Immunità da gregge

Folgorato dalla lucidità con cui il Superiore Ministero si appresta a garantire un rientro a scuola sicuro, efficace, inclusivo e democratico, rendo pubblico un mio atto di sofferta, ma dovuta, contrizione, invitando anzi i lettori a copiarlo, incollarlo in tutti i loro spazi digitali e sottoscriverlo.

“Considerato che: – in possesso di un tasso di consapevolezza inversamente proporzionale al numero delle clausole elencate, nella mia sfera privata ho sottoscritto con aziende multinazionali basate su piattaforme di intermediazione – che lo storytelling mainstream descrive come straordinari luoghi dell’innovazione irrinunciabile, anziché come enclosure della rete destinate all’estrazione di dati e allo sfruttamento dell’intelletto generale – contratti d’uso standardizzati, che mi impongono la piena e supina accettazione di condizioni e vincoli non negoziabili, modificabili solo dal default-power centralizzato e finalizzati al tracciamento totale delle mie relazioni, delle mie opinioni, delle mie abitudini, dei miei acquisti, delle mie preferenze, dei miei movimenti e così via;

– ho utilizzato davvero raramente il permesso accordatomi di disattivare singole funzioni, accettando di conseguenza di essere oggetto in tempo reale di profilazione dettagliata e di costante pedinamento.

–  ho accettato/subìto per ragioni di emergenza di essere coinvolto (per lo più senza essere mai consultato in forma diretta e nonostante fossero possibili soluzioni diverse) in varie pratiche di comunicazione professionale, di nuovo regolate da accordi articolati mediante clausole unilateralmente definite, che prevedono esplicitamente il monitoraggio globale e l’estrazione e l’elaborazione di dati generali e di informazioni complessive ai fini dell’adattamento dei servizi forniti da molte delle medesime corporation del capitalismo di sorveglianza, anche qualora esse garantiscano di non impossessarsi di dati personali, e ho, insomma, scelto coscientemente di lavorare gratis in un beta-test aziendale di dimensione planetaria;

sono pienamente cosciente di aver perso ogni diritto di preoccuparmi delle possibili implicazioni dell’uso di un’applicazione di tracciamento che riguarda la salute e la sfera pubblica.

Qualora riprendessi ad avanzare qualche riserva e a richiedere – per esempio – chiarezza sullo scopo e sull’efficacia e autentica trasparenza sul rapporto tra le istituzioni interessate e i suddetti agenti del capitalismo digitale, dovrei essere eternamente irriso e deprecato mediante gogna social”.

Report – 8 giugno 2020

Favole allo smartphone, tra QR code e Tag NFC

Ritratto dello scrittore Gianni Rodari

Chi non conosce le meravigliose “Favole al telefono” di Gianni Rodari? Pubblicate per la prima volta nel 1962, sono ancora presenti in molte biblioteche di classe delle nostre scuole, così come presso alcune famiglie, dal momento che sono un vero capolavoro, sia dal punto di vista dell’originalità dell’impostazione sia da quello della matrice valoriale.

Orbene, Rodari cita per quattro volte (La giostra di Cesenatico, Sulla spiaggia di Ostia, Uno e sette, Ascensore per il cielo) Gagarin, primo cosmonauta nella storia dell’umanità.

All’epoca, infatti, il volo del pilota sovietico poteva essere citato come fatto di cronaca, noto più o meno a tutti: era appena avvenuto e aveva costituito una notizia clamorosa, trasformatasi a Occidente in una sorta di choc, considerato l’attrito tecnico-scientifico e politico-militare tra USA e URSS.

Ma come possono capire davvero i bambini di ora (e i maestri giovani )? Per molti “Gagarin” rischia di essere poco più che una strana sonorità.

Come risolvere il problema, su carta e non solo e senza alterare il testo originale? Una soluzione può essere costituita dall’uso dei codici QR, per generare i quali vi sono in rete numerose risorse gratuite.

Inseriamo l’url della voce di Wikipedia su Jurij Gagarin (o quello di qualsiasi altra pagina che ci possa essere utile), generiamo il codice e lo scarichiamo come immagine.

Possiamo poi pensare in grande – ma dobbiamo essere un editore e risolvere il problema dei diritti – e realizzare un edizione “aumentata” delle “Favole”, con il QR e tutti gli altri che possano essere utili collocati sul margine delle pagine. Oppure accontentarci – e siamo un genitore e/o un insegnante – di ritagliare e incollare i QR nella medesima posizione sulla nostra singola copia o su tutte le copie di cui disponiamo.

Basterà poi inquadrare il QR con uno smartphone – magari vecchiotto, magari senza SIM, magari ribaltato su un televisore, su una LIM o su uno schermo – e il gioco è fatto: ecco l’accesso alle informazioni aggiuntive che ci servono.

Qualcuno dirà: “Ma in fondo non è che un link!”. Verissimo. Aggiungo che questo tipo di link altro non è che una nota.

E allora, qual è la differenza? La differenza è il fatto che siamo di fronte a scelte operative che definiscono un modello molto interessante dal punto di vista culturale e cognitivo, applicabile in varie altre situazioni scolastiche (senza trascurare la formazione degli insegnanti) e per altro già presente in molte risorse destinate ai turisti:

a. il QR consente di rendere linkabili anche le realtà costituite di atomi, gli oggetti materiali;

b. il collegamento prevede due diversi supporti con funzioni diverse, l’oggetto di partenza e lo smartphone, e quindi mantiene la netta distinzione tra flusso informativo culturale principale e informazioni aggiuntive, approccio che può facilitare la strutturazione di interconnesioni logiche congruenti alla situazione formativa.

Post Scriptum: si può agire in modo del tutto analogo con i TAG NFC, sia nella versione “a ciondoletto”, sia in quella adesiva, probabilmente la più adatta per i libri cartacei (31 gennaio 2020), come nell’esempio, la prima “edizione” delle Favole al telefono in  grado di aprire direttamente una pagina web.