Con la fine di quest’anno scolastico si chiude l’ultimo ciclo di assistenza alle scuole offerta dai centri SAS Dschola. L’assistenza alle scuole è nata insieme a Dschola con il progetto ICT della fondazione CRT. Eravamo nel 2000 e l’idea vincente di quel progetto era proprio il non voler essere un semplice bando per il finanziamento di tecnologie ma quello di realizzare una rete di scuole con funzione di centri di supporto alle altre scuole del territorio. Nascevano così i centri SAS (Servizio, Animazione e Sperimentazione) e il sito Dschola con la preziosa e sapiente regia del CSP. Nel 2004 si fondava l’associazione Dschola che riuniva le prime scuole di supporto (i centri SAS) e si apriva alle altre scuole allargando le prospettive a tutto ciò che è promozione e sviluppo delle nuove tecnologie applicate alla didattica.

In questi anni, tra i vari progetti che Dschola ha portato avanti, l’assistenza alle scuole non è mai sparita del tutto ed è anche stata rilanciata e rifinanziata più volte da Fondazione CRT, Regione Piemonte, USR Piemonte e MIUR.

L’ultimo periodo di assistenza alle scuole, finanziato dal MIUR, ha visto i centri Dschola impegnati nel supporto di circa 200 Classi digitali e Classi 2.0 del Piemonte. L’avventura è nata nel 2007 con una sperimentazione tutta Dschola con i primi netbook JumPC in alcune scuole primarie (rivoli 1°Circolo, Pavone Canavese e Novi Ligure). Tra l’altro quei JumPC, configurati dagli studenti dell’ITI Majorana centro SAS Dschola, sono ancora in funzione oggi e, in 10 anni di utilizzo, non hanno praticamente mai richiesto interventi di manutenzione!!!

Poi sono arrivate tre edizioni di classi 2.0 finanziate dal MIUR che, nelle ultime due edizioni, prevedevano espressamente il supporto dei centri Dschola per le scuole. Tra le attività più richieste l’installazione del filtro internet, il supporto progettuale per la connettività ed il ripristino dei laboratori già presenti. In tutti i casi l’obbiettivo del supporto Dschola aveva un solo scopo: rendere l’esperienza della classe digitale replicabile su tutto il plesso e su tutta la scuola.

Dall’ultima tornata delle classi 2.0 del 2014 ad oggi sembra passata un’eternità: l’utilizzo di tablet personali a scuola sembrava ancora un miraggio e si preferivano i pc convertibili ai tablet perché Windows garantiva una maggiore disponibilità di software.

Oggi il BYOD (porta a scuola il tuo dispositivo) ha superato il concetto di classi 2.0 e non è più oggetto di sperimentazione ma una azione del PNSD. Android è diventato il sistema operativo ideale per poter utilizzare a scuola centinaia di app didattiche che non si trovano per Windows! Che ci piaccia o no il tablet e lo smartphone hanno cambiato il mondo e sono già entrati nelle scuole. Le scuole che hanno seguito le linee guida e si sono dotate di una rete wireless, una connessione adeguata e hanno lavorato con i docenti per adottare le APP insieme ai libri digitali sono già pronte per il BYOD  senza ulteriori investimenti.

L’ultima assistenza, di giugno 2017, è stata però emblematica: sono andato in una scuola dove vogliono, per il prossimo anno, il BYOD per i loro 1000 studenti ma la linea non è adeguata. Tramite CONSIP, hanno stipulato un contratto per una fibra ottica da 20 megabit che gli costa circa 1000 euro al mese!!! Dopo una rapida ricerca abbiamo chiamato un famoso operatore telefonico della Sardegna (ma poteva essere qualsiasi altro operatore) e abbiamo attivato una nuova linea Smart-Fibra da 100Megabit/S a 19.90 euro al mese con banda garantita di ben 44Megabit, nessuna penale di eventuale recesso, fatturazione elettronica e prezzo dopo il primo anno di promozione bloccato a 35 euro al mese! Uauu ora sarà possibile aprire la rete wireless a tutti gli studenti!! Mentre solo con i soldi risparmiati sarà possibile rifare un laboratorio nuovo ogni anno oppure comperare 50 tablet nuovi ogni anno!!  Ora stanno perfino pensando di attivare 2 o 4 linee smart fibra ed aggregarle per arrivare a 400Megabit spendendo una cifra irrisoria. E’ fantastico ecco la scuola 2.0!!! costa poco ed è sostenibile!!!

Trovata la soluzione andiamo negli uffici a dire che si potevano risparmiare ben 11000 all’anno di soldi pubblici e avere una velocità da 5 a 20 volte superiore in grado di reggere il BYOD e… la prima risposta sapete quale è stata? “Ma questi qui sono su CONSIP?”

L’assistenza alle scuole è davvero finita ma c’è ancora moltissimo da fare 😛

 

 

 

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  1. Stefania Giorello

    …vedo solo ora questa interessantissima novità  e…penso proprio che ne approfitterò!!! Sono un’insegnante di lettere ed anch’io sono appassionata di blog…
    …quindi…arrivederci!!!

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  2. Maria Teresa Panunzio

    Buongiorno, sono una ex-insegnante di informatica e matematica.Ho partecipato per due anni come mentor nel Coderdojo di Biella e la mia prossima iniziativa è relativa a Scratch per dodicenni alla biblioteca dei ragazzi di Biella.Vorrei entrare in contatto con voi.Grazie

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  3. maria teresa panunzio

    Buongiorno, sono una ex-insegnante di informatica e matematica.Ho partecipato per due anni come mentor nel Coderdojo di Biella e la mia prossima iniziativa è relativa a Scratch per dodicenni alla biblioteca dei ragazzi di Biella.Vorrei entrare in contatto con voi

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  4. come si puo pensare di dare queste informzioni e mettere le TIC all infanzia quando già i bambini sono bombardati da TIC e media fuori dalla scuola. La scuola dev essere un luogo dove i bambini devo fare esperienze dirette non farli rincretinire usando il computer o il tablet o schermi Gia a 4 anni alcuni portano le lenti figuriamoci se anche a scuola li mettiamo davanti a schermi illuminati. La scuola pubblica distruggerà la spontaneità dei bambini se continua cosi. Avremo dei sapientoni con cervelli pieni d informazione ma vuoti di ciò che sono le cose piu semplici e naturali.

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    • Gentile Luca,
      concordo con la sua posizione quando afferma che “la scuola deve essere il luogo per far fare esperienze dirette”, soprattutto nella scuola dell’infanzia. Infatti, tale grado di scuola richiede proprio che i bambini imparino a utilizzare tutti i campi di esperienza, come citato nelle Indicazioni Nazionali per il Curricolo del 2012. Questo però non esclude che tale esperienze venga fatta ANCHE attraverso le tecnologie. Sottolineo l’ANCHE che non richiede l’ESCLUSIVITA’. Utilizzare solo le ICT all’infanzia sarebbe patetico, oltre che poco funzionale.
      Inoltre mi permetto di fare il punto sulla MODALITA’. Il rapporto 1:1 con il computer non è un modello per la scuola dell’infanzia, dove il gioco ha la priorità. Non è possibile far utilizzare ai bambini dell’infanzia un dispositivo per ognuno. E’ invece possibile utilizzare i dispositivi in gruppo, usare il proiettore, usare il Coding, usare i video (brevi) , usare le immagini, interagire con la tecnologia.
      Il grande compito della scuola oggi è quello di sviluppare competenza digitale, i docenti devono insegnare a utilizzare le ICT con gli aspetti positivi e gli aspetti negativi (si veda il modello di competenza digitale DIGCOMP). Ovviamente ogni età ha una sua struttura cognitiva e i docenti dovrebbero essere formati per capire come le ICT si possono utilizzare in relazione al livello della scuola. A questo proposito si guardi il modello TCPACK: è molto interessante.
      Ultimo appunto: la creatività. Un uso consapevole delle ICT sviluppa creatività. Non si tratta di un uso istruttorio o procedurale ma l’uso creativo (ad esempio il Coding)
      La scuola potrebbe farne a meno e scegliere di non usare le ICT: ma se questi ragazzi non hanno imparano a utilizzare le ICT in modo intelligente a scuola dove altro possono avere occasione di imparare? La scuola dovrebbe essere maestra di vita, anche nelle ICT.
      Che ne pensa?

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      • D’accortissimo con lei, quindi posso sviluppare il coding unplugged all’infanzia come “utilizzo” delle TIC.?

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        • Mi inserisco nella discussione: per me il coding è e può essere solo plugged!
          Unplugged è qualcos’altro e certamente non ha a che fare con le TIC.
          Coding vuol dire programmare qualcosa: un robot, un tablet un pc, anche un giocattolo educativo programmabile o radiocomandato. ma non la carta e i cartoni!
          Quindi se non ho a che fare con qualcosa di programmabile non posso usare la parola coding.

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