Debunking e Fake News

di Daniela Berardino e Ivan Bertotto

In questo momento drammatico ci sembra ancora più importante e necessario essere molto attenti a ciò che leggiamo. Ripubblichiamo per gentile concessione degli autori questo articolo pubblicato per il sito Futurelabs dell’Avogadro

Le bugie sono per natura così feconde, che una ne suole partorir cento.

Sembra una frase di chiunque abbia aperto un social a caso e fatto scorrere la timeline ha sicuramente pensato.

Invece lo ha detto Sir Isaac Newton nel XVIII secolo, a riprova che il problema della attendibilità delle fonti è una cosa vecchia come il mondo.

Problema vecchio ma amplificato in misura estrema dalla facilità con cui è facile reperire, costruire e falsificare le informazioni tramite la connessione globale che ci offre Internet.

In questo articolo facciamo un giro alla ricerca degli strumenti e dei metodi più efficaci per distinguere il vero dal falso e cercare di capire il perchè c’è gente che preferisce credere a una “verità” semplificata piuttosto che analizzare quella vera.

E’ un problema che riguarda tutti, nessuno è immune.

Probabilmente qualcuno leggendo la prima frase ha verificato che è stata scritta da Goldoni e non da Newton, ma molti appena letto “Sir Isaac Newton” ha associato l’autorevolezza del nome con la veridicità della frase e ci è cascato. Niente di male, ma la verosimiglianza è un qualcosa d’intermedio tra verità e bugia. Ed è qui che le fake news prosperano rigogliose.

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La sfida tra le nuvole

di Ivan Bertotto

Pubblichiamo su gentile concessione dell’autore, questo articolo scritto per il sito Futurelabs Avogadro

Dove mettiamo i nostri dati ? 

Dad, Byod e gli strumenti collaborativi ci hanno portato inizialmente a trovare soluzioni per archiviare i nostri dati sul piattaforme sempre disponibili da qualsiasi dispositivo per poi migrare sul cloud non solo il dato ma anche lo strumento che abbiamo utilizzato per crearlo.

Si è quindi passati dalla soluzione del server locale accessibile solo dalla lan a soluzioni cloud che utilizzano protocolli internet per permetterne l’uso.

Si è passati dalla “cartella di rete” e le varie chiavette usb che puntualmente ci facevano perdere tutto perchè finivano in lavatrice a soluzioni di archiviazione come DropBox per poi arrivare a vere e proprie suite di applicativi risiedenti su server remoti che hanno reso quasi inutile l’installazione dei programmi sul pc locale.

Questa vera rivoluzione nell’ approccio all’ uso delle tecnologie informatiche ha portato un sacco di cambiamenti, una marea di vantaggi e anche qualche problema in più.

Questo articolo è un breve viaggio su quattro diverse soluzioni di archiviazione cloud, molto diverse tra di loro, con punti di forza e svantaggi, cercando di essere più obiettivi possibile e magari aiutare qualcuno nella scelta. Si dice che le scelte giuste vengono dall’esperienza, e l’esperienza viene dalle scelte sbagliate: ecco cercherò di mettere a vostra disposizione i miei sbagli per darvi solo il gusto della scelta giusta :-).

Prima scelta : Voglio i miei dati in casa o lascio a qualcuno la gestione ?

Cercando su Wikipedia la definizione di “Cloud Computing” si legge :

Il cloud computing (in italiano nuvola informatica) indica, in informatica, un paradigma di erogazione di servizi offerti su richiesta da un fornitore a un cliente finale attraverso la rete internet (come l’archiviazione, l’elaborazione o la trasmissione dati), a partire da un insieme di risorse preesistenti, configurabili e disponibili in remoto sotto forma di architettura distribuita.

Questo però non esclude assolutamente che il fornitore dei nostri servizi possiamo essere noi stessi!
Possiamo quindi decidere se pagare un abbonamento a un servizio di cloud a una qualche azienda che ci offre i suoi strumenti e il suo spazio oppure se acquistare un dispositivo hardware che fa la stessa cosa ma a casa nostra oppure ancora potremmo utilizzare un normalissimo computer e adibirlo a server in grado di creare e gestire la nostra nuvoletta.

In questo articolo metteremo a confronto 4 soluzioni : due offerte da fornitori terzi (Microsoft e Google), una che utilizza un dispositivo hardware già pronto all’ uso per gestire il cloud computing e per i più coraggiosi anche la soluzione NextCloud che trasforma un nostro pc in un potentissimo server cloud che non ha nulla da invidiare alle soluzioni offerte dai grandi.
Nextcloud è opensource quindi non avremo nessuna spesa per l’acquisto di licenze di ogni tipo.

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