La nuova storia

Di fronte alle solite uscite da “stupidario� che emergono spesso, per distrazione o insipienza o trascuratezza verso le tecniche scolastiche, nei testi dei miei alunni, mi capita di incazzarmi terribilmente, ma anche di ridere a crepapelle e ho scoperto che anche loro, i “teneri virgulti� ne ridono e si divertono quando le si discute insieme.
Mi è venuta allora una idea illuminante e superiore. Ma se non avete visto il film “ogni cosa è illuminataâ€? vi perdete l’arguzia della questione. Correte subito a vederlo, non per apprezzare le mie scempiaggini, ma perché vale il viaggio (anche se la sala cinematografica fosse lontana)!
Dicevo di questa mia idea: tutte le case editrici si affannano a produrre nuovi testi di storia in riga con la riforma, smontano e rimontano i testi vecchi e poi ne sfornano di nuovi uno più bello dell’altro naturalmente. Tutta fatica sprecata: facciamolo scrivere a loro il manuale di storia, sì proprio a quei disgraziati che neanche “guarandanni d’insegnamentoâ€? di Aristogitonea memoria (comprensibile solo agli over 40 che abbiano ai tempi dei tempi ascoltato Alto Gradimento) riescono a piegare alla comprensione dei fatti storici. E in fondo se siamo così, se sono così e preferiscono di gran lunga il reality alla realtà , le colpe non sono certo tutte loro. Dunque perché prendersela, forse se studiassero su libri composti da loro, grazie agli strafalcioni che spontaneamente produrrebbero, restituirebbero la verità  storica. Deve esistere una legge del contrappasso per cui scrivendo uno strafalcione a partire da uno strafalcione, si riproduce una verità . Non so se questo ragionamento ha spessore statistico e scientifico ma tant’pis, tant mieux.
Ho anche già  pronto un paragrafetto di due righe che condensa la prima guerra mondiale da inserire in questo manuale che proporrei di chiamare “La nuova storiaâ€?.
“La causa scatenante del conflitto furono i bancari a causa dei quali l’Australia dichiarò guerra alla Serbia. Alla fine del conflitto l’Italia ottenne Fiume e Ischia.â€?
Con i tempi che corrono credo che nessuno si stupisca a scoprire che i bancari, vil razza…, hanno commesso altri misfatti prima dei bond, delle scalate, ecc. D’altra parte se gli australiani vengono a Torino per le Olimpiadi perché non dovrebbero essere andati in Serbia e infine per fortuna che abbiamo conquistato Ischia, altrimenti in vacanza voi dove potreste andare?
Alla prossima. giors ‘d mà¶ncalé.

Povero de Coubertin

Storia minimale di un insegnante a una manifestazione preolimpica.
Chi mi conosce sa che non sono mai stato uno sportivo (male!) né un tifoso (a parer mio: bene!), potete quindi immaginare con quale libidine ieri ho accompagnato una classe a un incontro di hockey su ghiaccio. Unico punto di interesse è che era un incontro per le paraolimpiadi e quindi fra atleti disabili.

Ne sono uscito rafforzato nella convinzione espressa dal grande Carmelo Bene che definì (citazione a braccio) il tifoso come un potenziale delinquente. In questo caso però ciò che mi ha turbato non sono stati i ragazzini più o meno tifosi, ma l’organizzazione del consenso tifoso!

Da altoparlanti mostruosi (le tecnologie non mancavano) un demente incitava a ogni piè sospinto a urlare e dimenarsi con frasi del tipo “Torino ci sei? Fa sentire che sei calda!â€? (e già  il comitato olimpico ci ha bacchettato come città  gelida nei confronti delle olimpiadi); “Ragazzi urlate forza Italiaâ€? (suona anche di parte ahimé), “un grande caldo applauso per la Repubblica Cecaâ€? (comunque i cechi ce le hanno suonate 4 a 0). Quando poi ha tentato di far fare l’ola (non so neppure cosa sia) non ci è riuscito, evidentemente anche i nostri dementi ragazzetti ne avevano abbastanza.

Per la verità  qualche scalmanato c’era: maestre che avevano pitturato le facce dei bimbi (piccoli, molto piccoli) con il tricolore o organizzato una sorta di balletto, ragazzine delle medie che si erano attrezzate simil ragazze pon pon (molto poche per la verità ).
Intanto qualche professore dall’espressione goduta fotografava i suoi ragazzini urlacchianti, e molti alunni mangiavano beati patatine e schifezze varie acquistate al bar spargendo le cartacce in giro. A ogni minima interruzione di gioco (ad es. il tempo di mettere il dischetto al suo posto per riprendere il gioco) l’altoparlante vomitava una frazione di musica bestiale forse per evitare che nel silenzio a qualcuno si accendesse il cervello.

Dimenticavo che all’entrata ci hanno fatto passare al metal detector vuotando le tasche (ho rimpianto il protagonista del pesce di nome Wanda quando lancia il revolver sopra al marchingegno e lo riacchiappa dall’altra parte!) e sequestrando i tappini delle bottigliette di plastica potenziali armi da lancio. Il tutto condito da grande dispiegamento di forze dell’ordine, organizzatori, volontari e non so cos’altro.

Conclusioni: sensazione di essere in uno stato di polizia e soprattutto in una civiltà  (ma bisognerebbe coniare una parola nuova) di dementi e in una città  in cui si vuole a tutti i costi addestrare all’evento olimpico con relativo business.

Uscito incazzato e mezzo sordo ho scoperto che i miei ragazzini di prima avevano capito una cosa fondamentale: la nostra squadra ha perso perché c’era un numero maggiore di atleti paraplegici mentre nell’altra ce n’erano di più senza gambe e quindi erano meno ingombranti e più veloci! Ho proposto loro di provvedere personalmente a renderli atleti così fortunati e veloci.

E già , io non sapevo come si svolgono queste competizioni e continuo a restare ignorante perché in tanto casino non sono state spese due parole per descrivere e spiegare le azioni del gioco e non penso proprio che le migliaia di studenti presenti ne fossero perfettamente a conoscenza

IDD 2003: e dopo il convegno? (Seconda parte)

IDD 2003: e dopo il convegno? (Seconda parte)
di Giorgio Tartara

La seconda delle riflessioni scaturite da IDD 2003, che è stato anche un momento di incontro e di chiarificazione della situazione nell’impiego delle TIC nella didattica con alunni disabili, trae origine dalla bella sintesi di Rodolfo Marchisio relativamente alle esperienze segnalate da scuole piemontesi su invito del gruppo di ricerca IRRE.
Questo gruppo, costituito dai colleghi: Angela Berutti, Marco Guastavigna, Rodolfo Marchisio, Oscar Perino, Luciano Rosso, che ho coordinato nei mesi precedenti al convegno si è proposto di offrire spunti di discussione sulla base delle esperienze maturate in questi anni attorno al tema indicato.
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