NAS Iomega, un server molto potente ma dalle dimensioni molto ridotteDella serie “Le competenze sono nel dispositivo”, oggi parliamo dei NAS (network attached storage) ovvero degli hard disk che si collegano direttamente nella nostra rete locale e che svolgono quasi tutte le funzioni di un server con molto meno ingombro, rumore, costi, manutenzione e consumo.
Di solito sono grandi come un pacchetto dei biscotti e consumano 1/10 o anche 1/20 di un normale server, ma l’aspetto più accattivante è che non richiedono un amministratore di rete per poter funzionare. Spesso, quando ci mettiamo a scuola un server, ci accorgiamo solo troppo tardi che abbinato al server c’è anche un amministratore che, in quanto persona fisica, avrà  bisogno di adeguato vitalizio per farci funzionare e mantenere aggiornato il nostro ingombrante server.
Con i NAS tutti gli aspetti critici di amministrazione, installazione e configurazione sono già  stati risolti e, per quello che ci serve, i questi dischi di rete sono facilmente configurabili con una semplice interfaccia web. Di dischi di rete se ne trovano di tutti i tipi; ma per le scuole vanno bene i NAS della categoria intermedia pensati per sia per l’utilizzo domestico (dotati di ricche funzioni multimediali) che per gli uffici (dotati di grande capacità  di archiviazione).
Se avete seguito le istruzioni per avere laboratori a “manutenzione zero” pubblicate sul sito dell’Associazione Dschola un disco di rete è di nuovo la soluzione migliore per poter salvare e condividere file e stampanti in rete senza oneri di manutenzione o amministrazione mantenendo i computer completamente “freezati”.

Abbiamo analizzato e provato per voi un modello che è stato adottato da molte scuole e anche da noi consigliato durante gli interventi di assistenza tecnica, ma queste considerazioni sono applicabili alla maggior parte di NAS con caratteristiche similari. Parliamo del NAS Iomega Storcenter Ix2 un disco di rete che, con un prezzo base di circa 250 euro con due dischi da 500GB (arriva fino a 4TB), offre una ricca dotazione di funzioni e si lascia installare in pochi minuti. In pratica il disco di rete ci costa già  meno del lavoro di un tecnico che ci installa e configura un server tradizionale. La presenza di due hard disk interni ci consente di sceglere tra la massima capacità  di archiviazione o la funzione RAID 1 che ricopia su ambedue i dschi le stesse informazioni consentendoci di non perdere i file in caso di guasto di uno dei due dischi. (in una scuola i muratori hanno fatto crollare un muro sul nas e, in quel caso, non c’è stato nulla da fare…)

Per l’installazione è sufficiente collegare lo scatolo in rete e, con il browser o con l’utiliy su cd, accedere al sistema per configurare l’indirizzo ip, il nome, il gruppo di lavoro, le cartelle condivise ed, eventualmente, utenti e password. Ma anche se non ve la sentite di configurare questi pochi parametri il sistema è già  pronto per l’uso:basta collegarlo in rete e, in tutti i computer colegati, troverete automaticamente le cartelle documents e backup dentro le risorse di rete. Se la rete della scuola è dotata di connessioni wireless tutti i computer portatili saranno in grado di condividere gli stessi file al pari dei computer collegati via cavo.

Ma vediamo ora i servizi che offre: Principalmente un disco di rete offre cartelle condivise in rete, dove tutti i computer e gli utenti di una scuola possono salvare e condividere file e documenti. La condivisione è multipiattaforma e consente, quindi, lo scambio immediato di file tra computer Apple, Windows e Linux. Le cartelle condivise possono essere accessibili a tutti o abbinate a utenti, la gestione delle condivisioni e degli utenti è molto semplice e si effettua con la solita interfaccia web. Consigliamo comqunque di non abusare di utenti e permessi perchè sono comunque operazioni che richiedono manutenzione nel tempo.

Mediante le porte USB è possibile condividere in rete le stampanti che non sono ancora dotate di connessione di rete o, anche delle webcam. Se viene collegato un ricevitore Bluetooth USB diventa possibile trasferire foto e file direttamente dai telefonini ipod o altri dispositivi portatili (pensate a dopo una gita, in un attimo tutte le foto sono sul disco!).

Ma le funzioni avanzate non si fermano qui: in quasi tutti i server NAS, così come nello iomega, è presente un server di streaming multimediale DLNA/iTunes che consente a tutti i computer della rete ma anche a televisori di ultima generazione e console/decoder/dvd di riprodurre foto, video e musica direttamente dal disco di rete. Per le fotografie lo Iomega ci offre anche una comodissima photogallery basata su Cooliris accessibile via web (fantastico da usare con una LIM – Lavagna Interattiva Multimediale).

Quindi un prodotto che ci fa risparmiare sui costi, sui consumi e sulla manutenzione, che sostituice un server non solo nelle funzioni base ma che ci offre ottime funzioni multimediali (quelle che più servono a scuola).

Infine una considerazione su una cosa che ci perseguita come la “ruota di fantozzi” dagli anni ’90: i “domini” Active Directory o Samba, sistemi che consentono ad un server di autorizzare gli accessi ai computer. Si tratta di un sistema utilizzato e necessario per legge solo in certe aziende e solo nelle segreterie delle scuole; mentre nei laboratori è un modello insostenibile per l’assenza di figure professionali e per l’alto numero di utenti da gestire. I NAS ci consentono di lavorare, oltre che senza server, senza dominio semplicemente condividendo le cartelle in rete ed, eventualmente, abbinandole a un nome utente/password ma senza le complicazioni dei profili utente, delle policy e delle limitazioni inferte agli utenti che non sono amministratori.

Anche la annosa diatriba linux vs windows con i server NAS è superata: la quasi totalità  dei NAS utilizza versioni custom di linux o free bsd anche perchè costano meno e non sono vulnerabili ai virus; ma per l’utente finale non cambia davvero nulla perchè è sempre tutto già  pronto per l’uso.

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  1. Stefania Giorello

    …vedo solo ora questa interessantissima novità  e…penso proprio che ne approfitterò!!! Sono un’insegnante di lettere ed anch’io sono appassionata di blog…
    …quindi…arrivederci!!!

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  2. Maria Teresa Panunzio

    Buongiorno, sono una ex-insegnante di informatica e matematica.Ho partecipato per due anni come mentor nel Coderdojo di Biella e la mia prossima iniziativa è relativa a Scratch per dodicenni alla biblioteca dei ragazzi di Biella.Vorrei entrare in contatto con voi.Grazie

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  3. maria teresa panunzio

    Buongiorno, sono una ex-insegnante di informatica e matematica.Ho partecipato per due anni come mentor nel Coderdojo di Biella e la mia prossima iniziativa è relativa a Scratch per dodicenni alla biblioteca dei ragazzi di Biella.Vorrei entrare in contatto con voi

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  4. come si puo pensare di dare queste informzioni e mettere le TIC all infanzia quando già i bambini sono bombardati da TIC e media fuori dalla scuola. La scuola dev essere un luogo dove i bambini devo fare esperienze dirette non farli rincretinire usando il computer o il tablet o schermi Gia a 4 anni alcuni portano le lenti figuriamoci se anche a scuola li mettiamo davanti a schermi illuminati. La scuola pubblica distruggerà la spontaneità dei bambini se continua cosi. Avremo dei sapientoni con cervelli pieni d informazione ma vuoti di ciò che sono le cose piu semplici e naturali.

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    • Gentile Luca,
      concordo con la sua posizione quando afferma che “la scuola deve essere il luogo per far fare esperienze dirette”, soprattutto nella scuola dell’infanzia. Infatti, tale grado di scuola richiede proprio che i bambini imparino a utilizzare tutti i campi di esperienza, come citato nelle Indicazioni Nazionali per il Curricolo del 2012. Questo però non esclude che tale esperienze venga fatta ANCHE attraverso le tecnologie. Sottolineo l’ANCHE che non richiede l’ESCLUSIVITA’. Utilizzare solo le ICT all’infanzia sarebbe patetico, oltre che poco funzionale.
      Inoltre mi permetto di fare il punto sulla MODALITA’. Il rapporto 1:1 con il computer non è un modello per la scuola dell’infanzia, dove il gioco ha la priorità. Non è possibile far utilizzare ai bambini dell’infanzia un dispositivo per ognuno. E’ invece possibile utilizzare i dispositivi in gruppo, usare il proiettore, usare il Coding, usare i video (brevi) , usare le immagini, interagire con la tecnologia.
      Il grande compito della scuola oggi è quello di sviluppare competenza digitale, i docenti devono insegnare a utilizzare le ICT con gli aspetti positivi e gli aspetti negativi (si veda il modello di competenza digitale DIGCOMP). Ovviamente ogni età ha una sua struttura cognitiva e i docenti dovrebbero essere formati per capire come le ICT si possono utilizzare in relazione al livello della scuola. A questo proposito si guardi il modello TCPACK: è molto interessante.
      Ultimo appunto: la creatività. Un uso consapevole delle ICT sviluppa creatività. Non si tratta di un uso istruttorio o procedurale ma l’uso creativo (ad esempio il Coding)
      La scuola potrebbe farne a meno e scegliere di non usare le ICT: ma se questi ragazzi non hanno imparano a utilizzare le ICT in modo intelligente a scuola dove altro possono avere occasione di imparare? La scuola dovrebbe essere maestra di vita, anche nelle ICT.
      Che ne pensa?

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      • D’accortissimo con lei, quindi posso sviluppare il coding unplugged all’infanzia come “utilizzo” delle TIC.?

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        • Mi inserisco nella discussione: per me il coding è e può essere solo plugged!
          Unplugged è qualcos’altro e certamente non ha a che fare con le TIC.
          Coding vuol dire programmare qualcosa: un robot, un tablet un pc, anche un giocattolo educativo programmabile o radiocomandato. ma non la carta e i cartoni!
          Quindi se non ho a che fare con qualcosa di programmabile non posso usare la parola coding.

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