Ben tornata Rete Didattica!

Vecchio laboratorio con rete didattica del ITI Majorana e vecchia scuola di montagna di Cumboscuro

Nella foto uno dei primi laboratori dotati di rete didattica, esposto a Smau 2000 nello stand del MIUR con sullo sfondo la scuola di montagna di Coumboscuro

La Didattica a Distanza è tornata come protagonista del nuovo anno scolastico. Tra sostenitori e detrattori, allo stato attuale rimane l’unico modo per “fare scuola”. Lungi dal voler dare un giudizio che rischierebbe di scivolare nel “bene-male”, in questo breve contributo vorremo definire alcuni punti chiave che ci permettono di dare una lettura del fenomeno, se utilizzato in modo corretto.

Con l’avvento del Covid-19 il mondo è cambiato: la scuola si è spostata nelle case, il lavoro si è trasformato in smart working. Se quest’ultimo è destinato a modificare il mondo del lavoro del prossimo futuro (al netto di costi-prestazioni), per la scuola è diverso. Molti parlano di un ritorno alla “vera” didattica, ovvero quella in presenza, di contatto…tutto vero ma anche la DAD ha degli aspetti efficaci, a patto che sia utilizzata in modo corretto.

Come deve comportarsi un docente che vuole fare DAD?

Non vogliamo qui elencare le regole da seguire (collegarsi alle videolezioni con 5’ di anticipo, chiudere il collegamento dopo gli studenti, ecc.) ma cercare di fare il punto sul momento formativo. Cosa deve fare il docente per aiutare ad apprendere i suoi alunni? In prima battuta diremmo: non deve solo insegnare….

Vediamo come.

1 – Didattica del gessetto, ossia nuova vita alla DidaNet

Qualcuno sicuramente ricorderà la buona e vecchia DIDANET (anche IDMNET, DIDASOFT, ITALC, …) nei laboratori di informatica, “diavoleria” che permetteva di poter vedere contemporaneamente quello che facevano gli studenti sul proprio PC, o condividere il video del docente su quello degli alunni. Era possibile anche proiettare una VHS o un DVD, controllare da remoto i PC degli allievi, parlare in cuffia e perfino oscurare gli schermi. Al tempo questa funzione pareva avere un’aura magica (si parla di circa 25 anni fa), ma oggi la funzione più intrigante di allora – il “gessetto” – torna ad essere utile nella DAD. Tra le varie funzioni, infatti, “passare il gessetto” consentiva di proiettare a tutta la classe il monitor di uno studente, con il suo lavoro: un pezzo di codice, una mappa concettuale, un testo, ecc… oppure consentiva agli studenti a turno di poter lavorare sul PC del docente mentre tutta la classe osservava o collaborava alla riuscita dell’esercizio.

Ebbene con Meet, Teams, Zoom queste funzioni ci sono ancora e possono trasformare in rete didattica una rete geografica sparsa sul territorio! Come? Semplice, durante una videolezione c’è la possibilità di chiedere ad uno studente di condividere il lavoro fatto, un compito o l’elaborato appena assegnato, spostando così il focus dal docente agli studenti. Con la DAD molti docenti hanno pensato che nelle videolezioni si possa solo fare lezione frontale: sbagliato! La lezione frontale può costituire un momento sicuramente fondamentale ma la parte più divertente e magica della lezione è quando lo studente lavora e mostra il suo apprendimento in fieri, argomentando le motivazioni che lo portano a fare delle scelte al posto di altre. E se l’alunno non fa nulla? Semplice, passiamo il gessetto a un suo compagno o chiediamo alla classe di aiutarlo: questo aiuterà lo studente a cambiare atteggiamento e a cercare di essere attivo per le prossime volte.

Basta con una didattica passiva, trasformiamo le videolezioni in attive grazie alla semplice condivisione dello schermo. La richiesta di condividere il proprio spazio di lavoro, la “scrivania” dello studente, ci consente anche di aiutare l’allievo ad organizzarsi meglio, nel tenere ordinato ed efficiente il proprio dispositivo (pc, tablet o volendo anche smartphone) utilizzandolo finalmente per scopi didattici e non solo di intrattenimento. Poter costruire conoscenza in diretta è molto più efficace che guardare, sprofondati nel divano, un prof che parla.

2 – Didattica breve, spiegazioni trailer su contenuti significativi

Se il docente è amante delle lezioni frontali può continuare a farle durante la DAD  ma con alcune accortezze. Il momento di spiegazione deve essere contenuto (max 10’), tenendo conto che tale tempo corrisponde anche alla massima attenzione degli alunni. A chi sembrerà poco, tenga presente che le spiegazioni nelle lezioni in DAD sono decisamene più uniformi che in quelle in presenza dato che non ci sono le micro-interruzioni (a nessuno cade la matita per terra, tutti sono fermi, non si sussurra nulla al compagno, non entra personale esterno nell’aula, ecc.). La spiegazione scorre liscia, ma per essere efficace deve essere breve.

Inoltre il docente deve presentare più stimoli e contenuti in un tempo più breve, non accelerando ma scegliendo quelli più significativi, quelli che stimolano la curiosità e l’approfondimento degli alunni, come se si stesse facendo il trailer di un argomento. Le spiegazioni potrebbero proprio essere definite “lezioni trailer” che trasmettono il nucleo fondante e rimandano ad altro per approfondimenti.

Come stiamo vedendo cambia il modello comunicativo: c’è una leggera accelerazione dei contenuti ma parallelamente bisogna rallentare il modo in cui si susseguono le parole dette. Il docente deve pronunciarle bene, con un ritmo sostenuto ma leggermente più lento rispetto alla lezione fatta in presenza. Questo piccolo accorgimento farà sì che la latenza della rete internet sia azzerata.

Quindi riassumiamo così:

  • Spiegazioni brevi;
  • Contenuti stimolanti;
  • Parole pronunciate con ritmo leggermente più lento

E’ ovvio che la spiegazione, se svolta in questa modalità, non possa essere più il centro dell’apprendimento. 

Cosa manca per completare il percorso? Un buon sistema di organizzazione dei contenuti da erogare, e veniamo così al terzo punto.

3. Modello didattico degli e-campus

Chi non conosce le università online? Ormai sono diffuse in tutto il mondo e la loro fortuna si basa su un modello che viene utilizzato anche dalle università in presenza, il conosciuto e-learning. Il sistema delle università online si presenta come integrato, completo, strutturato e formativo per un apprendimento step-by-step. Questo non significa che l’apprendimento online sia più efficace di quello in presenza ma solo che, se fatto bene, può raggiungere ottimi risultati. 

C’è relazione tra questo mondo e quello della scuola? Molto più di quanto possa sembrare: la DAD per funzionare bene ha bisogno di un buon sistema di e-learning, strutturato a moduli, con obiettivi dichiarati, lezioni, dispense, approfondimenti, test di autovalutazione, ecc. Insomma, tutti gli ingredienti necessari per un aggregatore di strumenti che possa permettere allo studente di fare un percorso formativo, assistito dai suoi docenti curricolari.

Le piattaforme e-learning si sono sviluppate poco dopo le reti didattiche, anticipando il concetto attuale di cloud. Soprattutto agli inizi erano ancora acerbe e incomplete e vennero adottate quasi esclusivamente dagli atenei e dalle agenzie formative. Ora, invece, le piattaforme e-learning sono mature, potenti, efficaci, gratuite, open-source e non soffrono del limite di utenti simultanei tipico delle videoconferenze.

Purtroppo l’emergenza DAD ha spostato l’attenzione quasi esclusivamente sulla videoconferenza, come feticcio tangibile della buona vecchia lezione di una volta; ma, per fare bene la DAD, non possiamo fare a meno di una piattaforma e-learning.

Partendo da questa prospettiva i docenti della scuola curricolare possono compiere un passo avanti: rendere più efficace l’apprendimento, garantendo e potenziando l’inclusività e la personalizzazione. 

Dimensioni, queste, su cui la scuola negli ultimi anni ha investito energie e risorse che, con la DAD intesa non come concetto assoluto ed unitario ma come modalità di fruizione, possono essere implementate. 

I libri sull’apprendimento online e sull’e-learning oggi hanno una nuova vita…

Mattia Davì, Dario Zucchini

La scuola che verrà

Riflessioni in vista del nuovo anno scolastico

Nella scuola, la domanda di questi giorni su come sarà il prossimo anno scolastico, è dominata da grandi incertezze.

Tutti: dirigenti, docenti, alunni, famiglie sono spaventati dall’idea di dover di nuovo “subire” la DAD, talvolta demonizzata come il male della scuola. Occorre però, oltre ogni demagogia, cercare di fare una seria riflessione sulle possibilità che si prospettano all’orizzonte.

Prima di iniziare, alcune parole chiave che ci “aiutano” a precisare

  1. ONESTÀ. La DAD (così come spesso è stata organizzata) non è in tutto e per tutto la didattica DIGITALE. Quella dei mesi scorsi è stata una didattica di emergenza che ci ha permesso di far “tenere a galla” la scuola, portandola verso la fine dell’anno scolastico
  2. ATTENZIONE. Ogni ordine di scuola ha delle esigenze diverse: se la DAD ha funzionato abbastanza bene con le scuole secondarie di secondo grado, scendendo con i gradi scolastici sono emerse le maggiori difficoltà. 
  3. CAMBIAMENTO. Il DIGITALE non è solo un’estensione degli spazi e dei tempi di apprendimento: richiede un ripensamento dei “modi” di fare lezione, occorre cambiare radicalmente impostazione.
  4. FORMAZIONE. Il DIGITALE richiede strumenti e conoscenze d’uso. Non tutti hanno queste conoscenze, occorre dunque fare formazione pratica (e non solo teorica).
  5. FOCUS. Occorre mettere il bambino al centro. Ricominciamo dai bambini e dalle loro relazioni, in primis quella familiare. In questi mesi di DAD la scuola è entrata nelle famiglie, ha “toccato” con mano la realtà dei ragazzi; per la prima volta non sono stati loro ad “andare a scuola” ma la scuola ad entrare nelle loro case.
  6. PRUDENZA. Il COVID-19 non svanisce improvvisamente. Occorre pensare la scuola con lo sguardo di coloro che devono convivere con il virus, cercando di limitare TUTTE le occasioni di contagio (pensiamo al materiale scolastico, agli zaini, ai computer condivisi, agli spazi comuni, ecc.)

Date queste premesse, iniziamo a ragionare sulla scuola che verrà.

Il riferimento principale in questo articolo è la scuola dell’obbligo, quella degli Istituti Comprensivi, che maggiormente ha subito (o patito) la Didattica A Distanza. 

Si tratterà di un gioco di equilibri, dove occorre bilanciare educazione, formazione, responsabilità, spazi, tempi e modi. Allo stesso tempo è una grande possibilità che darà spazio al nuovo, al diverso e forse al creativo.

Gli ingredienti sono gli stessi ma per la prima volta, a causa di un essere microscopico chiamato Coronavirus, c’è la possibilità di trasformare la scuola in qualcosa di diverso.

Proviamo a declinare alcuni elementi di riflessione, che come semplici pennellate, tentano di abbozzare un quadro.

1. DIGITALE

La scuola che verrà sarà indubbiamente digitale ma è necessario che questo non diventi il FOCUS. Sfatiamo il mito che con il digitale non si impari meglio (cfr Evidence Based Education, Hattie); per contro, senza DIGITALE l’apprendimento sarebbe anacronistico. Quindi occorre INTEGRARE il digitale a servizio della didattica, spostando l’attenzione dallo strumento all’oggetto di apprendimento.

Suggerimento: scegliere strumenti e procedure semplici e adatte all’età dei ragazzi (cercare una soluzione adeguata)

2. OBIETTIVI

Le domande “Quale obiettivo voglio raggiungere?” e “Come posso raggiungerlo con maggiore efficacia?” devono guidare la riflessione dei docenti, nella scelta degli strumenti e delle modalità. Se quell’obiettivo lo posso raggiungere attraverso un video, o un altro strumento digitale, perché non usare questo approccio? Se invece è meglio un esercizio pratico (o analogico), è da preferire ma ricordiamo di fare scelte ponderate.

Ancora: se, come docente ho delineato l’obiettivo e il modo per raggiungerlo, devo definire (in fase di progettazione) le modalità di verifica, altrimenti perderò un passaggio fondamentale: l’attenzione al processo cognitivo e di sviluppo.

Suggerimento: scrivere sempre l’obiettivo insieme alla tipologia di verifica dello stesso.

3. FLESSIBILITÀ

Nell’apprendimento non esiste la ricetta perfetta che funzioni con tutti gli alunni. Ogni essere umano ha delle caratteristiche fondamentali e un modo di pensare unico e originale. 

Partendo da questo punto, occorre avere una certa flessibilità nei CONTENUTI, nelle PRASSI DIDATTICHE e negli SPAZI.

  • CONTENUTI

Occorre ripensare i contenuti, ripartendo dall’intuizione di Morin  “ E’ meglio una testa ben fatta che una testa ben piena”. Si tratta quindi di SVUOTARE delle teste.

Come possiamo fare? Cercando di “sfoltire” i contenuti per centrare il focus. Che cosa è davvero fondamentale? 

L’immagine guida è quella della cipolla: intorno ad un nucleo tematico ci sono tanti aspetti secondari. Ora, occorre ripartire dal CENTRO, dall’ESSENZIALE, che spesso non è di così facile lettura.

Una volta chiarito questo, possiamo costruire l’apprendimento. 

La domanda che segue è doverosa: possiamo continuare a costruire un apprendimento settorializzato per discipline? Come possiamo supportare gli alunni nel mettere insieme le competenze delle singole discipline per limitare la frammentazione?

La scuola deve tornare ad insegnare un modo di pensare DIVERGENTE (per problemi e non per risposte).

Suggerimento: riprogettare INSIEME NUCLEI TEMATICI intorno ai quali si orienta l’apprendimento di tutte le discipline.

  • PRASSI DIDATTICHE

Se, come abbiamo detto, tutti gli studenti sono diversi, ogni azione didattica funziona: lezione frontale, Cooperative Learning, flipped classroom, Debate, EAS, Webquest, ecc. hanno tutte la loro efficacia. È vero, c’è qualcosa che funziona meglio, come ci dice la ricerca sulle Evidenze. Quello che però è davvero fondamentale è l’atteggiamento del docente che deve essere un motivatore dell’apprendimento, un regista che coordina le azioni degli alunni, ponendo DOMANDE.

La domanda è lo strumento fondamentale, di cui occorre riscoprire la portata e l’efficacia. Fare domande ben poste può fare la differenza.

Suggerimento: scegliere la metodologia didattica in funzione al contenuto essenziale

  • SPAZI

La scuola che verrà deve essere pensata fuori dalle aule “pollaio” (ovvero le aule sovraffollate) e altresì fuori dalle aule “a batteria” (dove ci sono le postazioni degli studenti divisi da pareti di plexiglas). Occorre utilizzare il più possibile spazi aperti, dove mantenere distanze adeguate.

Allo stesso tempo, provare a pensare spazi diversi (non solo aule), e cercare di rendere la scuola viva.

Lo spazio può essere ripensato a partire dall’obiettivo di apprendimento.

Inoltre esiste uno SPAZIO DIGITALE (quello virtuale delle piattaforme) che va utilizzato e regolamentato nell’uso per evitare il rischio di rimanerne sommersi. 

Suggerimento: progettare tutti gli spazi e scegliere come utilizzarli in accordo tra tutti i docenti e in funzione all’età dei bambini (non sempre digitale è meglio)

4. TEMPO

Nella scuola che verrà rimettiamo al centro la LENTEZZA dell’apprendimento. Sviluppare processi richiede TEMPO.

Non è possibile sviluppare APPRENDIMENTO velocemente: non si riesce a plasmare un processo senza concedergli il giusto tempo.

È una questione prettamente umana: pensiamo a quanto tempo impieghiamo, come cuccioli di uomo, per imparare a camminare, a parlare, a esprimere i primi ragionamenti…ogni nuovo apprendimento richiede tempo.

Inoltre, la DAD ha fatto richiesto di riflettere sulla dimensione temporale: il TEMPO-Scuola-in-presenza è fondamentalmente diverso dal TEMPO-Scuola-online. Tenere presente questa differenza aiuterà a non trasporre nelle case le stesse tempistiche scolastiche ma ci permetterà di ridurre il lavoro puntando al centro.

E’ inoltre necessario tenere presente il TEMPO di CONNESSIONE. Davvero dobbiamo essere sempre tutti online e reperibili, con una certa “ansia da connessione”?

Che uso si può fare delle piattaforme? Come possiamo regolamentarle?

Suggerimento: pensare delle azioni calibrate sui propri studenti e adatte sia nel tempo di uso che di apprendimento

5. INCLUSIONE

La scuola di domani non deve dimenticare l’aspetto inclusivo. Una scuola supportata dal digitale deve contrastare il DIGITAL DIVIDE, non solo strumentale ma soprattutto culturale. Tutte le attività pensate devono essere sostenibili per TUTTI Gli ALUNNI. Occorre progettare con cura le tecnologie necessarie, la quantità di banda internet richiesta, i software necessari, ecc.

Suggerimento: dopo aver progettato un’attività, verificare se è inclusiva o se crea delle differenze di accesso alla conoscenza tra gli studenti

6. DISTANZA

La scuola, probabilmente, ci chiederà di essere anche una SCUOLA A DISTANZA. Se l’accesso alla scuola in presenza sarà possibile solo agli alunni con la giusta temperatura, il giusto stato di salute, e mantenendo la giusta distanza, occorre progettare attività FRUIBILI anche a DISTANZA, ipotizzando di avere sempre qualche alunno a casa per assenza.

Torna FONDAMENTALE l’ASINCRONO: evitiamo di proporre fittizi collegamenti casa-scuola, che creano nostalgia e rischiano di minare l’equilibrio emotivo dei bambini. Pensiamo piuttosto contenuti ASINCRONI, alternati da momenti di VIDEOLEZIONI (anche personalizzate) per gli alunni che non potranno essere a scuola.

Suggerimento: pensare una scuola aldilà dei compiti (non è il compito che configura la scuola a distanza…)

7. EMPATIA

La scuola che verrà non può dimenticare la situazione emotiva degli alunni, il loro vissuto, la loro storia, i loro desideri e le loro aspettative.

In questi mesi la mancanza della scuola si è sentita: riprendere il più possibile in presenza, significa tenere presenti le storie dei bambini e dei ragazzi, accompagnarli con delicatezza verso una simil normalità, tenendo conto che nulla sarà più come prima.

Suggerimento: ideare attività gioco in cui i bambini possano sperimentare l’empatia e la presenza degli altri anche dentro le nuove regole del distanziamento sociale. Lavorare sulle emozioni e sul loro riconoscimento costante.

Per poter costruire questa nuova scuola occorre spirito di iniziativa, collaborazione tra discipline, desiderio di mettere al centro l’apprendimento dei ragazzi e la formazione dei docenti (formazione non solo tecnica ma anche comunicativa e didattica).

Teniamo presente quanto affermava Korczak 

Dite: È faticoso frequentare i bambini.

Avete ragione.

Poi aggiungete:

perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi,

inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli.

Ora avete torto.

Non è questo che più stanca.

E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi

fino all’altezza dei loro sentimenti.

Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.

Per non ferirli.

Janusz Korczack, Quando ridiventerò bambino

Buon lavoro a tutti !

Fondi “tampone” alle scuole: che fare?

E’ trascorsa un’altra settimana di COVID-19 e in pieno weekend ecco arrivare un altro decreto, il DCPM n.  186 del 26 marzo 2020, scaricabile da qui.

Questo decreto stanzia delle risorse per le scuole, suddividendole in tre categorie:

– Lettere A – Risorse per piattaforme e strumenti digitali

– Lettera B – Risorse per dispositivi digitali e connettività

– Lettera C – Risorse per formazione del personale scolastico

Se approfondiamo la lettura del decreto è possibile notare che il punto A è finalizzato a “ consentire alle istituzioni scolastiche statali di dotarsi immediatamente di piattaforme e di strumenti digitali utili per l’apprendimento a distanza, o di potenziare quelli già in dotazione, nel rispetto dei criteri di accessibilità per le persone con disabilità”.

Il punto B, ha come obiettivo quello di “mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato d’uso gratuito, dispositivi digitali individuali per la fruizione delle piattaforme e degli strumenti digitali di cui alla lettera a), nonché per la necessaria connettività di rete”. 

Il punto C è orientato a “formare il personale scolastico sulle metodologie e le tecniche per la didattica a distanza”.

 

Per ognuno di questi punti abbiamo analizzato opportunità e rischi.

Ecco alcuni consigli e attenzioni che come Associazione Dschola ci sentiamo di consigliare alle scuole e ai docenti.

 

Punto A – Piattaforme e strumenti digitali

Le scuole hanno la possibilità di acquistare dei servizi adatti a strutturare una didattica a distanza adeguata al livello della propria scuola.

Il punto focale, in questa fase di emergenza, è di non stravolgere la situazione che ha faticosamente preso avvio in questo mese, cercando di portare avanti quanto iniziato, potenziandolo e supportandolo ove necessario.

Riteniamo inutile la sostituzione “in corsa” di piattaforma ma è opportuno continuare a supportare docenti, alunni e famiglie con lo strumento che è stato scelto.

Che cosa può veramente acquistare la scuola?

Il decreto cita Piattaforme Didattiche. È risaputo che molte scuole hanno scelto di adottare piattaforme gratuite dedicate al mondo education.

Se si tratta di una scuola superiore, però, è possibile attuare una piattaforma LMS in casa, come Moodle o Jitzi, installabile e configurabile. Su questa piattaforma è possibile investire in hardware e software, anche per un futuro prossimo. Le scuole che usano licenze per software specifici nei laboratori possono pensare di estendere le licenze agli studenti (fotoritocco, cad, modellazione 3d, montaggio audio/video). Per i docenti che intendono produrre videolezioni può essere utile acquistare le licenze dei software preferiti dagli ideatori delle flipped classroom e dagli youtubers. Sicuramente non è il  momento di abbonarsi a un nuovo servizio e vedere che succede ma meglio potenziare quello che abbiamo o acquistare finalmente quello che abbiamo sempre usato in versione prova.

 

Punto B – Dispositivi digitali e connettività

E’ possibile acquistare dell’hardware da dare in comodato ai propri studenti.

Questo punto si articola in più aree di intervento.

 

Hardware

Iniziando a riflettere sull’hardware possiamo definire due punti: la scelta dell’hardware e la valutazione delle priorità con cui assegnare un dispositivo ai propri alunni.

Allo stato attuale occorre fare attenzione alla disponibilità delle singole aziende il rischio concreto è quello di acquistare vecchi prodotti o di riceverli a fine estate.

 

PC portatile

Potrebbe sembrare una scelta ovvia ma non è sempre una scelta ragionevole per alcuni motivi. In questo momento i notebook validi per il telelavoro sono già stati venduti quasi tutti, quello che rimane nelle scorte dei fornitori è spesso troppo caro o con caratteristiche stranamente obsolete e buone solo per la PA. Infine i tempi di consegna sono davvero a rischio.

Ecco a cosa stare attenti per individuare i pezzi da museo:

  • Disco Rigido tradizionale. Un hard disk tradizionale per Notebook offre prestazioni deludenti se non addirittura inaccettabili anche con un buon processore e tanta memoria ram. Evitare Assolutamente. Meglio un notebook con un SSD da 64 GB, un processore economico e soli 4GB di memoria che qualsiasi PC con hard disk. Le prestazioni sono sempre a favore dei computer con SSD (disco a stato solido)
  • Risoluzione video anni ’90. Molti notebook da 15 pollici vengono ancora venduti  con schermi dalla risoluzione di 1366×768 pixel detta anche subdolamente HD. Non è per nulla alta definizione è praticamente la stessa risoluzione degli anni ’90 che era infatti 1024×768. Va bene solo su schermi piccoli da 13 pollici in su dovremmo possibilmente cercare almeno una risoluzione Full HD 1920×1080

Meglio un PC portatile super economico (netbook) dotato di SSD (si chiamano anche Emmc) che uno caro con Hard Disk rotante…

Il  pc portatile ha il vantaggio di essere più agevole per alcuni lavori didattici ma ha bisogno di configurazione e manutenzione, bisogna installare programmi didattici e spesso è  un pasticcio. Con i sistemi operativi moderni è più il tempo che passa ad aggiornarsi che quello che lo possiamo usare. Effettivamente dare un PC a uno che ha problemi di linea vuol dire succhiargli tutto il traffico in aggiornamenti…

Se non siamo un Istituto tecnico che usa software particolari presenti solo su PC (visual studio, cad, photoshop, ecc…) in realtà non abbiamo davvero bisogno di un PC, ci basterebbe un tablet!

Tablet

Sicuramente il tablet è la soluzione ideale. E’ dotato di tutto quello che serve per le videoconferenze; ma vale la pena assicurarsi che sia dotato anche del microfono (si sa mai). Prendetelo con almeno 3GB di ram e con processori a 6 o 8 core – fateci caso: i PC a 6 core costano il triplo di un tablet! Android o iOS fate voi, compatibilmente con i costi.

Il tablet, ha un’autonomia superiore e, anche se presenta uno schermo più piccolo, può usufruire di tutte le app didattiche che sono state progettate per l’apprendimento.

Esistono poi delle categorie miste di netbook che permettono di combinare una potenza di calcolo inferiore ad una portabilità di un tablet ed hanno la tastiera fisica. Da valutare in base alle esigenze della scuola.

I PC fissi non sono, invece, adatti alla consegna agli studenti, vanno bene in laboratorio e in ufficio, non sono dotati di webcam e microfono, hanno bisogno di spazio e di un monitor. Non sono pronti all’uso e non sono facili da trasportare.

Connettività

La scuola può fornire servizi di connettività.

Attenzione che la questione è delicata ed entrano in gioco responsabilità delle istituzioni. La scuola può fornire connettività ma sarebbe bene cercare di intestare le singole connessioni alle famiglie, chiedendo alle scuole di incentivare con un contributo il costo del canone.

I router “saponetta” 3g/4g che sfruttano la rete cellulare mobile non sono una buona soluzione, anche se ora i “giga” sono gratuiti, la copertura nelle aree rurali e di montagna è tutt’altro che garantita e stabile. Poi la SIM la dovrebbe acquistare alla famiglia per non fare intestare la linea alla scuola.

Una buona soluzione per chi non è raggiunto da linee adeguate è quella di contattare gli operatori Wireless presenti sul territorio. La scuola può fornire all’operatore l’elenco degli allievi in digital divide, e un contributo per i primi 2  o 3 mesi. Sarà l’operatore di telecomunicazioni ad occuparsi dell’installazione delle antenne e della stipula del contratto che non sarà ovviamente intestato alla scuola ma alla famiglia.

 

Punto C – Formazione sulle metodologie e sulle tecniche della Didattica a Distanza

Per quanto riguarda la formazione i fondi sono più limitati ma è possibile accedere ai molti webinar presenti gratuitamente sulla rete. Oppure è possibile richiedere un intervento di un formatore sulla propria piattaforma in uso.

Su questo ultimo punto è opportuno segnalare che gli strumenti sono importanti ma devono essere finalizzati al conseguimento dell’obiettivo di apprendimento. Ogni strumento va inquadrato in una sua specifica funzione formativa ed educativa, avendo presenti i punti chiave della didattica a distanza, che è ovviamente (e strutturalmente) diversa da quella in presenza.

Una formazione che tiene in conto questi spunti deve necessariamente rianalizzare il significato di progettazione, compito, interazione, processo, prodotto, valutazione, ecc. che assumono un significato diverso nel mondo della didattica a distanza.

Sperando di avervi proposto alcuni spunti utili…

Vi auguriamo buon lavoro!

 

Mattia Davì e Dario Zucchini

Smartschool…quando è troppa? Istruzioni per il primo ciclo (6-13 anni)

In questo periodo siamo letteralmente invasi dalla “Didattica a Distanza” che ha colonizzato le nostre scuole, affacciandosi anche in una fascia di età dove non se ne era mai parlato prima, come la scuola primaria.

E-learning, webinar, piattaforme, tutorial, hanno fatto prepotentemente la comparsa nella vita di tantissimi alunni (e genitori) che erano abituati ad una scuola fatta principalmente di carta, libri e insegnanti in carne ed ossa, dove l’educazione mediale era perlopiù la visione di qualche video in lingua, le attività alla LIM e poco altro.

Per le famiglie degli alunni della scuola cartacea, l’impatto dell’e-learning è forte: hanno dovuto supportare ed eseguire accessi, usare password, capire il funzionamento delle piattaforme proposte dalla scuola del figlio.

Il risultato?

Sicuramente non possiamo che rilevare una crescita dell’alfabetizzazione digitale: usare questi mezzi fa sì che si impari un uso funzionale dello strumento.

Come docente e come genitore, non posso, però, non notare un rischio che stiamo correndo.

In questo periodo, sui social e sui blog di insegnanti, affiorano i più svariati e singolari consigli per gestire la didattica a distanza.

Il mio intento non è aggiungerne altri ma cercare di identificare alcuni punti fermi in particolare per la scuola del primo ciclo (primaria e secondaria di primo grado).

Punto 1: il TEMPO

Alcuni docenti propongono di tenere fede all’orario scolastico e considerare il tempo di lezioni online analogo al tempo scuola: se a scuola si lavora 1 h, stessa modalità online ma a distanza ( qualcuno propone anche l’appello alle 8.00 di mattina).

A questi docenti “solerti” consiglierei di provare ad immedesimarsi nei panni di quei genitori che devono svegliare il proprio figlio per presentarsi alle 8.00 davanti ad un pc e rispondere all’appello del prof…

E’ vero che la didattica a distanza permette di continuare il nostro lavoro ma le modalità sono NECESSARIAMENTE diverse, perché seguono i ritmi naturali della persona che deve SCEGLIERE il momento adatto per svolgere un compito.

Quindi sì ai compiti asincroni (da preferire).

L’unico momento per fare delle videoconferenze in modo sincrono non deve essere utilizzato per fare l’appello ma per connettere tra di loro gli alunni, spendere del tempo con loro, far sentire loro la vicinanza della classe. I bambini/ragazzi si devono alzare dal pc e pensare: che bella la mia scuola che si fa prossima.

Punto 2: il carico di lavoro

Se il tempo è necessariamente diverso, lo è anche il carico di lavoro.

L’ansia del docente di dover finire il programma (ma non li avevano tolti nel 2006 in favore delle Indicazioni Nazionali?) non deve ricadere sugli alunni nè sulle piattaforme e-learning.

Occorre MODERARE il carico di lavoro e CALIBRARLO sulla fascia di età. Più il bambino è piccolo, più la piattaforma deve essere solo un canale di comunicazione.

Quindi non è necessario ponderare le lezioni sulla base della programmazione oraria ma cercare di definire obiettivi di base (magari anche personalizzati, dato che è possibile assegnare attività diverse ad ogni alunno) con un tempo di esecuzione CONGRUO.

Più i bambini sono piccoli, più sarebbe meglio assegnare le attività una volta a settimana, cercando di aiutare i bambini a PROGRAMMARE il loro impegno.

Punto 3: PROGRAMMARE l’impegno

Proprio la PROGRAMMAZIONE dell’impegno merita una riflessione: dovremmo insegnare ai bambini e ai ragazzi a pianificare bene il tempo in cui  svolgere le attività. Una strategia potrebbe essere quella di far stampare ai bambini un planner dei compiti da svolgere nella settimana (o utilizzare la funzionalità della piattaforma) per definire come gestire il tempo.

Noi docenti dovremmo cercare di essere coerenti ed assegnare le attività sempre lo stesso giorno della settimana, accordandoci tra colleghi

Insegnare la gestione del lavoro dando una scansione routinaria è decisamente utile nei bambini che hanno bisogno di tempi definiti. I compiti e le attività possono essere di aiuto.

Punto 4: evitare lo stress da smartschool

Gestire il TEMPO, calibrare il LAVORO, programmare il COMPITO ci permette di….evitare lo STRESS da smartschool.

Ci troviamo in una condizione unica nella storia: siamo davvero isolati e per sentirci vicino ad una normalità abbiamo la possibilità di essere CONNESSI con altre persone, nello specifico compagni di classe e docenti.

MA NON CORRIAMO il RISCHIO DI ESSERE TROPPO CONNESSI?

Ai docenti: avete notato gli orari in cui i nostri studenti rispondono o scrivono sulle piattaforme? IN CONTINUAZIONE.

Il rischio di questa situazione è creare un’ansia da prestazione scolastica:  i ragazzi, appena alzati  si collegano alla piattaforma (magari usando l’app comodamente installata sul proprio smartphone) e  prima di addormentarsi fanno lo stesso.

Situazione analoga per i docenti: quanto è aumentato il tempo di connessione e di uso dello smartphone?

Cerchiamo dunque di NORMARE il nostro uso e quello dei nostri studenti.

Immaginate un bambino di 6/7 anni sempre connesso per la didattica a distanza: inizialmente sarà entusiasta che i suoi genitori gli permettano di usare per così tanto tempo le tecnologie (pc, tablet, smartphone), ma che effetti farà sulla formazione dell’identità? Non sarebbe meglio limitare questo stimolo, ricordandoci, soprattutto in questi giorni di permanenza in casa, che il bambino ha bisogno di tempo per giocare, per leggere ed anche per annoiarsi un pò (la noia non sempre è così deleteria).

Queste riflessioni vanno nella direzione di un uso migliore dello strumento, per evitare il rischio di IPERCONNESSIONE in una fascia di età dove l’uso delle ICT dovrebbe essere limitato nel tempo per dare spazio anche ad altre attività.

Quindi: usiamo le possibilità offerte dalle tecnologie ma limitiamone l’uso, gestendo il carico di lavoro, programmando (ed insegnando a programmare) le attività,  riducendo il tempo di connessione (il diritto alla disconnessione).

Insegniamo ai nostri alunni ad ABITARE il digitale senza esserne SOPRAFFATTI….

Anche questa è educazione alla cittadinanza digitale.

Coronavirus? Lo combattiamo con la formazione a distanza!

Le misure urgenti adottate dalle Regioni per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 hanno creato uno strano effetto nei docenti delle scuole.

Lontano dagli affanni quotidiani questo tempo di sosta forzata può essere un’occasione per riordinare un po’ le idee e fermarsi a riflettere sul proprio lavoro.

Mentre i decisori stanno valutando se rendere meno restrittive le misure, si affaccia la possibilità della didattica digitale a distanza, come possibile sostituta della didattica tradizionale in un tempo di isolamento forzato.

Se guardiamo il positivo, quest’esperienza ci può lasciare una competenza digitale diffusa.

Ecco alcune spunti e soluzioni da tenere presente per poter avviare e continuare delle attività.

Mi raccomando,  ricordiamoci che gli strumenti devono TRASPARENTI: semplici e funzionali!!!

Distinzione tra attività sincrone e asincrone

Le prime sono quelle svolte tra utenti che si collegano allo stesso tempo ad una piattaforma di audio/video conferenza.

Le seconde possono essere utili per condividere materiali, assegnare compiti e monitorare i progressi degli alunni.

Questa distinzione è importante. Quando è meglio preferire le prime alle seconde? Le prime sono da preferire per alcuni lanci di attività, per confrontarsi con tutti gli alunni e per poter avere un riscontro diretto. Esse sono motivanti ma hanno alcuni punti che necessitano di attenzione:

  1. La banda di connessione: per poter avere un’adeguata attività sincrona occorre che tutti gli studenti abbiano una connessione internet adeguata. Per ridurre il traffico dati potrebbe essere utile non trasmettere tutti i video contemporaneamente, utilizzando solo l’audio e la chat condivisa.
  2. Il tipo di servizio ospitante deve essere adeguato a supportare la connessione in contemporanea degli utenti: in una classe solitamente ci troviamo di fronte a 15/20 alunni almeno. Spesso i servizi open source non consentono così tanti utenti.
  3. Imparare a normare l’utilizzo: gli studenti non sono abituati a questa modalità per cui il rischio è che si crei un po’ di sovrapposizione di chat e di audio è notevole: occorre insegnare ad utilizzare lo strumento con calma ed autocontrollo.

Le piattaforme asincrone non hanno queste criticità, permettono di gestire meglio le attività assegnate agli studenti ma mancano di una condivisione in tempo reale, rischiando di essere demotivanti per gli studenti non abituati che si vedono assegnare solo delle cose da fare.

Che fare?

Procedere in sinergia intrecciando le due modalità.

In un primo momento è possibile lanciare le attività attraverso una videoconferenza (o un video registrato) dove si possono collegare tutti gli studenti: questo può essere per un “flash” spiegazione, la presentazione di strumenti, un lancio dell’attività da svolgere o per la revisione finale.

Lo svolgimento del compito può proseguire in modalità asincrona ed essere presentato al docente per la revisione finale (e la valutazione).

Se lo si ritiene necessario ogni studente dovrebbe avere la possibilità di scegliere un momento di confronto con il docente sincrono durante lo svolgimento dell’attività (per avere un feedback o per chiedere chiarimenti).

Consigli utili…

Non dimentichiamo che gli studenti non sono abituati a questo tipo di didattica esclusiva e non è un aspetto da sottovalutare. Devono prendere confidenza con gli strumenti oltre che con i contenuti veicolati dal docente.

Dedichiamo del tempo a presentare lo strumento: se fosse lo stesso per tutti i docenti del consiglio di classe, OTTIMO.

Pianifichiamo le attività in accordo tra i docenti, in modo da non sovraccaricare troppo gli studenti.

Utilizziamo un calendario da avere in condivisione tra consiglio di classe e studenti per poter orientare le lezioni.

Non dimentichiamo i libri di testo digitali: ogni libro ha la sua estensione. Se gli alunni sono riusciti ad attivarlo può diventare un’ottima risorsa.

Quali strumenti?

Per le videoconferenze esistono molteplici strumenti free ed open source:

Senza dimenticare le app che sono disponibili sul proprio smartphone come WhatsApp che consente videochiamate di gruppo fino a 4 partecipanti (per una didattica personalizzata).

Come piattaforme di classe virtuale possiamo scegliere tra le seguenti:

Scegliamone una da utilizzare in accordo con gli altri docenti, presentiamo lo strumento agli alunni e utilizziamo prevalentemente questo supporto.

Per i bambini della scuola primaria potrebbe essere utile Susydiario che permette di preparare con facilità le lezioni e i materiali.

Un ulteriore supporto potrebbe essere quello di costruire un sito web della classe, dove i docenti possono caricare i loro materiali. Per questo esistono servizi online free, primo tra tutti Google Sites, che non necessita di conoscenze informatiche.

E la classe virtuale del REGISTRO ELETTRONICO?

Se il vostro registro le prevede è il momento di utilizzarle: non introducete nuovi strumenti ma utilizzate l’esistente.

Anche il semplice Diario Online per le comunicazioni può andare bene, aggiungendogli uno spazio per l’invio del materiale.

Dove trovo i materiali?

È giunto il momento di utilizzare i materiali a disposizione online e non solo: documenti condivisi, blog di docenti, videolezioni, ecc.

Il web è ricco di materiali di qualità (occorre cercare) e si possono trovare.

Se necessitiamo di canali video eccone alcuni: Khan AccademyYoutube, TED4ed, ecc. Per gli studenti delle superiori è possibile utilizzare i video messi a disposizione dalle università nei loro Mooc.

Sicuramente utile Edpuzzle, per la somministrazione di video online, che si pone in sinergia con le classi virtuali (se non sapete da dove iniziare, partite di qui!)

Di tutti gli strumenti elencati possiamo trovare tutorial online che ci guideranno allo loro scoperta passo a passo.

Non mi resta che augurare a tutti buon lavoro!

Dove metto la Tv?A scuola…

Dal 1° gennaio 2020 (da Giugno 2020 per il Piemonte) tutti i canali della TV digitale terrestre abbandoneranno l’attuale standard di codifica (MPEG-2) per passare allo standard utilizzato dai canali HD (MPEG-4).

Questo significa che tutti i televisori che non hanno il supporto dei canali HD dovranno essere sostituiti o, in alternativa, essere affiancati ad un decoder per poter utilizzare il segnale.

Nel 2022 è previsto un ulteriore modifica definitiva della decodifica , verso nuove tecnologie di trasmissione, ossia gli standard HEVC e DVB-T2, che andrà a sostituire l’attuale standard DVB-T. L’attivazione del DVBT-2 per tutte le reti nazionali e locali è prevista nel periodo 21 giugno 2022 – 30 giugno 2022, come indicato nella Gazzetta ufficiale.

Si presenta una situazione analoga a quella del 2008, quando tutte le famiglie si sono trovate ad acquistare nuove TV capaci di avere una qualità video migliore e di garantire una maggiore semplicità di utilizzo (il decoder complica l’uso del dispositivo e la qualità del segnale non è sempre adeguata).

La differenza però è sostanziale: se nel 2008 si cambiava la vecchia TV con segnale PAL, spesso di piccole dimensioni e peso elevato (il buon vecchio CRT), oggi la situazione è radicalmente DIVERSA. Ci ritroveremo a cambiare delle tv recenti, con standard video medio-alti (HD, Full HD, ecc.), con molteplici ingressi (RCA, HDMI, ecc.). Addirittura nel 2022 ci possiamo ritrovare a cambiare delle TV con standard di trasmissione 4k (notevole, eh?).

E che ce ne facciamo di tutti questi schermi LCD o LED? Non hanno più mercato, dato che non si possono utilizzare come TV…allora????

Ecco la proposta: portiamoli a SCUOLA!!!

Lo so che i detrattori del riciclo a scuola penseranno: di nuovo l’idea di riempire la scuola di vecchi bidoni?

Non è così se scegliamo con cura. Abbiamo la possibilità di avere dei buoni monitor LED a costo ZERO, predisposti per gli ingressi HDMI, con casse incorporate e a volte funzionalità da smart TV.

E che utilizzo ne possiamo fare? Spazio alla fantasia ma ecco alcune idee concrete:

  1. Monitor fino a 28″:
    1. Creare delle postazioni GreenLab, aggiungendo al monitor tv un mini pc Android (che come abbiamo già detto hanno costi davvero contenuti – da circa 30 € in su). Pc così potenti e che occupano poco spazio possono essere utilizzati nelle aule per creare postazioni di ricerca, nei laboratori, nelle aule di sostegno, ecc.
  2. Monitor da 32″ in su:
    1. Monitor in classe al posto del videoproiettore
    2. Monitor per estendere lo spazio di lavoro del proprio Device (smartphone o tablet), attraverso un dongle Miracast o un adattatore HDMI/Usb-C
    3. Monitor per le proiezioni e per il lavoro collaborativo, magari corredati da un mini device con Air server per fare il mirroring oppure monitor per le news (a mo’di quadri nei corridoi).
  3. Se è una smart TV: oltre le due funzioni precedenti la smart TV ha la capacità di funzionare in modo autonomo, perché ha già un sistema capace di riprodurre contenuti multimediali (audio e video), navigare su internet (con presa LAN o Wi-Fi), leggere chiavette USB, interfacciarsi con una tastiera ed un mouse wireless: molte funzioni di base che a scuola tornano sempre utili

Ovviamente nella scelta del device bisogna stare molto attenti: non tutte le TV vanno bene (guardare la risoluzione video). Consigliamo inoltre di testarli precedentemente.

Certo è che se venissero portate a scuola ci potremmo ritrovare con diversi monitor a disposizione per gli usi più variegati. In tutto a costo zero e veicolando un’idea di sostenibilità ambientale non indifferente.

Sicuramente da farci un pensierino…

Windows 10: ecco come disattivare veramente gli aggiornamenti

Chi fa il docente sa quanto sono importanti le ICT nella didattica e sa anche che per poter permettere che il ritmo delle lezioni sia adeguato rispetto a quanto progettato occorre che le tecnologie siano SEMPRE funzionanti. Quante volte accade che, appena entrati in classe, si accenda la LIM e che al posto del desktop compaia la fatidica scritta: “Preparazione degli aggiornamenti di Windows in corso. Attendere prego”. Come si fa a fare lezione? Le ICT devono essere il nostro “tappeto digitale” (cfr MIUR-Bando Atelier Creativi). DEVONO funzionare SEMPRE.

Chi ci segue da tempo sa che dalla ricerca Dschola è nato il progetto Manutenzione Zero, per permettere alle nostre tecnologie un funzionamento continuo senza assistenza tecnica (per approfondire vedere il sito www.associazionedschola.it/zero).

Con Windows 10 abbiamo aggiornato il tutorial e la guida, proposto un nuovo software di congelamento (TimeToolWizFreeze) ma con le ultime versioni ci siamo accorti che gli aggiornamenti di Windows 10 erano veramente difficili da bloccare.

Ora Windows propone aggiornamenti schedulati, distribuiti nel tempo che rimangono latenti e anche se i servizi sono disattivati, si avviano ugualmente dopo un certo lasso di tempo.

La soluzione che abbiamo trovato per ovviare a questa difficoltà è quella di utilizzare un software di terze parti, StopUpdates10, che blocca attraverso le chiavi di registro gli aggiornamenti. Ovviamente dallo stesso programma è possibile riattivarli.

Con questa utility siamo riusciti a bloccare gli aggiornamenti per poter “freezare” davvero il pc e garantire un utilizzo continuo senza sorprese.

ATTENZIONE: ricordatevi in fase di installazione dell’utility di togliere la spunta dal “check for new Version”, altrimenti non si aggiornerà Windows ma la nostra utility. 

Il software è reperibile facilmente su internet e ora è alla versione 2.0.50

Buone prove a tutti.

Sito dell’autore: https://greatis.com/stopupdates10/

Dschola a Didacta 2018

Il prossimo 18-20 Ottobre, a Firenze, si terrà la seconda edizione di Didacta Italia, manifestazione di carattere nazionale dedicata al mondo della scuola e dell’educazione, rivolta a dirigenti scolastici, docenti, educatori, formatori, professionisti e imprenditori del settore scuola.

L’Associazione Dschola sarà presente con i suoi formatori a questa fiera, presentando due novità sul Coding: il progetto S4D (Scratch for Disability),che applica il coding nel campo della diversabilità e SAM Labs, un nuovo kit che permette di sviluppare coding, robotica e creatività per la scuola primaria e secondaria di primo grado.

Didacta Italia è inserita dal MIUR fra gli eventi previsti dal piano pluriennale di formazione dei docenti ed è possibile utilizzare la carta del docente per poter visitare la manifestazione e partecipare ai corsi inseriti nel programma scientifico (http://fieradidacta.indire.it/programma-scientifico/).

Ecco il link: http://didacta.montirussodigital.it/calendario.html

Gestire il laboratorio con Windows 10 e il Provisioning

Con il digitale che si diffonde sempre più rapidamente ed i tagli al personale tecnico  la manutenzione ZERO insieme all’infrastruttura di rete è l’aspetto più importante in una scuola per avere laboratori sempre funzionanti ed incentivare i docenti ad utilizzare e sperimentare il digitale.

Le soluzioni proposte fino ad ora come quelle del freeze prevedono l’installazione della pila software sui PC ed il congelamento dello stato del PC che ad ogni riavvio ripristina tutte le eventuali modifiche fatte nel corso dell’utilizzo e cancella i dati, così il PC è sempre pulito e funzionante. Questa è una buona soluzione con qualche svantaggio: per installare gli aggiornamenti o qualche nuovo software è necessario disabilitare il programma di congelamento, riavviare, effettuare modifiche o aggiornamenti e riabilitare il programma di congelamento, una procedura semplice ma che richiede diversi passaggi.

In questo articolo vi proponiamo una soluzione alternativa, il Provisioning, ma solo per sistemi Microsoft che negli ultimi tempi si è attivata proponendo soluzioni gratuite per le scuole, seppur con maggiore ritardo rispetto al principale competitor Google.

I pacchetti di provisioning permettono di definire policy, ovvero dei permessi per l’utilizzo di un PC/tablet con Windows 10 scegliendo nei minimi particolari cosa può fare o cosa non può fare un utente che non sia amministratore su quel PC, attraverso dei semplici passi guidati. Una soluzione di questo tipo rispetto al classico freeze ha diversi vantaggi: permette di installare regolarmente gli aggiornamenti senza particolari interventi, di avere l’antivirus sempre aggiornato e quindi il PC protetto e permette di installare nuovo software semplicemente attraverso l’utilizzo di un account amministratore del PC.

Lo strumento da utilizzare per la personalizzazione si chiama: Windows Assessment and Deployment Kit scaricabile oltre che dal link fornito anche dallo Store ufficiale Microsoft (basta cercare l’app “Windows Configuration Designer”). Tale strumento ci permette di generare un file formato ppkg che contiene le personalizzazioni del sistema operativo ed i permessi che l’utente ha sulla macchina.

Vediamo un breve esempio di caso d’uso reale: supponiamo di dover configurare 20 PC in un laboratorio dove tutti i PC devono avere un nome diverso, devono essere collegati ad una rete wireless di laboratorio ed avere un utente ammistratore ed un utente ospite, quindi dovremmo per 20 volte:

  1. personalizzare il nome del dispositivo;
  2. creare un utente amministratore locale;
  3. collegare i PC alla rete wireless di istituto;
  4. utilizzare ed attivare un utente ospite che al riavvio viene cancellato.

I pacchetti di provisioning permettono quindi di evitare tutte azioni ripetitive che il personale dovrebbe fare macchina per macchina.

Qui di seguito c’è il tutorial per realizzare questo sistema nel vostro laboratorio.

Ringraziamo il prof. Marco De Martino e il tecnico Pietro Alasio per aver sperimentato il sistema e scritto il tutorial.

Link al Tutorial provisioning