro condizione. È poi opportuno spiegare agli alunni la nuova modalità di lavoro, illustrando in modo chiaro e semplice lo strumento, che si utilizzerà, assegnando brevi consegne e stabilendo scadenze a breve termine, in modo da mantenere un contatto quotidiano e dare la sensazione di una guida passo dopo passo. La didattica a distanza, insomma, non può avvenire a scapito dell’aspetto relazionale.

Insegnanti di sostegno specializzati e specializzandi della secondaria di secondo grado – Piemonte

Corsi gratuiti per le scuole – Conferenza GARR a Torino – 3 giugno 2019

Sono aperte le iscrizioni ai corsi GARR in programmazione per la CONFERENZA GARR 2019 che si terrà dal dal 4 al 6 giugno presso il Politecnico di Torino.

Il giorno lunedì 3 giugno 2019 sarà dedicato esclusivamente alla formazione.

Di seguito l’elenco dei corsi con i relativi link per la registrazione:

LA SICUREZZA PASSA PER LA TESTA: COME UN DIRIGENTE SI PUÒ DISTRICARE FRA MINACCE, NORMATIVE E TECNICISMI tenuto da Simona Venuti (GARR). Per registrarsi: https://learning.garr.it/enrol/index.php?id=80
Data: 3 giugno 2019
Orario: dalle 14.00 alle 18.00
Sede del corso:Auditorium c/o Collegio Carlo Alberto
Piazza Vincenzo Arbarello, 8
Torino

LA SICUREZZA INFORMATICA A SCUOLA tenuto da Simona Venuti (GARR), Maria Sole Scollo (GARR), Andrea Pinzani (GARR) e Leonardo Lanzi (GARR). Per registrarsi: https://learning.garr.it/enrol/index.php?id=79
Data: 3 giugno 2019
Orario: dalle 10.00 alle 13.00
Sede del corso:Auditorium c/o Collegio Carlo Alberto
Piazza Vincenzo Arbarello, 8
Torino

CREARE VIDEO PER LA DIDATTICA tenuto da Gabriella Paolini (GARR). Per registrarsi: https://learning.garr.it/enrol/index.php?id=78
Data: 3 giugno 2019
Orario: dalle 10.00 alle 17.00
Sede del corso:Politecnico di Torino
Sala Studio 4 (accanto Aula Magna) – I Piano
Corso Duca degli Abruzzi, 24

H5P: IL TOOL OPEN SOURCE PER LA CREAZIONE DI VIDEO INTERATTIVI tenuto da Andrea Corleto (GARR). Per registrarsi:
https://learning.garr.it/enrol/index.php?id=77
Data: 3 giugno 2019
Orario: dalle 10.00 alle 17.00
Sede del corso:
Politecnico di Torino
Aula Laib Due – II Piano
Corso Duca degli Abruzzi, 24 (corridoio Corso Einaudi)

IL PUBLIC SPEAKING PER LA RICERCA tenuto da Eleonora Napolitano (GARR). Per registrarsi: https://learning.garr.it/course/view.php?id=75
Data: 3 giugno 2019
Orario: dalle 10.00 alle 18.00
Sede del corso:
Sede del Politecnico di Torino di via Piercarlo Boggio, 71a
Aula Laib 2B

N. B. Il meccanismo di registrazione al corso in presenza necessita di due passaggi

1. Cliccare sul pulsante ISCRIVIMI per accedere all’ambiente on-line (si riceve una mail di conferma)

2. Entrare nel plug-in Booking per confermare la propria presenza al corso e attendere la seconda mail di conferma

Dschola per la Formazione Animatori Digitali in Piemonte

La rete Dschola guidata dall’Istituto Peano di Torino si è aggiudicata il bando per la Formazione degli Animatori Digitali in Piemonte. 

Si sta lavorando alla definizione delle modalità organizzative in attesa dei decreti attuativi dell’USR,  con tutti i partner che hanno collaborato alla stesura del progetto –

Leggi tutto “Dschola per la Formazione Animatori Digitali in Piemonte”

Coding a scuola: formazione online e gratuita con EMMA

#codemooc e’  il corso online, aperto, gratuito (MOOC), che aiuta gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado ad introdurre il pensiero computazionale in classe. L’unico prerequisito è l’entusiasmo dell’insegnante. Non servono particolari competenze pregresse.

Il corso si rivolge a chi vuole introdurre il pensiero computazionale in classe e lo si fara’ durante il corso medesimo, accompagnati dal prof. Alessandro Bogliolo coordinatore della School of information Science and Technology dell’Università di Urbino, coordinatore della Europe Code Week nel 2015. Le lezioni saranno sei e incominceranno il 25 gennaio con un webinar online alle ore 16  e termineranno il 18 aprile

La partecipazione al corso prevedrà il rilascio di un certificato riconosciuto da Universita’ di Urbino.

Il corso viene erogato sulla piattaforma EMMA – il progetto europeo guidato dall’Universita’ di Napoli, Federico II, gia’ ideatrice di iniziative di formaizone online.

Per chi non sapesse cosa e’ un MOOC, è possibile consultare queste slide e le specifiche  pagine informative del Comune di TORINO –  

Per iscriversi occorre:

  1. registrarsi sulla piattaforma EMMA
  2. aprire il corso
  3. iscriversi con il bottone  ENROL

 

Per seguire le notizie raltive al corso sui social network potete fare riferimento al gruppo Facebook e all’hashtag #CodeMOOC

Il mondo della rete spiegato ai ragazzi

Cittadini di oggi e di domani (di Rodolfo Marchisio)

E’ in corso di distribuzione il 1 volume del il testo  Il mondo della rete spiegato ai ragazzi, cittadini di oggi e di domani, che lega le tematiche della cittadinanza e della Democrazia con quelle della rete e dell’uso delle TIC, nel contesto del mondo dei ragazzi e della scuola in particolare.
Il taglio è divulgativo e amichevole, ma documentato (basato sinora sulla lettura di 61 libri e decine di articoli, ricerche e studi).

Il libro è una mappa del mondo della rete e delle sue problematiche, indirizzato ai ragazzi, ai docenti e genitori anche non esperti, per costruire una cultura digitale – fatta di competenze digitali – che ci permettano di dominare la rete e non esserne dominati.
Il dialogo coi lettori
è aperto sul sito www.reteragazzi.it su cui saranno pubblicati gli aggiornamenti, il secondo volume (gennaio 2016) e su cui si potrà richiedere l’invio del libro, disponibile in 3 formati: .pdf, .mobi (per Kindle), .epub per gli altri lettori e i tablet.

Leggi tutto “Il mondo della rete spiegato ai ragazzi”

Geek Dschola: tre appuntamenti da non perdere

L’Associazione Dschola propone un ciclo di seminari rivolti ai docenti per conoscere meglio le nuove tecnologie, le tendenze e le migliori opportunità didattiche offerte dalle tecnologie.

I protagonisti di Geek Dschola sono docenti, esperti e appassionati di tecnologia a scuola che vogliono condividere saperi esperienza e curiosità con chi è interessato.

Dal Laboratorio al FAB LAB

14 APRILE 2015 – AUDITORIUM ITI MAJORANA DI GRUGLIASCO (TO) ORE 14.30 – 17.30

Cos’è un FabLAB? Come realizzare un mini FabLAB a scuola? Come rivoluzionare la didattica con la nuova filosofia dei Maker? Stampanti 3D in Kit open source adatti ai diversi ordini di scuole. Modellazione 3D facile con Blender e ThinkerCad. Venite a scoprire tutti i segreti del mestiere dei Makers.
Eleonora Panto, Dario Zucchini (Dschola); Andrei Bulai, Michele Damiano (ex allievi dell’ITI Majorana e Maker presso il FabLAB Pavone)

GREEN LAB

28 aprile 2015 – Auditorium ITI Majorana di Grugliasco (TO) ore 14.30 – 17.30
Il progetto top-secret di Dschola! Una idea nuova e rivoluzionaria che consente di ristrutturare i laboratori delle scuole con un risparmio del 70% sui costi di acquisto e un risparmio del 98% sui consumi elettrici. Basta con i vecchi rottami! È ora di computer nuovi, performanti e finalmente sostenibili!
Eleonora Panto, Dario Zucchini, Ivan Bertotto, Mattia Davì, Stefano Mercurio, Claudio Borgogno, (Dschola)

CODING con APP INVENTOR

20 MAGGIO 2015 – AUDITORIUM ITI MAJORANA DI GRUGLIASCO (TO) ORE 14.30 – 17.30

Finalmente tutti parlano di “coding” e di programmazione in tutti gli ordini di scuole ma pochi sanno davvero programmare un vero tablet o uno smartphone. Se volete imparare a realizzare, in pochi semplici passi, delle vere APP su dispositivi Android venite a scoprire come si lavora con App Inventor e quali sono le sue potenzialità. Un appuntamento da non perdere per gli appassionati di mobile device!
Alberto Barbero (Dschola)

Scarica il volantino degli Eventi Geek Dschola

Non dimenticare l’evento Italian Scratch Festival sabato 9 maggio!

Ingresso libero, è gradita la prenotazione on-line.
*** ISCRIVITI ALL’EVENTO ***